La Voce di Rovigo e i furbetti del giornalino

aprile 20, 2017

Ai corsi di aggiornamento professionale, previsti per legge, capita che Marco Randolo e Alberto Garbellini, giornalucoli de La Voce di Rovigo, registrino la presenza in entrata, vadano a farsi la giterella e tornino giusto per vidimare l’uscita e ottenere l’accredito professionale (?). 

I CORSI DI FORMAZIONE PROFESSIONALE
Visto che la categoria è alquanto disastrata, l’Ordine dei Giornalisti, da quattro anni a questa parte, ha istituito, per legge, corsi di aggiornamento professionale. Vuol dire che per continuare ad essere iscritti e praticare la professione, i giornalisti devono seguire corsi di aggiornamento per almeno 20 crediti all’anno (in media un credito = un’ora), per un numero di quattro-cinque corsi. Ma capita che anche fra i giornalisti ci siano i furbetti del cartellino che frodano la categoria registrandosi all’ora di inizio per andarsene a fare la gita in piazza, al mercato del giovedì, e tornare, nel silenzio complice della maggioranza, a convalidare la fine del corso.

ALLA PROTEZIONE CIVILE DELLA PROVINCIA
Giovedì 20 aprile si tiene un corso di aggiornamento professionale per giornalisti presso la sala della protezione Civile della Provincia di Rovigo, in via Grandi 21. Il corso inizia alle ore 9,30 e si conclude alle 13,30 e vale quattro crediti per il secondo triennio della formazione professionale.
“I grandi disastri dal Vajont ad oggi. Quando la terra si ribella. Il ruolo del giornalista”, è il titolo della lezione tenuto da due giornaliste de La stampa di Torino, Antonella Mariotti e Chiara Priante. Una settantina i giornalisti iscritti e partecipanti – meno tre, soprattutto della provincia. Meno tre perché dopo i saluti iniziali ai conoscenti ed amici, Marco Randolo e Alberto Garbellini, de La Voce di Rovigo, se ne vanno in fuga solitaria (Garb. un po’ più tardi per la verità!) per tornare solo alla fine del corso a raccogliere i quattro punti. Con disonore personale e professionale, che gli compete, ma anche con disprezzo per i tanti colleghi indefessamente presenti, tipo Irene Lissandrin di Rovigooggi.it, Luca Gigli de Il Gazzettino, Giuliano Ramazzina de Il Resto del Carlino, Antonio Andreotti de Il Corriere del Veneto, tanto per citare alcuni dei rodigini da stampa quotidiana.

NON C’È DUE SENZA TRE
A rigor di cronaca ci sarebbe da segnalare un tertium non datur, che non poteva essere che il protoplasmatico Franco Pavan de Il Gazzettino che si  registra alle ore 9,30 per poi ritornare spavaldo alle 13,30 a vidimare il corso con l’enunciazione: «Siete ancora qui?».

IL POLESINE (ancora) D’ALLUVIONE
D’altronde, che il Polesine sia ancora sprofondato nel pantano socio-culturale dell’alluvione del 1951, a proposito di disastri ambientali, lo dimostra e ricorda in premessa Maurizio Romanato, il decano della stampa democristiana, che nella sua introduzione va a rimembrare finanche la storica alluvione del Polesine e si scorda l’attualità: l’’appello alla mobilitazione per la scarcerazione del giornalista Gabriele Del Grande, imprigionato nell’ambito della sua professione in Turchia, a cui ha aderito con grande impegno anche la Fnsi (federazione nazionale stampa italiana). 
20 aprile 2017, ore 9,30-13,30 con pausa caffè. Corso di aggiornamento professionale presso la sala riunioni della Protezione Civile della Provincia di Rovigo.

> SEGUE SEGNALAZIONE ALL’ORDINE DEI GIORNALISTI DEL VENETO
Rovigo sprofonda: zona franca anche per violazioni deontologiche giornalistiche.

Peggiora ancora la libertà di stampa in Italia
Nella classifica di Reporters senza frontiere l’Italia perde altri quattro posti
25 aprile 2016
. Libertà di stampa 2016, Italia scende al 77esimo posto. Secondo la classifica di Reporters sans frontières le cause sono da ricondurre al “Livello di violenza allarmante e ingerenze del Vaticano”. L’Italia si classifica al 77° posto, fra Moldova 76° e Benin 78°, nella classifica di Reporters sans frontières (Rsf), che registra il termometro della libertà di stampa nel mondo. L’Italia perde quattro posizioni rispetto allo scorso anno e scende sotto paesi come il Botswana (che ci sorpassa nettamente al 42° posto) perché, secondo la relazione dell’agenzia francese, «tra i 30 e i 50 cronisti si trovano sotto protezione di polizia» e Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi «rischiano otto anni di carcere per libri che rivelano i malaffari della Santa Sede». La classifica – Italia 77° su 180. E davanti all’Italia ci sono paesi che difficilmente si possono definire campioni di democrazia. Ad esempio Tonga 37°, al 42° posto c’è il Burkina Faso, un paese dove negli ultimi mesi si sono succeduti colpi di stato, attacchi di al Qaida, al 58° posto c’è El Salvador, il paese con il più alto tasso annuale di omicidi al mondo. Al 76° posto è considerata poco più libera dell’Italia la Moldova, considerato uno dei paesi più corrotti d’Europa. In Europa l’Italia è seguita solo Cipro – 81°, Grecia – 89° e Bulgaria – 113°. Il primo fra i 180 Paesi censiti è la Finlandia, ultimo l’Eritrea.reporters-senza-frontiere-2016-italia
L’Italia sprofonda ancora nella classifica per la “Libertà di stampa” secondo l’ultimo rapporto annuale di Reporters sans frontières. E non c’entrano gli idraulici con le chiavi inglesi, c’entrano proprio i giornalisti del tubo.

Italia “parzialmente libera” per la libertà di stampa
Nella classifica Freedom House 2016 Italia ancora “parzialmente libera”
Su queste pagine si è talvolta scritto che i giornalisti italiani sono parzialmente liberi per la libertà di stampa, come le prostitute, parzialmente libere di scegliersi il cliente. Infatti, secondo l’ultimo rapporto di Freedom House, organizzazione non governativa statunitense che valuta il grado di libertà democratiche in 197 Paesi del Pianeta, anche per l’anno 2016 l’Italia è “parzialmente libera” per la libertà di stampa. A questa umiliante restrizione deontologica (monitorata anno dopo anno) va aggiunta una “vera libertà professionale”, quella di discriminazione a mezzo stampa, di mancata rettifica, di violazione delle norme fondamentali, perpetrata proprio dai tenutari dell’Ordine. l’Italia è classificata “parzialmente libera” al 77° posto della classifica mondiale (subito prima di Benin -78°, e Guinea-Bissau – 79°, ben dopo la Tanzania – 71°, ed il Senegal – 65°). La classifica viene stilata su 197 Paesi del pianeta e va da 0-10 (i più liberi) al massimo di 100 (i meno liberi). L’Italia è l’unico Paese dell’Unione Europea parzialmente libero, insieme alla Grecia, dove l’emittente pubblica è stata spenta: fra i Paesi dell’Europa occidentale solo l’Albania – 82° e la Grecia – 89° sono posizionati peggio. E si sta parlando di una delle garanzie di ogni Stato di diritto, sancita dall’articolo 21 della nostra Costituzione: la libertà di stampa.la-stampa-serve-non-serva

 bacchetta..

SUPPLEMENTO STAMPA
> La voce di Rovigo razzista coi soldi dello Stato 
Il quotidiano più razzista di Rovigo è finanziato – ohibò, coi soldi dei contribuenti. La voce è una cooperativa ed accede perciò ai contributi dello Stato Italiano che più che contributi sembrano finanziare completamente il progetto: anno 2012, 668.000 euro di contributi; anno 2013, 492.000 euro; anno 2014, l’ultimo dato pervenuto, 568.000 euro. Se uno ci aggiunge il ricavato delle vendite del giornale si fa un’idea di quanti soldoni possano guadagnare tali giornalisti, da permettersi di perdere quattro ore per fare l’aggiornamento professionale.

 

 

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