A Rovigo il Carlino violenta il bambino

febbraio 6, 2017

Segnalazione alla Procura di Rovigo e all’Ordine dei Giornalisti per Carlo Cavriani, capo-cronista del Resto del Carlino di Rovigo, diretto da Andrea Cangini, che riesce a violare anche la “Carta di Treviso”, a tutela dei minori, pubblicando la foto riconoscibile di un bambino in braccio alla mamma. 

Dopo le segnalazioni per violazione della Carta di Roma, del diritto di rettifica, di pubblicazione di articolo e fotografia senza paga e senza firma, Carlo Cavriani, con la violazione della Carta di Treviso continua la sua personale raccolta di violazione di tutte le norme deontologiche. 

NON SI VIOLENTANO COSÌ I BAMBINI
Il Resto del Carlino Rovigo, martedì 24 gennaio 2017, pag.3 della cronaca locale, Primo Piano: «
CONDANNATE DUE NOMADI  – Usavano i bambini per chiedere l’elemosina». L’articolo è corredato da una fotografia dove l’immagine del bambino di un anno è ben riconoscibile, in violazione della Carta di Treviso che tutela i bambini negli episodi di cronaca.
carlino-rovigo-condanna-il-bambino
Qui ci sarebbe anche la violazione della Carta di Roma – con declinazione sui Rom, ma è pretendere troppo che l’Ordine dei Giornalisti ratifichi la nota del 28 luglio 2016, indirizzata dal Consiglio d’Europa all’Italia, che esorta: «basta chiamarli ‘nomadi’, i rom vanno tutelati dalle discriminazioni».
E quindi anche il termine “nomadi” è discriminatorio, ma per il Consiglio di Disciplina del Veneto, Consigliere Bon docet, il termine “zingari” – che è molto più spregiativo di “nomadi” è semplicemente sconsigliabile, come dichiarato dal Bon disciplinatore in una sentenza precedente, sempre riguardo il Carlino di Rovigo: «tenuto conto che l’utilizzo del termine “zingari”, essendo percepito perlopiù come offensivo dalle comunità Rom e Sinti, è sconsigliabile ma non può certo considerarsi totalmente errato…». Che un giornalista deontologico potrebbe chiedersi se lo hanno trovato sul fustino del Tide il Consigliere Bon!

LA CARTA DI TREVISO…
a Carta di Treviso, del 5 ottobre 1990, è la prima Carta deontologica istituita dall’Ordine dei Giornalisti per preservare la moralità della categoria stessa: si tratta di un protocollo istituito con l’intento di disciplinare i rapporti tra informazione e infanzia. La Carta, da una parte salvaguarda il diritto di cronaca, dall’altra pone l’accento sulla responsabilità che tutti i mezzi d’informazione hanno nella costruzione di una società che rispetti appieno l’immagine di bambini e adolescenti. Alla base c’è il principio di difendere l’identità, la personalità e i diritti dei minorenni vittime o colpevoli di reati, o comunque coinvolti in situazioni che potrebbero comprometterne l’armonioso sviluppo psichico. Stesse garanzie sono assicurate anche ai soggetti marginali nella società. In effetti la Carta di Treviso è confluita, assieme a tutte le norme deontologiche, nel testo Unico dei Doveri del Giornalista del 3 febbraio 2016 all’art. 5.

carta di treviso

… E LA DEONTOLOGIA TELEVISIVA
Se il noto capo-cronista rodigino facesse qualche corso di aggiornamento, peraltro previsto per legge, oppure guardasse qualche telegiornale, potrebbe trarne giovamento anche nel suo spericolato mestiere. Potrebbe chiedersi perché, nelle recenti cronache televisive sulla tragedia dell’hotel Rigopiano, nel centro Italia, sommerso da una valanga di neve, negli ampi servizi sul salvataggio dei pochi superstiti, sono state accuratamente oscurate le facce ed i profili dei bambini, anche per le poche frazioni di secondo in cui comparivano nei filmati.
rigopiano-salvataggio
UNA NOTA AL GIUDICE e il Carlino da “regime”
Il Giudice del Tribunale di Rovigo Marco Suttini gli sgnacca 12 mesi e otto mesi di galera alle due Rom per  avere utilizzato dei bambini per chiedere l’elemosina, «una condanna esemplare»,  commenta senza pudore l’articolista Roberta Merlin, che sembra rimasta al periodo fascista del quotidiano pienamente controllato dal “regime” e che esce per l’ultima volta il 19 aprile 1945, sotto il controllo della Repubblica Sociale Italiana, per poi essere soppresso dagli Alleati. Riprenderà le pubblicazioni solo nel 1953.
carlino-fascistaUn Giudice che applica la legge e fa il suo mestiere, certo che se fossimo nel 1938 applicherebbe con lo stesso vigore anche le “leggi razziali”?
E ci si chiede se non esista l’obiezione di coscienza alle leggi ingiuste o almeno una riduzione della pena per intenti umanitari e stato di povertà, perché una donna che chiede la carità con un bambino di un anno lo fa anche per dare da mangiare al bambino, non è che davanti alla chiesa di Lendinara, in questo periodo, si riesca a mettere via il malloppo questuando e, visto che la mendicità non è reato (ma col bambino sì) la mamma dovrebbe lasciare il bimbo di un anno a casa da solo?
E ci si chiede, al punto due, quando la mamma va in galera chi ci sta dietro al bambino e se non costi di più mantenere un bambino in un Istituto che non dare un contributo alle famiglie con minori  in difficoltà economica!

Peggiora ancora la libertà di stampa in Italia
Nella classifica di Reporters senza frontiere l’Italia perde altri quattro posti
25 aprile 2016
. Libertà di stampa 2016, Italia scende al 77esimo posto. Secondo la classifica di Reporters sans frontières le cause sono da ricondurre al “Livello di violenza allarmante e ingerenze del Vaticano”.
L’Italia si classifica al 77° posto, fra Moldova 76° e Benin 78°, nella classifica di Reporters sans frontières (Rsf), che registra il termometro della libertà di stampa nel mondo. L’Italia perde quattro posizioni rispetto allo scorso anno e scende sotto paesi come il Botswana (che ci sorpassa nettamente al 42° posto) perché, secondo la relazione dell’agenzia francese, «tra i 30 e i 50 cronisti si trovano sotto protezione di polizia» e Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi «rischiano otto anni di carcere per libri che rivelano i malaffari della Santa Sede». La classifica – Italia 77° su 180. E davanti all’Italia ci sono paesi che difficilmente si possono definire campioni di democrazia. Ad esempio Tonga 37°, al 42° posto c’è il Burkina Faso, un paese dove negli ultimi mesi si sono succeduti colpi di stato, attacchi di al Qaida, al 58° posto c’è El Salvador, il paese con il più alto tasso annuale di omicidi al mondo. Al 76° posto è considerata poco più libera dell’Italia la Moldova, considerato uno dei paesi più corrotti d’Europa. In Europa l’Italia è seguita solo Cipro – 81°, Grecia – 89° e Bulgaria – 113°. Il primo fra i 180 Paesi censiti è la Finlandia, ultimo l’Eritrea.
 reporters-senza-frontiere-2016-italiaL’Italia sprofonda ancora nella classifica per la “Libertà di stampa” secondo l’ultimo rapporto annuale di Reporters sans frontières. E non c’entrano gli idraulici con le chiavi inglesi, c’entrano proprio i giornalisti del tubo.

Italia “parzialmente libera” per la libertà di stampa
Nella classifica Freedom House 2016 Italia ancora “parzialmente libera”
Su queste pagine si è talvolta scritto che i giornalisti italiani sono parzialmente liberi per la libertà di stampa, come le prostitute, parzialmente libere di scegliersi il cliente. A questa evidente considerazione filologica va aggiunta una “vera libertà professionale”, quella di discriminazione a mezzo stampa, di mancata rettifica, di violazione delle norme fondamentali come quella della carta di Treviso…
Secondo l’ultimo rapporto di Freedom House, organizzazione non governativa statunitense che valuta il grado di libertà democratiche in 197 Paesi del Pianeta, anche per l’anno 2016 l’Italia è “parzialmente libera” per la libertà di stampa, assieme ad altri Paesi come Perù o Sierra Leone, e si posiziona al 77° posto della classifica mondiale (subito prima di Benin -78°, e Guinea-Bissau – 79°, ben dopo la Tanzania – 71°, ed il Senegal – 65°).
La classifica viene stilata su 197 Paesi del pianeta e va da 0-10 (i più liberi) al massimo di 100 (i meno liberi). L’Italia è l’unico Paese dell’Unione Europea parzialmente libero, insieme alla Grecia, dove l’emittente pubblica è stata spenta: fra i Paesi dell’Europa occidentale solo l’Albania – 82° e la Grecia – 89° sono posizionati peggio. E si sta parlando di una delle garanzie di ogni Stato di diritto, sancita dall’articolo 21 della nostra Costituzione: la libertà di stampa.
la-stampa-serve-non-serva

 

 La denuncia alla Procura della Repubblica 

Alla Procura della Repubblica di Rovigo,
all’Ordine dei Giornalisti del Veneto

OGGETTO: violazione della Carta di Treviso (ora confluita nel T.U. doveri del Giornalista – all’art.5), nei confronti di bambino rom, del capo-cronista di Rovigo e Direttore del Resto del Carlino.

Egregio Procuratore della Repubblica,
in merito al Resto del Carlino di Rovigo, martedì 24 gennaio 2017, pag.3 della cronaca locale, Primo Piano: «CONDANNATE DUE NOMADI – Usavano i bambini per chiedere l’elemosina». L’articolo è corredato da una fotografia dove l’immagine del bambino di un anno è ben riconoscibile, in violazione della Carta di Treviso che tutela i bambini negli episodi di cronaca, anche quelli “nomadi”.
carlino-rovigo-condanna-il-bambinoIn effetti ci sarebbe anche la violazione della Carta di Roma – con declinazione sui Rom (ora confluita all’art.7), ma sarebbe pretendere troppo che l’Ordine dei Giornalisti ratifichi la nota indirizzata dal Consiglio d’Europa all’Italia, del 28 luglio 2016, che esorta: «basta chiamarli ‘nomadi’, i rom vanno tutelati dalle discriminazioni». E quindi il termine “nomadi” è discriminatorio per la Com. Europea e per i giornalisti?

LA CARTA DI TREVISO
La Carta di Treviso, del 5 ottobre 1990, è la prima Carta deontologica istituita dall’Ordine dei Giornalisti per preservare la moralità della categoria stessa: si tratta di un protocollo istituito con l’intento di disciplinare i rapporti tra informazione e infanzia. La Carta, da una parte salvaguarda il diritto di cronaca, dall’altra pone l’accento sulla responsabilità che tutti i mezzi d’informazione hanno nella costruzione di una società che rispetti appieno l’immagine di bambini e adolescenti. Alla base c’è il principio di difendere l’identità, la personalità e i diritti dei minorenni vittime o colpevoli di reati, o comunque coinvolti in situazioni che potrebbero comprometterne l’armonioso sviluppo psichico. Stesse garanzie sono assicurate anche ai soggetti marginali nella società. In effetti la Carta di Treviso è confluita, assieme a tutte le norme deontologiche, nel testo Unico dei Doveri del Giornalista del 3 febbraio 2016 all’art. 5.

ESTREMI DI REATO
A seguito di quanto esposto si denunciano Carlo Cavriani, capo-cronista del Carlino di Rovigo ed il direttore responsabile della “testata” Andrea Cangini, per violenza mediatica nei confronti di un minore: violazione del Testo Unico dei doveri del giornalista, in specifico dell’art.5 Carta di Treviso.

 Rovigo, 6 febbraio 2017,
in fede, Roberto Costa, direttore di Biancoenero,
periodico polesano di immigrati e minoranze – 1993 
procura repubblica presso tribunale di rovigo

bacchetta.

 

 

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