La Voce di Rovigo “bubbone” del Polesine

luglio 1, 2017

I responsabili e scrivani de La Voce di Rovigo, “bubbone” pestifero” del Polesine in data 29 giugno 2017, denunciati alle autorità competenti per discriminazione politica a mezzo stampa e istigazione all’odio razziale in Società Cooperativa Editoriale, contribuita dallo Stato.

LA VOCE – DEL MATTINO
Ma, forse, i decani Pier Francesco Bellini direttore e Roberto Rizzo, coordinatore editoriale, per risollevare la crisi delle vendite, stanno semplicemente facendo una lezione di storia del giornalismo che li riporta ai sogni della gioventù balilla e vogliono cambiare nome al quotidiano per ripristinare “La Voce del Mattino”, giornale ufficioso del fascismo stampato a Rovigo a partire dal 1926.

ESTREMI DI REATO
«A seguito di quanto esposto si denuncia il Direttore responsabile de “La Voce di Rovigo”, Pier Francesco Bellini, per violazione della “Carta di Roma”, confluita nel T.U. doveri del giornalista del 2016, e per diffusione a mezzo stampa di sentimenti di ostilità e criminalizzazione nei riguardi degli immigrati. Si denunciano per discriminazione etnica a mezzo stampa tutti i soci della Società Cooperativa “Editoriale La Voce”, che gestisce ed edita il quotidiano “la Voce di Rovigo”, che potrebbe configurarsi come una vera e propria associazione costituitasi per la diffusione e l’incitamento all’odio razziale prefigurati nell’ideologia nazifascista: il Direttore Pier Francesco Bellini, il Coordinatore editoriale Roberto Rizzo, il Direttore generale Samuele Bertuccio, coi giornalisti Alberto Garbellini, Giulio Roncon, Ketty Areddia, Simone Bonafin, Marco Randolo e quanti altri obbedienti scrivani in ordinario e quotidiano razzismo giornalistico prestino lì servizio».

Il Polesine infettato dalla peste bubbonica, razzista – xenofoba – nazifascista, a mezzo stampa. Non si registrano alcune reazioni o atti di rivolta, verso questa vera e propria infamia giornalistica. Nessun “bubbone” rivolto ai giornalisti naziskin né esecrabili “civette” bruciate né manifestazioni per la libertà di stampa davanti a “La voce” di piazza Garibaldi né azioni di boicottaggio per un quotidiano razzista che continua a intossicare ed avvelenare la popolazione, da anni ed anni ormai e purtroppo, finanziato coi soldi dei contribuenti…

LA DISCRIMINAZIONE PER LEGGE
La Costituzione italiana condanna ogni forma di razzismo, e all’articolo 3 recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. E per cittadini si intendono anche quelli stranieri che si trovano nel nostro Paese.
Infatti, in base all’art. 2 del T.U. n. 286 del 1998, ai cittadini extra Unione Europea “comunque presenti sul territorio”, lo Stato deve garantire il rispetto dei diritti inviolabili dell’uomo, che rientrano nella categoria dei diritti civili. Del decreto legislativo 286/1998 (Testo Unico sull’immigrazione), va sottolineato l’art.43 comma 1 che definisce il concetto di discriminazione individuandola in “ogni comportamento che, direttamente o indirettamente, comporti una distinzione, esclusione, restrizione o preferenza basata sulla razza, il colore, l’ascendenza o l’origine nazionale o etnica, le convinzioni e le pratiche religiose, e che abbia lo scopo o l’effetto di distruggere o di compromettere il riconoscimento, il godimento o l’esercizio, in condizioni di parità, dei diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale e culturale e in ogni altro settore della vita pubblica”.
L’uguaglianza tra le persone è alla base di ogni società democratica la quale deve, quindi, provvedere attraverso le proprie istituzioni a prevenire e tutelare l’intera collettività da atti o comportamenti discriminatori. Espressione di questa esigenza sono le innumerevoli leggi a livello nazionale, comunitario e internazionale, che nel corso degli anni hanno gettato le basi per contrastare sempre più il razzismo (L. 654/1975, pionieristica legge della Convenzione ONU per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale; D. Lgs. 215/2003 e D. Lgs. 216/2003 attuativi di direttive comunitarie; L. 85/2006».

bacchetta

SUPPLEMENTO STAMPA
> La voce di Rovigo razzista coi soldi dello Stato 
Il quotidiano più razzista di Rovigo è finanziato – ohibò, coi soldi dei contribuenti. La voce è una cooperativa ed accede perciò ai contributi dello Stato Italiano che più che contributi sembrano finanziare completamente il progetto: anno 2012, 668.000 euro di contributi; anno 2013, 492.000 euro; anno 2014, 568.000 euro, anno 2015 – ultimo dato pervenuto, 684.000 euro. A cui si aggiunga il ricavato delle vendite del giornale.

 La denuncia in Procura 

Alla Procura della Repubblica di Rovigo,
e per competenza: all’Ordine dei Giornalisti del Veneto,
                          a UNAR, Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali

OGGETTO: diffusione di sentimenti di ostilità e discriminazione nei riguardi degli immigrati, violazione della “Carta di Roma” a tutela dell’informazione sui migranti (confluita nel T.U. doveri del giornalista del 2016), “crimini d’odio”, per incitamento all’odio razziale in Società Cooperativa Editoriale, tramite articoli su La Voce di Rovigo in data 29 giugno 2017.

Egregio Procuratore della Repubblica,
sulla prima pagina de “La Voce di Rovigo” di giovedì 29 giugno 2017, trova risalto a tutta pagina il titolo «Profughi, il “bubbone” estivo», con rimando a pag.4 dove è pubblicato un altro articolo dal titolo, sempre a tutta pagina, «Profughi, scoppia il bubbone estivo». Profughi=bubbone della peste è l’evidente significato dei titoli che istigano alla discriminazione, alla segregazione ed all’odio razziale. Perché non ci sono altri significati che possano essere fraintesi nell’uso di *bubbone.
*Bubbone. Sostantivo maschile. 1 Rigonfiamento patologico delle ghiandole linfatiche. Le patologie che portano un bubbone a manifestarsi possono essere molteplici, come leishmaniosi, tumori o alcune malattie veneree, sebbene la patologia più famosa sia, per antonomasia, la peste bubbonica. Da cui deriva il significato 2 figurativo: grave danno o pericolo sociale (con significato affine a piaga): “la mafia è un bubbone che va estirpato”.
*Profugo:  sostantivo maschile e agg. [dal lat. profŭgus, der. di profugĕre «cercare scampo», comp. di pro e fugĕre «fuggire»] (pl. m. -ghi). – Persona costretta ad abbandonare la sua terra, il suo paese, la sua patria in seguito a eventi bellici, a persecuzioni politiche o razziali, oppure a cataclismi come eruzioni vulcaniche, terremoti, alluvioni, ecc.

ANALISI DEL TESTO
«Profughi, il “bubbone” estivo», con sottotitolo (occhiello): «Il caso – Sbarchi a migliaia, anche il Polesine dovrà fare la sua parte. Presto 40 nuovi arrivi». Il termine “bubbone”, nell’uso comune è inequivocabile,  è riferito a peste bubbonica. Nell’articolo il termine “bubbone” non viene più ripreso ed il riferimento a codesto sostantivo non viene più menzionato ma il suo uso può essere riferito al fatto che gli sbarchi dei “profughi” in estate aumentano: «Ma il problema come tutte le estati da qualche anno a questa parte, è dietro l’angolo». L’articolo chiude con riferimento a pag.4 e 33.
Nulla da segnalare a pag.33, dove  viene riportata una notizia di cronaca nazionale sui numerosi sbarchi di profughi degli ultimi due giorni ed il Governo che sarebbe pronto a bloccare i porti: la notizia dell’aumento degli sbarchi viene commentata dal Commissario europeo all’Immigrazione, dai diversi partiti italiani ed anche dal Presidente della Repubblica.
A pag.4, c’è il rimando con l’uso del termine “bubbone” riferito ai profughi.
Titolo «Profughi, scoppia il bubbone estivo». Occhiello: «Migranti – Dopo gli ultimi sbarchi, attesi in 40 in Polesine. Il prefetto: “Li gestiamo col turnover”». Sommario: «Cinquecento in tutto il Veneto. Ma i sindaci hanno appena dichiarato: “Non nel mio cortile”». L’articolo, non firmato ed illustrato da una fotografia di profughi ospiti in un B&B cittadino, descrive l’ondata di sbarchi ed il nuovo arrivo di richiedenti asilo a Rovigo, che sarebbero 40 in tutto e le dichiarazioni del Prefetto: «Nessuna situazione di affanno, assicura il prefetto Caterino, che quotidianamente si interfaccia con i suoi responsabili per monitorare la situazione”.
Subito dopo l’articolista commenta: «Me se la situazione continuasse così, potrebbe scoppiare il bubbone estivo. Infatti due giorni fa sulle coste siciliane sono arrivati circa 5mila migranti…». Questa frase, dove compare il termine “bubbone” che viene riportato nel titolo ed in quello di prima pagina, è una mera considerazione del cronista. L’articolo poi descrive la nuova ondata di migranti ed i numeri di quelli che dovrebbero arrivare in Veneto, a Padova, soprattutto, ed a Rovigo. A Rovigo dove alcuni sindaci sono restii ad accogliere nuovi profughi e la polemica aperta dal vescovo Pavanello che aveva invitato i sindaci all’accoglienza. Quindi un anonimo articolista descrive i profughi come “bubbone estivo” e la frase viene riportata nel titolo ed in quello di prima pagina.

1 – INCITAMENTO ALL’ODIO RAZZIALE A MEZZO STAMPA
Negli articoli sopra riportati si configura una vera e propria discriminazione politica e incitamento all’odio razziale verso i profughi (definiti “il bubbone estivo”) a mezzo stampa che non è nuovo, anzi è consueto a questo quotidiano di Rovigo. Si pensi che il Consiglio d’Europa in una esortazione all’Italia, del 28 luglio 2016 sollecita: «basta chiamarli ‘nomadi’, i rom vanno tutelati dalle discriminazioni». Se “nomadi” è considerato discriminatorio per i Rom, si pensi al termine “bubbone” per i profughi. In tema giornalistico gli articoli riportati, che diffondono sentimenti di ostilità e discriminazione, violano anche la “Carta di Roma” protocollo deontologico a tutela di immigrati, profughi, rifugiati, Rom/Sinti.

PROFUGHI
Tra l’altro anche il termine “profughi” è volutamente sbagliato, si tratta di “richiedenti asilo” secondo il “glossario” della “Carta di Roma” confluita nel T.U. doveri del giornalista del 2016.

2 – IDEOLOGIA NAZIFASCISTA
Alla Procura di Rovigo si chiede, al punto 2, di aprire un’inchiesta sulla “Società Cooperativa La Voce di Rovigo”, che gestisce il quotidiano, per violazione della Legge Mancino in quanto la denuncia con i titoli sopra riportati, è solo l’ultima delle numerose segnalazioni per incitamento alla discriminazione etnica ed all’odio razziale fatte negli ultimi anni. La legge 25 giugno 1993, n. 205, Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa, è una norma della Repubblica Italiana che sanziona e condanna gesti, azioni e slogan legati all’ideologia nazifascista, e aventi per scopo l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali. E, quindi, in questo caso, non è più solo il Direttore, responsabile degli articoli discriminatori del giornale, ma tutti i soci della Cooperativa se sono consociati in una vera e propria associazione che ha finalità l’incitazione all’odio razziale, dicasi “crimini di odio”.

Discriminazione razziale
– L’art. 3 della Costituzione spiega che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge senza nominare carte d’identità, libretti della pensione o passaporti. Art.3. «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».
– Legge n.654 (Legge Reale) del 1975. Ratifica ed esecuzione della convenzione internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, aperta alla firma a New York il 7 marzo 1966. Art.3. a). Chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale. b) chi incita in qualsiasi modo alla discriminazione, o incita a commettere o commette atti di violenza o di provocazione alla violenza, nei confronti di persone perché appartenenti ad un gruppo nazionale, etnico o razziale.
– Decreto legge n.122 del 1993, modifica la Legge Reale del 1975. Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa.
Art.1. Discriminazione, odio e violenza per motivi razziali.
– Legge n.205 del 1993 (Legge Mancino), Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa.
– Testo Unico sull’immigrazione n.286/98. Gli Art. 43 e 44 del Testo Unico n.286/98 “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero” pongono le basi per la tutela antidiscriminatoria in Italia.
– Legge n.85 del 2006, Modifiche al codice penale in materia di reati di opinione. Art.13. Chi incita in qualsiasi modo alla discriminazione, o incita a commettere o commette atti di violenza o di provocazione alla violenza, nei confronti di persone perché appartenenti ad un gruppo nazionale, etnico o razziale. (Modifica anche la Legge Reale del 1975).

ESTREMI DI REATO
A seguito di quanto esposto si denuncia il Direttore responsabile de “La Voce di Rovigo”, Pier Francesco Bellini, per violazione della “Carta di Roma”, confluita nel T.U. doveri del giornalista del 2016, e per diffusione a mezzo stampa di sentimenti di ostilità e criminalizzazione nei riguardi degli immigrati. Si denunciano per discriminazione etnica a mezzo stampa tutti i soci della Società Cooperativa “Editoriale La Voce”, che gestisce ed edita il quotidiano “la Voce di Rovigo”, che potrebbe configurarsi come una vera e propria associazione costituitasi per la diffusione e l’incitamento all’odio razziale prefigurati nell’ideologia nazifascista: il Direttore Pier Francesco Bellini, il Coordinatore editoriale Roberto Rizzo, il Direttore generale Samuele Bertuccio, coi giornalisti Alberto Garbellini, Giulio Roncon, Ketty Areddia, Simone Bonafin, Marco Randolo e quanti altri obbedienti scrivani in ordinario e quotidiano razzismo giornalistico prestino lì servizio.

Rovigo, 1 luglio 2017,
in fede,
Roberto Costa, direttore di Biancoenero,
periodico polesano di immigrati e minoranze – 1993

ALLEGATI
Prima pagina de “La Voce di Rovigo” del 29 giugno 2017;
Pagina 4 de “La Voce di Rovigo” del 29 giugno 2017.

piccola pulsante

 

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Rapporto stampa
Peggiora ancora la libertà di stampa in Italia
Nella classifica di Reporters senza frontiere l’Italia perde altri quattro posti
25 aprile 2016
. Libertà di stampa 2016, Italia scende al 77esimo posto. Secondo la classifica di Reporters sans frontières le cause sono da ricondurre al “Livello di violenza allarmante e ingerenze del Vaticano”. L’Italia si classifica al 77° posto, fra Moldova 76° e Benin 78°, nella classifica di Reporters sans frontières (Rsf), che registra il termometro della libertà di stampa nel mondo. L’Italia perde quattro posizioni rispetto allo scorso anno e scende sotto paesi come il Botswana (che ci sorpassa nettamente al 42° posto) perché, secondo la relazione dell’agenzia francese, «tra i 30 e i 50 cronisti si trovano sotto protezione di polizia» e Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi «rischiano otto anni di carcere per libri che rivelano i malaffari della Santa Sede». La classifica – Italia 77° su 180. E davanti all’Italia ci sono paesi che difficilmente si possono definire campioni di democrazia. Ad esempio Tonga 37°, al 42° posto c’è il Burkina Faso, un paese dove negli ultimi mesi si sono succeduti colpi di stato, attacchi di al Qaida, al 58° posto c’è El Salvador, il paese con il più alto tasso annuale di omicidi al mondo. Al 76° posto è considerata poco più libera dell’Italia la Moldova, considerato uno dei paesi più corrotti d’Europa. In Europa l’Italia è seguita solo Cipro – 81°, Grecia – 89° e Bulgaria – 113°. Il primo fra i 180 Paesi censiti è la Finlandia, ultimo l’Eritrea.reporters-senza-frontiere-2016-italia
L’Italia sprofonda ancora nella classifica per la “Libertà di stampa” secondo l’ultimo rapporto annuale di Reporters sans frontières. E non c’entrano gli idraulici con le chiavi inglesi, c’entrano proprio i giornalisti del tubo.

Italia “parzialmente libera” per la libertà di stampa
Nella classifica Freedom House 2016 Italia ancora “parzialmente libera”
Su queste pagine si è talvolta scritto che i giornalisti italiani sono parzialmente liberi per la libertà di stampa, come le prostitute, parzialmente libere di scegliersi il cliente. Infatti, secondo l’ultimo rapporto di Freedom House, organizzazione non governativa statunitense che valuta il grado di libertà democratiche in 197 Paesi del Pianeta, anche per l’anno 2016 l’Italia è “parzialmente libera” per la libertà di stampa. A questa umiliante restrizione deontologica (monitorata anno dopo anno) va aggiunta una “vera libertà professionale”, quella di discriminazione a mezzo stampa, di mancata rettifica, di violazione delle norme fondamentali, perpetrata proprio dai tenutari dell’Ordine. l’Italia è classificata “parzialmente libera” al 77° posto della classifica mondiale (subito prima di Benin -78°, e Guinea-Bissau – 79°, ben dopo la Tanzania – 71°, ed il Senegal – 65°). La classifica viene stilata su 197 Paesi del pianeta e va da 0-10 (i più liberi) al massimo di 100 (i meno liberi). L’Italia è l’unico Paese dell’Unione Europea parzialmente libero, insieme alla Grecia, dove l’emittente pubblica è stata spenta: fra i Paesi dell’Europa occidentale solo l’Albania – 82° e la Grecia – 89° sono posizionati peggio. E si sta parlando di una delle garanzie di ogni Stato di diritto, sancita dall’articolo 21 della nostra Costituzione: la libertà di stampa.la-stampa-serve-non-serva

 

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