Capi-cronisti di Rovigo in associazione sovversiva?

febbraio 14, 2017

I capi-cronisti di tutti e tre i quotidiani di Rovigo, Carlo Cavriani – Il Resto del Carlino, Roberto Rizzo – La voce, Luca Gigli-Claudio Bertoncin – Il Gazzettino, con l’aggiunta di Lorenzo Zoli – RovigoOggi.it, quotidiano online, sono segnalati alla Procura della Repubblica per discriminazione politica a mezzo stampa in una vera e propria associazione sovversiva contro la Costituzione e l’Ordine professionale.  

ASSOCIAZIONE SOVVERSIVA CONTRO L’ETICA PROFESSIONALE
La consociazione fra i capocronisti delle pure diverse e competitive “testate” di Rovigo, Carlo Cavriani, Roberto Rizzo, Luca Gigli-Claudio Bertoncin, più il new entry Lorenzo Zoli, si configura come una vera e propria associazione sovversiva contro l’etica professionale – il Testo Unico dei doveri del Giornalista in vigore dal 3 febbraio 2016, e contro l’art.21 della Costituzione Italiana: si tratta di una reiterata, e prolungata negli anni, discriminazione politica a mezzo stampa per ogni manifestazione o proposta che riguardi il Manicomio di Rovigo, promossa da Biancoenero e Centro documentazione e memoria del manicomio provinciale.

LA “CARTA DI ROVIGO” NO
Una associazione sovversiva che mirerebbe a screditare tutta la categoria dei Giornalisti ed a farla sprofondare all’epoca del Minculpop del regime fascista. Perché è evidente che, dopo quella di Treviso, di Roma e di Firenze, basterebbe un accordo professionale, tipo la “Carta di Rovigo”, proposta  invano, alcuni anni fa, per risolvere l’intollerante censura: un protocollo deontologico locale per pubblicare a rotazione 1 su 4, laconiche e stringate notizie sulle manifestazioni manicomiali promosse da Biancoenero e Centro doc. manicomio provinciale, omettendo magari solo il nome di Roberto Costa, garantendo così il diritto di in-formazione dei cittadini lettori a salvaguardare ed onorare il Testo unico e la Costituzione. Per onorare una Categoria che negli ultimi anni, con il contributo costante anche dei capo-cronisti rodigini, secondo i monitoraggi di settore internazionali, è sprofondata nelle classifiche degradando l’Italia addirittura a nazione “parzialmente libera” per la libertà di stampa.

LA “CARTA DELLA BICE” SÌ
Ma ogni protocollo deontologico rodigino a onorare l’Ordine, è inficiato da una pregressa stipulata “Carta della Bice”, che si pavesa come un accordo segreto con cui i tre capo-cronisti dei quotidiani di Rovigo “Il resto della voce del gazzettino”, guidati dallo storico Carlo Cavriani e con appendice di Roberto Rizzo e dei nuovi entrati Luca Gigli – Claudio Bertoncin (a sostituire i precedenti firmatari capo-cronisti, tipo Coltro e Salvagno), si sono giurati fedeltà vicendevole a censurare ogni notizia che riguardi Roberto Costa e le attività da colui perseguite sia con l’associazione Biancoenero che col Centro documentazione Manicomio Provinciale, o quant’altre colui possa partecipare, anche in divenire. Perché è evidente che c’è un coordinamento consociato nei tre capo-cronisti, e coordinato nel tempo – da anni ed anni,  a censurare ogni notizia sulle pertinenze esposte: che non gli scivoli per caso una nota sul Concorso nazionale manicomio fotografico di Rovigo o sulla 14ª “visita guidata” in 4 anni all’area manicomiale o sul primo e unico calendario del manicomio di Granzette. La “Carta della Bice”, firmata e giurata in confraternita da stampo mafioso, su una tavolata di piatti di spaghetti e di Barbera ha un indubbio valore deontologico in ambito professionale perché svelerebbe, se rivelata al pubblico ancorché secretata, la vera essenza della categoria dei giornalisti nostrana, supportata e avvallata e protetta dall’Ordine Regionale che è una sezione di quello Nazionale e così, a cascata, si svelerebbe la natura di “casta” a protezione della “ghenga” di potere, di tutta la categoria.

carta-della-bice-giornalisti-di-rovigoIl logos – con appropriato typos, del protocollo deontologico de la “Carta della Bice” dei giornalisti di Rovigo, per garantire ai cittadini polesani la censura di notizia, anche se di “pubblico interesse”, su ogni tipo di manifestazione sul Manicomio promossa da Biancoenero – Centro doc. manicomio provinciale. Il quadro scelto per la Carta, pennellato da Giovannino de Curtis, è una volgarizzazione del Bevitore di Cézanne così come quelli di Rovigo sono una degradazione della categoria nazionale dei giornalisti. Nell’immagine iconografica e rappresentativa della Categoria di Rovigo, posa il typos e financo decano della Federazione Polesana della Stampa, Gigin Trivellin, da cui deriva il noto detto in vulgata  comune “Giornalista del…”, e a seguire, in una caratteristica transustanziazione dell’Ordine a trovare posto dove non ce n’era, si riconosce, ed è pertinente, Roberto cornetta Rizzo de La voce, trasfigurato a guisa di bottiglia, mentre nel bicchiere ormai svuotante si pavesa il capo-cronista del Carlino Carlo biba Cavriani e, in alto a destra, in effige di due boccali fisiognomici,  l’ambo da spasmo esofageo Claudio Bertoncin-Luca Gigli del Gazzettino. Lorenzo saracca Zoli, new entry di RovigoOggi.it, messo per ora fuori quadro (in effetti il tappo nella bottiglia del Bevitore di Cézanne, poi scomparso nella trasposizione volgare), sta ancora cercando una collocazione adeguata, che non sia la damigiana sottostante.
 

Peggiora ancora la libertà di stampa in Italia
Nella classifica di Reporters senza frontiere l’Italia perde altri quattro posti
25 aprile 2016
. Libertà di stampa 2016, Italia scende al 77esimo posto. Secondo la classifica di Reporters sans frontières le cause sono da ricondurre al “Livello di violenza allarmante e ingerenze del Vaticano”. L’Italia si classifica al 77° posto, fra Moldova 76° e Benin 78°, nella classifica di Reporters sans frontières (Rsf), che registra il termometro della libertà di stampa nel mondo. L’Italia perde quattro posizioni rispetto allo scorso anno e scende sotto paesi come il Botswana (che ci sorpassa nettamente al 42° posto) perché, secondo la relazione dell’agenzia francese, «tra i 30 e i 50 cronisti si trovano sotto protezione di polizia» e Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi «rischiano otto anni di carcere per libri che rivelano i malaffari della Santa Sede».
La classifica – Italia 77° su 180. E davanti all’Italia ci sono paesi che difficilmente si possono definire campioni di democrazia. Ad esempio Tonga 37°, al 42° posto c’è il Burkina Faso, un paese dove negli ultimi mesi si sono succeduti colpi di stato, attacchi di al Qaida, al 58° posto c’è El Salvador, il paese con il più alto tasso annuale di omicidi al mondo. Al 76° posto è considerata poco più libera dell’Italia la Moldova, considerato uno dei paesi più corrotti d’Europa. In Europa l’Italia è seguita solo Cipro – 81°, Grecia – 89° e Bulgaria – 113°. Il primo fra i 180 Paesi censiti è la Finlandia, ultimo l’Eritrea.
 reporters-senza-frontiere-2016-italiaL’Italia sprofonda ancora nella classifica per la “Libertà di stampa” secondo l’ultimo rapporto annuale di Reporters sans frontières. E non c’entrano gli idraulici con le chiavi inglesi, c’entrano proprio i giornalisti del tubo.

Italia “parzialmente libera” per la libertà di stampa
Nella classifica Freedom House 2016 Italia ancora “parzialmente libera”
Su queste pagine si è talvolta scritto che i giornalisti italiani sono parzialmente liberi per la libertà di stampa, come le prostitute, parzialmente libere di scegliersi il cliente. A questa evidente considerazione filologica va aggiunta una “vera libertà professionale”, quella di discriminazione a mezzo stampa, di mancata rettifica, di violazione delle norme fondamentali… Secondo l’ultimo rapporto di Freedom House, organizzazione non governativa statunitense che valuta il grado di libertà democratiche in 197 Paesi del Pianeta, anche per l’anno 2016 l’Italia è “parzialmente libera” per la libertà di stampa, assieme ad altri Paesi come Perù o Sierra Leone, al 77° posto della classifica mondiale (subito prima di Benin -78°, e Guinea-Bissau – 79°, ben dopo la Tanzania – 71°, ed il Senegal – 65°). La classifica viene stilata su 197 Paesi del pianeta e va da 0-10 (i più liberi) al massimo di 100 (i meno liberi). L’Italia è l’unico Paese dell’Unione Europea parzialmente libero, insieme alla Grecia, dove l’emittente pubblica è stata spenta: fra i Paesi dell’Europa occidentale solo l’Albania – 82° e la Grecia – 89° sono posizionati peggio. E si sta parlando di una delle garanzie di ogni Stato di diritto, sancita dall’articolo 21 della nostra Costituzione: la libertà di stampa.
la-stampa-serve-non-serva

 bacchetta.

 La denuncia alla Procura della Repubblica 

Alla Procura della Repubblica di Rovigo,
all’Ordine dei Giornalisti del Veneto
e p.c. alla Federazione Nazionale Stampa Italiana

OGGETTO: denuncia per discriminazione politica, in consociazione di diverse testate giornalistiche, in violazione Art.21 della Costituzione diritto-dovere di in-formazione, del Testo Unico dei Doveri del Giornalista del 3 febbraio 2016 (Art.1 Libertà di informazione e di critica, alla voce “libertà di informazione”, “collaborazione fra colleghi” e la “fiducia fra la stampa e i lettori”, Art.2 Fondamenti deontologici, al punto 1: Il giornalista difende il diritto all’informazione e la libertà di opinione di ogni persona; per questo ricerca, raccoglie, elabora e diffonde con la maggiora accuratezza possibile ogni dato o notizia di pubblico interesse secondo la verità sostanziale dei fatti) dei capicronisti dei quotidiani di Rovigo Carlo Cavriani – Il Resto del Carlino, Roberto Rizzo – La Voce, Luca Gigli-Claudio Bertoncin – Il Gazzettino, Lorenzo Zoli – RovigoOggi.it.

Egregio Procuratore della Repubblica di Rovigo,
Egregio Ordine Veneto dei Giornalisti,
continua la discriminazione politica, a mezzo stampa, sulle “notizie da manicomio di Rovigo” dei tre quotidiani cartacei locali a cui si è aggiunto anche il quotidiano online RovigoOggi.it. Una discriminazione politica in evidente consociazione visto che nessuno dei giornali in causa, neanche per sbaglio, pubblica una sia pure nota striminzita dell’avvenimento di “pubblico interesse”.

RIASSUNTO DI DIRITTO DI NOTIZIA: IL MANICOMIO DI ROVIGO
Quando una notizia è di “pubblico interesse” ma viene censurata
Il Manicomio di Rovigo si è intessuto nella comunità polesana operando dal 1930 al 1997 con una capienza di 700 pazienti e 225 infermieri. Dal 1997 giace chiuso, abbandonato e vandalizzato: si tratta di un complesso di oltre 20 edifici distribuito su una superficie di 220 mila metri quadrati, un piccolo paese abbandonato alla periferia della città. Le uniche associazioni che da anni organizzano manifestazioni culturali e teatrali, conferenze-stampa e pubblicazioni di libri, sull’area manicomiale sono Biancoenero (associazione a tutela di immigrati e minoranze) ed il recente, nato alcuni anni fa, Centro documentazione Manicomio Provinciale di cui fa parte, e ne è promotore Roberto Costa. Manifestazioni culturali come le “visite guidate” all’area manicomiale (con permesso dell’Ulss 18 proprietaria) organizzate da 5 anni a questa parte (numero 14) per far conoscere l’area ai cittadini per una possibile ridestinazione sociale comunitaria, o la petizione per “liberare” il Manicomio e valorizzarlo anche come area turistico-paesaggistica; manifestazioni teatrali come “L’urlo di Ginsberg al manicomio di Rovigo” o “Chi fora-fora chi sotto sotto: poeti da manicomio”, organizzate proprio nello spiazzo davanti al cancello sbarrato – dietro al quale recitava l’attore; la conferenza stampa organizzata, sempre davanti al cancello in periodo elettorale del Comune, dal titolo “Manicomio all’eternit di Rovigo” o quelle per presentare le diverse pubblicazioni ed il calendario del manicomio di Granzette (il primo e unico nella sua storia); le pubblicazioni come “Cronache sociali dal manicomio di Granzette 1906-1930-1997-2016” (che è anche l’unica disponibile sulla tematica, edita da Biawncoenero), sviluppata su 640 pagine formato A4, “Un pittore nel manicomio di Rovigo”, “Carte da s-legare dal primo manicomio di Rovigo, una pubblicazione di 180 pagine di uno studio comparato – con documenti anastatici, sulle cartelle cliniche dei ricoverati del Primo Manicomio, quello degli anni ’30 del secolo scorso.

ECCO, nessuna di queste varie manifestazioni che vanno a de-scrivere il Manicomio di Rovigo, è mai stata recensita sui tre quotidiani cartacei di Rovigo, salvo qualche “refuso” di stampa, tra l’altro neanche poi rettificato a norma di legge. Nonostante ogni ed ogni volta si sia dato comunicato stampa, prima e dopo manifestazione, a tutti e tre i quotidiani locali.
Ed è una notizia di “pubblico interesse”, secondo il T.U. dei doveri del giornalista, la pubblicazione dell’unico libro-storico disponibile sul Manicomio locale, è di pubblico interesse che numerose centinaia di rodigini (ma anche da altre parti d’Italia) abbiano “visitato” e continuino a visitare il Manicomio, è una notizia che un attore drammatizzi “L’urlo” di Ginsberg dietro al cancello con decine e decine di spettatori dall’altra parte, è una notizia quella del “Manicomio all’eternit” in periferia della città (tutti i tetti degli edifici – 16.000 metri quadri, di eternit, abbandonati dal 1997 e senza alcuna perizia tecnica ambientale), è di pubblico interesse che all’ultimo “Ottobre” rodigino (quello della fiera cittadina) si sia presentato –  con teatralizzazione, il libro sul manicomio alla prestigiosa Pescheria Nuova, con patrocinio del Comune (tutte le altre manifestazioni lì svolte sono state naturalmente ampiamente recensite sui quotidiani locali).

DANNO ECONOMICO E SOCIALE
È evidente il danno economico e culturale e sociale che i quotidiani locali arrecano alle associazioni promotrici,  visto che le pubblicazioni e le le manifestazioni teatrali e culturali sono autoprodotte, è evidente il danno alla ricerca storica e raccolta di documenti su pazienti e infermieri sul territorio quando nessun giornale dà notizia che è nato un Centro documentazione manicomiale a questo scopo, è evidente – altresì e non da ultimo, il danno alla comunità, ai lettori rodigini che sono impediti dall’avere notizie sulla tematica manicomiale: la storia, il Centro Documentazione, la ri-destinazione pubblica di un’area così importante: dal punto di vista naturalistico, architettonico e storico.

DISCRIMINARE ROBERTO COSTA sul manicomio
La vendetta a faida del giornalista quotidiano denunciato: ti censuro, te e tutti i tuoi amici, finché campi!
La vicenda di censura totale e discriminatoria verso queste attività manicomiali, che dura ormai da anni ed anni, va riassunta nella figura del giornalista Roberto Costa,  promotore e attivo nelle associazioni indicate. Come direttore di Biancoenero – periodico polesano di immigrati e minoranze, egli, negli ultimi anni ha fatto numerose segnalazioni all’Ordine dei Giornalisti del Veneto ed alla Procura di Rovigo, per violazione della “Carta di Roma”, protocollo deontologico nato proprio per tutelare immigrati, richiedenti asilo e rom a livello di in-formazione, e negli ultimi anni si è assistito ad un vero e proprio incitamento all’odio razziale, anche a mezzo stampa su questa tematica, tanto che è nata anche l’associazione “Carta di Roma” promossa da Ordine e Federazione Giornalisti. La stessa “Carta di Roma” (nata nel 2011) è stata inglobata nel 2016 nel “Testo unico dei doveri del giornalisti”. Per ritorsione verso queste segnalazioni, i capo-cronisti locali, si sono organizzati e consociati, per discriminare completamente ogni notizia che riguardi, anche di riflesso, Roberto Costa. Si potrebbe chiamare la sindrome del giornalista (carogna) denunciato: tu mi denunci per violazione dell’etica ed io te la faccio pagare finché campi!!
Tanto più che il Manicomio di Rovigo, promosso da Biancoenero e Centro doc. Manicomio Provinciale, continua a destare interesse sia fra i polesani sia a livello nazionale, proprio in questi giorni arriva, e ci ha contattati, un giornalista del “Corriere della sera” nazionale per un servizio sulla tematica.

ESEMPI RECENTI DI VIOLAZIONE NOTIZIE MANICOMIALI
Alcuni esempi recenti dei furti di notizia e di fotografie dei quotidiani di Rovigo riguardo il Manicomio, tralasciando quelle, numerose, per violazione della Carta di Roma e della Carta di Treviso
1 – Segnalazione all’Ordine dei Giornalisti: mancata rettifica a norma di legge del Resto del Carlino. «Il Resto del Carlino, cronaca di Rovigo, in data 16 giugno 2016, alla pagina culturale ha pubblicato una nota “Manicomio, visita guidata al completo”, in cui si de-scrive che la “visita guidata” al manicomio di Rovigo è al completo. Siccome che manca il soggetto dell’iniziativa, si chiede di rettificare a norma di legge che le “visite guidate” al Manicomio di Granzette sono organizzate da Redazione Biancoenero – Centro documentazione Manicomio Provinciale. In alternativa potreste dare nota del buon esito dell’iniziativa, sempre mettendo il nome degli organizzatori che lo fanno a titolo completamente volontario, senza patrocini o sponsorizzazioni». Naturalmente nessuna rettifica da parte del quotidiano locale del Resto del Carlino alle cui violazioni si aggiunga una fotografia pubblicata, rubata, in data 22 maggio 2013.
2 – Segnalazione all’Ordine dei Giornalisti: mancata rettifica a norma di legge de “Il Gazzettino”. L’associazione Biancoenero, manda un comunicato di proposta di accoglienza profughi presso il manico-mio dismesso di Rovigo in data 17 settembre 2016. Il comunicato non viene pubblicato. Su il Il Gazzettino di Rovigo il 26 settembre 2016 viene pubblicato, invece, un comunicato di protesta del partito di destra Fratelli d’Italia. Biancoenero chiede un diritto di rettifica al capo-cronista Gabriele Coltro, per il diritto di proposta e non solo di protesta, il 26 settembre 2016. In mancata risposta della quale,  Biancoenero chiede successivamente la rettifica anche a tutti i colleghi del quotidiano, che non viene, naturalmente, concessa.
3 – Segnalazione all’Ordine dei Giornalisti: mancata rettifica a norma di legge de “La voce di Rovigo”. La segnalazione, del 13 ottobre 2015, riguarda quattro successivi articoli sull’ex manicomio in cui vengono saccheggiate più notizie dal blog Redazione Biancoenero senza citare la fonte: tipo la storia dell’Istituto Oncologico saltato  ed il “tesoro dei tedeschi”, quest’ultimo riportato solo, in esclusiva, da Biancoenero. Un’altra segnalazione per furto di fotografia è del 19-9-2013.
4 – Segnalazione all’Ordine dei Giornalisti: mancata rettifica a norma di legge di RovigoOggi.it. La segnalazione del 6 agosto 2016 riguarda la mancata rettifica a norma di legge, furto di notizie e furto di fotografie: «sulla prima pagina di “RovigoOggi.it”, quotidiano online di informazioni su Rovigo e Provincia, del 5 agosto, compaiono ben due notizie e tre fotografie (ad illustrarne la prima), rubate da un articolo di un collaboratore di Biancoenero spedito allo stesso giornale».

La denuncia in oggetto
ROVIGO CAPITALE EUROPEA DELLA CULTURA: ROBE DA MANICOMIO
Dopo questa inevitabile premessa, si passa alla denuncia in oggetto che riguarda la completa discriminazio-ne politica, a mezzo censura di stampa, della proposta di un “Manicomio turistico nazionale”, neanche una nota nella rubrica “lettere”. Il comunicato-stampa è stato spedito a tutti e tre i quotidiani cartacei di Rovigo, Il Resto del Carlino, Il Gazzettino, La voce, più RovigoOggi.it.

 COMUNICATO STAMPA: 10 febbraio 2017 

OGGETTO: ROVIGO CAPITALE EUROPEA DELLA CULTURA:
              ROBE DA MANICOMIO

MANICOMIO TURISTICO NAZIONALE
Per un polo turistico nazionale al Manicomio di Granzette
Dentro il progetto, ed oltre, di Rovigo capitale europea della cultura, dovrebbe trovare spazio anche la rivalutazione dell’aerea più oscurata e col potenziale turistico più elevato, del Polesine. Il complesso è stato dichiarato di notevole interesse culturale, dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, «in quanto costituisce preziosa testimonianza storica e architettonica di manicomio modello tipologicamente definito secondo i criteri riformisti che guidarono i tecnici – sulla base dei medici alienisti – nella progettazione delle case di cura all’ inizio del Novecento».

DALLA CHIUSURA
Dalla chiusura del 1997 il Manicomio Provinciale è diventato una macchia: oscurata nella storia e nella cartografia. In un’ansa di via Chiarugi, al civico 135, c’è un cancello che sbarra l’accesso e la strada. Di là il ponte sul Ceresolo e più in là un altro portone d’entrata all’area manicomiale, sommersa da una rigogliosa vegetazione. Di là del cancello, anche se non visibile dalla strada, si estende un’area di 220 mila metri quadrati, un piccolo villaggio manicomiale abbandonato alla periferia della città e immerso nella natura: 20 grandi edifici, ed altri minori, che si stagliano su viali alberati: il campo sportivo, la chiesa, la lavanderia, la madonnina, l’area della colonia agricola…
Un autentico tesoro: di paesaggio, di natura, di architettura e di memoria. Eppure il Manicomio delle Granzette (al plurale) si è profondamente intessuto nel territorio provinciale: l’Ospedale Psichiatrico, costruito nel 1909 con alcuni padiglioni adibiti a Caserma e Ospedale da campo nella I guerra mondiale, è stato attivo dal 1930 al 1997 con una quota media di 700 pazienti e 225 infermieri. Ogni polesano ha avuto un parente infermiere o ricoverato in O.P.P. Dal 1997 l’area è completamente chiusa, ancorché vandalizzata ed è “visibile”, solo dall’alto, su google earth.
manicomio-di-rovigo-da-google-earthIl manicomio scomparso, a struttura semicircolare, si “vede” solo su google earth 

MANICOMIO POLO TURISTICO NAZIONALE
Si chiede, a costo zero per le Istituzioni preposte, di poter utilizzare una sala (del III reparto uomini) dove sono pitturati 8 dei 48 dipinti murali del “pittoretto” del manicomio di Rovigo, come sede del Centro documen-tazione Manicomio Provinciale e che questa localizzazione resti valida in ogni possibile ri-destinazione d’uso dell’area manicomiale. E che questa proposta venga valorizzata dagli Uffici Turismo di Comune e Provincia e dalla proprietaria dell’area Ulss 5.
All’ex Manicomio di S. Servolo di Venezia si pagano 15 euro per la “visita”, quello di Rovigo è chiuso e costa zero anche se ha caratteristiche superiori perché è un Manicomio a struttura circolare ancora integro dei primi anni del ‘900. Nella sua storia conta ricoverati “illustri” come una socialista amica di Matteotti, la moglie del famoso aviatore Maddalena di Adria, il partigiano Emilio Bonatti lì internato in attesa di condanna a morte, ci ha cantato anche Katia Ricciarelli con saggi del maestro Franco Piva, ci ha recitato anche l’ex Sindaco Mario Bortolami, e negli ultimi anni ha ospitato personaggi come un avvocato della Sit-Siemens di Milano, un musicista dei Solisti Veneti ed insegnante anche al Conservatorio di Rovigo, un intellettuale e leader studentesco del Liceo Classico di Rovigo. E poi un paziente prestigioso come il “pittore” del Manicomio che ha pennellato 48 dipinti murali in diversi padiglioni, ha realizzato la sublime fontana a lato Direzione ed anche una Via Crucis su lenzuola che esponevano in chiesa sotto Pasqua, per finire con il “murale” di 4,5×9 metri realizzato il I° maggio 1979 che è finito in copertina dell’ultimo libro – di un inglese John Foot, su Franco Basaglia.

VISITE GUIDATE
Negli ultimi quattro anni con 15 “visite guidate” abbiamo portato quasi un migliaio di visitatori all’area manicomiale: 800 persone che hanno bevuto un caffè, fatta benzina e magari mangiato un panino, provenienti da tutta la Provincia ma anche da fuori, da Padova e docenti di architettura da Siena… Questi ottocento visitatori hanno creato un flusso turistico, anche piccolo, ma significativo in una iniziativa promossa da una piccola associazione di volontariato senza nessun supporto economico o di visibilità istituzionale. E le richieste per le “visite” continuano a pervenire numerose. Granzette 10 febbraio 2017,
Centro documentazione manicomio di Granzette – Biancoenero

A seguito di quanto esposto,
si identificano le seguenti violazioni di legge ed etica professionale.

1 – DISCRIMINAZIONE POLITICA A MEZZO STAMPA
Questa censura di notizia è una pratica usuale ed annuale dei tre quotidiani cartacei di Rovigo, a cui si aggiunge RovigoOggi.it, come spiegato in premessa. Si tratta di una vera e propria discriminazione politica, consociata a mezzo stampa, verso Biancoenero e Centro documentazione Manicomio Provinciale.
2 – VIOLAZIONE DIRITTO-DOVERE DI NOTIZIA: art. 21 della Costituzione
Il Presidente dell’Ordine Giornalisti del Veneto, Amadori – che pure lavora a “Il gazzettino”, ha più volte richiamato il diritto-dovere di informazione. In una circolare dell’Ordine dei Giornalisti del Veneto, in data 8 luglio 2010, al paragrafo “Lealtà e buona fede”, in un preciso “Richiamo al rispetto delle norme deontologiche”, ha ricordato a tutti gli iscritti che «Il giornalista ha il diritto-dovere di dare tutte le notizie».
3 – VIOLAZIONE COMUNANZA FRA COLLEGHI E RISPETTO DEI LETTORI
Io credo che in questa reiterata mancanza di notizia possano concretizzarsi delle violazioni deontologiche per il mancato rispetto dell’art. 1 del Testo Unico dei Doveri del Giornalista del 3 febbraio 2016, alla voce “libertà di informazione”, “collaborazione fra colleghi” e la “fiducia fra la stampa e i lettori”.

DENUNCIA A NORMA DI LEGGE – ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA
A seguito di quanto esposto si denunciano i capo-cronisti dei quotidiani di Rovigo, Carlo Cavriani – Il Resto del Carlino, Roberto Rizzo – La Voce, Luca Gigli-Claudio Bertoncin – Il Gazzettino, Lorenzo Zoli – RovigoOggi.it, per discriminazione politica a mezzo stampa, in consociazione di stampo delittuoso (è evidente che c’è un coordinamento fra i diversi capo-cronisti), violazione art.21 diritto-dovere di informazione, violazione norme fondamentali della professione art.1 e 2 (libertà di informazione, comunanza tra colleghi, rispetto dei lettori, notizia di pubblico interesse) e si chiede perciò di aprire un fascicolo sulla vicenda.

Rovigo, 14 febbraio 2017,
in fede, Roberto Costa,
giornalista iscritto all’albo dal 1993

procura repubblica presso tribunale di rovigo

bacchetta.

SUPPLEMENTO – IN ALLEGATO
> Capi-cronisti di Rovigo, di stampo-stampa mafiosa?

 

 

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