Farsa deontologica giornalistica/bis a Rovigo

giugno 21, 2017

Il 20 di giugno, nella giornata mondiale del Rifugiato, l’Assostampa Polesana organizza un corso di aggiornamento professionale sulla “Carta di Roma”, che si configura come discriminazione politica e colonialismo culturale. Roba da 6 crediti deontologia? 

La partitocrazia economica che gestisce i giornali incipit
Per uscire in edicola i giornali, fra giornalisti e tipografia e distribuzione sul territorio, costano un sacco di soldi e quindi la loro produzione passa attraverso i potentati economici o partitici (finanziati coi soldi dello Stato), che hanno le cifre consistenti a investire nell’operazione. Il giornale diventa quindi un investimento economico che deve produrre guadagno o consenso politico. Salvo le rarissime cooperative sociali, tutti i giornali sono di lobby economiche o partitocratici: di proprietà dei potentati economici o di partito. I giornalisti, quindi, non fanno parte di una associazione etica o per i Diritti umani, ma sono dipendenti ed al soldo di una lobby economica o partitica a cui devono rispondere e di cui fare gli interessi.

LA “CARTA DI ROMA” A ROVIGO
Rovigo, 20 giugno, ore 9-13. In sala biblioteca del Seminario Vescovile, via G. Pascoli 51, si tiene il corso di aggiornamento professionale, per i giornalisti: “La sfida dell’informazione di fronte a pregiudizi e stereotipi. La carta di Roma”. L’incontro è organizzato dal Sindacato giornalisti del Veneto (sezione Assostampa di Rovigo) in collaborazione con la Caritas locale e quindi aperto, oltre che ai giornalisti, anche agli operatori o interessati nel settore dell’immigrazione. Relatori: Enrico Ferri (giornalista di Padova), Abdelaziem Adam Koko (operatore legale del Centro Astalli di Vicenza, originario del Sudan), Maurizio Trabuio (presidente della Cooperativa Città So.La.Re. di Padova, che gestisce servizi per i richiedenti asilo) e Maria Serena Alborghetti (esperta dell’Africa, di Venezia).
I relatori, tutti stranieri, al corso sull’informazione ed i migranti a Rovigo, provincia del Burkina Faso. Da sinistra, Maria Alborghetti, Maurizio Trabuio, Enrico Ferri, Abdelaziem Koko.

DISCRIMINAZIONE POLITICA: SEI PUNTI DEONTOLOGIA
Sala piena ad aria condizionata, oltre cento persone fra giornalisti, operatori delle cooperative di servizi dei richiedenti asilo di Rovigo ed anche diversi rifugiati. C’è da spiegare che un corso di aggiornamento professionale proprio a Rovigo, per i giornalisti locali costretti a spostarsi in altre città per l’adempimento professionale, è un evento ed in più garantisce per 4 ore ben 6 crediti (deontologia) invece che quattro.
Dopo i saluti e l’introduzione a bocca piena e gran gagà degli organizzatori, Nicola Chiarini e Maurizio Romanato per l’Associazione Polesana della Stampa (l’uno, secondo Matteo Masin, addetto stampa di Graziano Azzalin, Consigliere regionale Pd, l’altro giornalista sportivo de Il gazzettino), don Piero Mandruzzato per la Caritas e Dario Fortin, di Informatore sociale, dal pubblico si (e)leva Roberto Costa che chiede educatamente di formulare una domanda ed a concessione ottenuta dice: «Sono direttore di Biancoenero, periodico polesano di immigrati e minoranze reg. al Tribunale di Rovigo nel 1993, sono stato anche direttore di Romano Lil rivista dell’Opera Nomadi – Ente morale nazionale, e sono uno dei pochi pionieri del giornalismo sociale (unico a Rovigo) sugli immigrati e minoranze da cui è scaturita la Carta di Roma – con declinazione sui Rom del 2007-11, che presta proprio attenzione sull’in-formazione corretta su immigrati, richiedenti asilo, rifugiati e Rom/Sinti. Nonostante la mia disponibilità sono stato categoricamente escluso dal presenziare, anche in forma minore a questa iniziativa, una esclusione che configuro come vera e propria discriminazione politica. Sei punti di deontologia per un corso basato sulla discriminazione politica? Al punto due, osservo che fra i relatori non c’è nessuno di Rovigo pur se nella nostra città operano diverse cooperative sociali e di volontariato a prestare servizio sugli immigrati e richiedenti asilo, ci sono anche associazioni che promuovono progetti di sviluppo in Africa e prestano tutela anche sui Diritti. Domanda due, sempre retorica – si intende, cos’è un corso di colonizzazione culturale?».
E qui c’è da registrare un brusìo dal pubblico che proviene da alcuni colleghi giornalisti, sempre pronti a dimostrarsi proni e dalla parte dei potentati dell’Ordine, a rimembranza di Minculpop.Maurizio Romanato dipendente Caltagirone e Nicola Chiarini dipendente Pd, dell’associazione polesana della stampa. Perché la stampa “serve” non “serva” delle lobby economiche-partitiche!

GARABOMBO L’INVISIBILE
A queste due semplici domande segue un gelo condizionato che investe tutta la sala ed i relatori stessi. Roberto Costa, come Garabombo, quando parla e agita Diritti umani, diventa invisibile.

IL CORSO: COME NIENTE FOSSE
Con una sorta di rimozione collettiva il corso continua, secondo programma, come se niente fosse successo. Nessuno dei quattro relatori tenterà in alcun modo di difendersi dall’accusa di discriminazione politica e da quella di colonizzazione in terra straniera.
Inizia Abdelaziem Adam Koko, rifugiato originario del Sudan, operatore legale del Centro Astalli di Vicenza, a raccontare la storia della sua vita. Dal Sudan, «sono nato sotto le bombe e sopra le mine», alla Jugoslavia dove si laurea in giornalismo all’università di Belgrado, ed il ritorno in patria nel 1990 quando viene incarcerato come oppositore del “regime”, riesce a scappare e ritorna in Europa, a Roma. Qui entra in contatto con il Centro Astalli – servizio dei Gesuiti per i rifugiati in Italia – e trova ospitalità ed anche professione: «Oggi sono consulente legale al centro Astalli di Vicenza, sono italiano, sposato e ho tre figli».
Dopo di lui interviene il giornalista Enrico Ferri, che da sei mesi, ormai pensionando, ha scoperto e si è impegnato nell’associazione Carta di Roma, fondata dall’ordine dei Giornalisti nel 2011, ed espone alcuni fondamenti per una corretta informazione sui migranti proprio a Rovigo che ha i quotidiani fra i più razzisti d’Italia.
La relazione sull’accoglienza e la gestione dei richiedenti asilo, in tutte le varie sfumature dall’alloggio alla preparazione culturale all’assistenza anche psicologica, viene affrontata da Maurizio Trabuio, presidente della Cooperativa Città So.La.Re. Il Trabuio relaziona a tutto campo sul “sistema” di accoglienza e cita come suo maestro Carlo Zagato presidente della cooperativa Porto Alegre di Rovigo, presente in sala, e nessun giornalista curioso chiede perché non sia stato invitato il Zagato medesimo a fare il focus sulle strutture di accoglienza proprio della città di Rovigo. Magari, visto che c’era, il “maestro” d’accoglienza Zagato avrebbe potuto spiegare come mai giovedì 25 agosto dell’anno scorso sono stati trovati 13 profughi (gestiti dalla Coop .Porto Alegre) alloggiati da un mese e mezzo in un bar della città non ancora riconvertito in appartamento: 13 persone in un mini appartamento, neanche a regola, con affitto mensile da 3600 euro. 

La prima parte del corso si chiude dopo le 11 con Maria Serena Alborghetti, che si definisce amante dell’Africa e dei deserti, con un intervento che cerca di spiegare quello che sta succedendo in diversi Paesi dell’Africa.
Da rovigooggi.it. Pubblico multicolore in sala a imparare subito che l’integrazione passa anche attraverso l’omologazione, la discriminazione delle competenze e la colonizzazione dei saperi.

“LA VOCE” AL GRUPPO DI LAVORO “CARTA DI ROMA”
Dopo la pausa a base di pasticcini bevande e caffè, la seconda parte della mattinata prosegue con quattro gruppi di lavoro condotti dai relatori sulle loro pertinenze. Lo scrivente qui digitalizzante, partecipa al gruppo di Enrico Ferri che, in effetti, in forma meno ufficiale è anche abbastanza arrembante e convincente. Le 24 persone aderenti, tutte motivate meno tre, sono invitate, a rotazione, a presentarsi ed a formulare una domanda sulla questione deontologica “migranti”. La barzelletta giornalistica si contempla quando la parola passa al trio de “La voce” di Rovigo, il quotidiano più razzista e xenofobo della città che, invece del senso di colpa, produce quello di prevaricazione. Giulio Roncon si presenta con faccia da tonto giovanile «?», lo segue a ruota Simone Bonafin che con fare altezzoso e prepotente spiega «non so cosa scrivere», conclude la parata Alberto Garbellini, non pervenuto, con la piega amara della bocca che esprime il suo pensiero. Il conduttore Ferri spiega che il giornalista, quando segue personaggi come Salvini della Lega Nord che incitano alla violenza, non si deve limitare a virgolettare le frasi del politico ma deve spiegare ai lettori che ci sono precise leggi dello Stato Italiano che vietano e perseguitano l’incitamento all’odio ed alla discriminazione razziale.

IL CONVEGNO SI CHIUDE IN PLENARIA
L’attività dei quattro gruppi di lavoro dura circa un’ora e viene riportata, con un rapido sunto, verso le 13, in una assemblea plenaria ormai diradata dalle fughe legali iniziate alle ore 12,45.

 I PRECEDENTI
> L’Assostampa polesana segnalata all’ordine

E’ come se Rovigo fosse stata espulsa dall’Ordine dei Giornalisti del Veneto e diventata zona franca di abusi e violazioni deontologiche di tutti i tipi. Oppure è una semplice rappresentazione in sedicesimo di come si è ridotta la categoria dei giornalisti.

Tre crediti descanta-baucchi
Si fa presente che questo articolo è stato scritto in osservanza dell’art.1 del Testo Unico doveri del giornalista: «È diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà d’informazione e di critica… ed è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti». La lettura di questa  notizia di pubblico interesse» (all’art.2), dovrebbe valere tre crediti descanta-baucchi alla sezione giornalisti, non ancora piegati alla servitù ed ai privilegi di “casta”, che abbiano spirito di curiosità e di verifica di notizia, perché la deontologia non è, non dovrebbe essere, un optional!

Supplemento storico-fotografico per un archivio della vergogna deontologica
GIORNALISTI PAPPA-E-CICCIA DI ROVIGO
La dipendenza dai partiti dei giornalisti di Rovigo è resa in bella evidenza in questa fotografia con dedica, pubblicata su Il gazzettino di Rovigo ai primi dell’anno 2012, quando ancora i giornalisti si mettevano in bella posa e senza pudore, anzi era un vanto esclusivo!, a leccare il culo dei potentati politici. “In-tortati” deriva da mangiare la torta del potente di turno!
Quattordici giornalisti, ed un fotografo, dei tre quotidiani di Rovigo, ad una cena con un Consigliere Regionale da 10.720 euro al mese a di-mostrare l’indipendenza (sic!) della stampa dai partiti e dalla “casta”. Ecco, in ordine sparso, i nomi di alcuni degli acquartierati alle vivande: Max Sandri (fotografo), Nicola Chiarini, Tommaso Moretto, Alberto Garbellini, Franco Pavan, Marco Randolo, Luca Gigli, Francesco Campi.
Se Alberto Garbellini e Franco Pavan, tanto per fare un esempio, mangiano e bevono a sbafo a spese del Consigliere regionale Azzalin, scriveranno poi male dello stesso Consigliere visto che vale il detto deontologico “non si sputa sul piatto dove si mangia?”

bacchetta

 

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Peggiora ancora la libertà di stampa in Italia
Nella classifica di Reporters senza frontiere l’Italia perde altri quattro posti
25 aprile 2016
. Libertà di stampa 2016, Italia scende al 77esimo posto. Secondo la classifica di Reporters sans frontières le cause sono da ricondurre al “Livello di violenza allarmante e ingerenze del Vaticano”. L’Italia si classifica al 77° posto, fra Moldova 76° e Benin 78°, nella classifica di Reporters sans frontières (Rsf), che registra il termometro della libertà di stampa nel mondo. L’Italia perde quattro posizioni rispetto allo scorso anno e scende sotto paesi come il Botswana (che ci sorpassa nettamente al 42° posto) perché, secondo la relazione dell’agenzia francese, «tra i 30 e i 50 cronisti si trovano sotto protezione di polizia» e Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi «rischiano otto anni di carcere per libri che rivelano i malaffari della Santa Sede». La classifica – Italia 77° su 180. E davanti all’Italia ci sono paesi che difficilmente si possono definire campioni di democrazia. Ad esempio Tonga 37°, al 42° posto c’è il Burkina Faso, un paese dove negli ultimi mesi si sono succeduti colpi di stato, attacchi di al Qaida, al 58° posto c’è El Salvador, il paese con il più alto tasso annuale di omicidi al mondo. Al 76° posto è considerata poco più libera dell’Italia la Moldova, considerato uno dei paesi più corrotti d’Europa. In Europa l’Italia è seguita solo Cipro – 81°, Grecia – 89° e Bulgaria – 113°. Il primo fra i 180 Paesi censiti è la Finlandia, ultimo l’Eritrea.reporters-senza-frontiere-2016-italia
L’Italia sprofonda ancora nella classifica per la “Libertà di stampa” secondo l’ultimo rapporto annuale di Reporters sans frontières. E non c’entrano gli idraulici con le chiavi inglesi, c’entrano proprio i giornalisti del tubo.

Italia “parzialmente libera” per la libertà di stampa
Nella classifica Freedom House 2016 Italia ancora “parzialmente libera”
Su queste pagine si è talvolta scritto che i giornalisti italiani sono parzialmente liberi per la libertà di stampa, come le prostitute, parzialmente libere di scegliersi il cliente: si tratta sempre di vendersi al miglior offerente. A questa considerazione filologica va aggiunta una “vera libertà professionale”, quella di discriminazione e persecuzione verso chi non si adegua a questo regime di servitù. 
Secondo l’ultimo rapporto di Freedom House, organizzazione non governativa statunitense che valuta il grado di libertà democratiche in 197 Paesi del Pianeta, anche per l’anno 2016 l’Italia è “parzialmente libera” per la libertà di stampa, assieme ad altri Paesi come Perù o Sierra Leone, al 77° posto della classifica mondiale (subito prima di Benin -78°, e Guinea-Bissau – 79°, ben dopo la Tanzania – 71°, ed il Senegal – 65°). La classifica viene stilata su 197 Paesi del pianeta e va da 0-10 (i più liberi) al massimo di 100 (i meno liberi). L’Italia è l’unico Paese dell’Unione Europea parzialmente libero, insieme alla Grecia, dove l’emittente pubblica è stata spenta: fra i Paesi dell’Europa occidentale solo l’Albania – 82° e la Grecia – 89° sono posizionati peggio. E si sta scrivendo di una delle garanzie di ogni Stato di diritto, sancita dall’articolo 21 della nostra Costituzione: la libertà di stampa.
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