A Mirko Tranfaglio del Fatto quotidiano

gennaio 21, 2017

Egregio direttore di serie (rating) AAA, se vollesse dare un po’ di spazio anche ai colleghi piperlini di serie BBB. [Solo per giornalisti de Il fatto Quotidiano].  

EGREGIO DIRETTORE
Egregio Direttore – luminare, Marco Travaglio,
puoi dare un po’ di visibilità a questa vicenda che mi vede sottoposto a procedimento disciplinare per una fotografia ritoccata che reputo normale parodia? Fa finta che sia capitato ad uno dei tuoi giornalisti ed allora è anche un modo per fare capire come funziona la categoria…

trittico-caterina-zaniratoTrittico di giornalista starlet Caterina Zanirato il cui autore è disciplinato dall’Ordine Giornalisti del Veneto: a sinistra la foto incriminata, al centro l’originale autoctono, a destra una configurazione pubblica della Zanirato seduta (su un sellino monoposto) con assessore Zangirolami alle terga. La fotografia denunciata è inserita in un’articolo di denuncia sulle solite discriminazioni a mezzo stampa verso i Rom: > Il resto del carlino e l’ossessione zingara. La segnalazione per violazione della “Carta di Roma” e discriminazione razziale (ohibò!) è stata archiviata “non sussistendo alcun elemento di fatto”, mentre, dal commento alla segnalazione, viene sottoposto a procedimento disciplinare il giornalista, ritenuto autore della fotografia taroccata per avere violata la “comunanza” tra colleghi.
enzo-bon-mp-giornalisti-venetoIl “profilo” facebook del processore disciplinare Enzo Bon, Consiglio territoriale 3 del Consiglio di Disciplina del Veneto, con caratteristico copricapo dell’Ordine: 
Poliziotto Militare a difesa della categoria contro i moralizzatori dell’Ordine? Mincul-Pop protostorico a memoria del periodo di nascita del Sindacato e della Categoria? Miseria Porca (cossa me toca fare!), sezione “acqua alta” Giornalisti della Giudecca? Anche qui è palesato il reato di messa in ridicolo di esponente della categoria in violazione della “comunanza” tra colleghi. Quando la vede il Presidente dell’Ordine del Veneto, ancorché dipendente Caltagirone S.P.A., fa aprire un altro procedimento disciplinare alla Presidente Consiglio disciplina Coppari?

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 la lettera al direttore 

DA UN PROCEDIMENTO DISCIPLINARE PER FOTOGRAFIA SATIRICA
ALL’INVOCAZIONE PER L’ABOLIZIONE DELLA CATEGORIA GIORNALISTI

OGGETTO: a procedimento disciplinare dei Giornalisti per fotografia satirica

Caro Mirko Tranfaglio,
giornalista a rating AAA,
chi ti scrive in data odierna per posta e-mail è un umile Piperlino Pubblicista, giornalista di rating “bbb”, che spera che tu in merito alla “comunanza” tra colleghi Ordinata dalla categoria, possa dare spazio a questa vicenda, anzi quella che ti andrò esponendo. Per caldeggiare questa questione ti faccio presente che sono parente di Rosita Celentano che spesso trova spazio, bla-bla, fra le tue paginate e che anch’io come te ho litigato con bigliettaio del treno, linea Polesella-Occhiobello, e ne ho fatto un’inchiesta settimanale che non mi ha pubblicato La voce di Rovigo. Conosco anche Furia Colombo, lo square della Beat Generation (perché sono un unicum internazionale che recita l’Urlo di Ginberg a memoria e bendato), che non essendo ebreo, sulla Palestina è più destro di Moni Ovadia che lo è [ebreo, non “destro” – Ndr] ed è stato seduto in Senato a fianco di Franca Rame senza capire niente di sinistro ed allora non lo cognosco più.
Sì’, avrai capito, visto che sei un satrapo montanelliano (che la rettifica a norma di legge è entro 48 ore e lui ci ha messo 48 anni a rettificare a Dal Boca per l’uso dell’iprite [il gas di Mussolini – Ndr] nell’Africa Italiana) che questa è una perorazione para-satirica e tantrica da posizione sanculotta.
In effetti, invece, conoscerei il sienese Vauro, ero amico di «quel rompicoglioni» (secondo Colui) di Frisullo, ma non lo meno perché so che conta un cazzo al Fatto per le sue idee di sinistra ed anche Dario Fo glielo diceva: «ma non lo vedi con che gente vai?». Sarei cugino quanto meno del satiro Abatangelo ma so che anche lui non conta un cazzo per le sue idee (non le ha). Ah ecco, mi scopro lontano parente della Lucarelli, quella che parla anche con le orecchie – gnee gnee, e sta zitta solo se le si mette la lingua in bocca (il fidanzato). Ed anch’io, come Colei, ho avuto uno smarrimento in treno, la bandiera dell’Opera Nomadi nella linea Rovigo-Bologna per andare a commemorare la strage della Uno bianca, e l’ho scritto sul Pesto del Carlino di Rovigo che non me lo ha pubblicato.
A proposito di selvagge battute sessiste, mi riporto a quella in Oggetto ricordandoti che sarei un prozio all’arrabbiata di Mannellix, quello che per il disegno delle le cosce della Boschi ce ne erano cento che scrivevano “Je suis Mannellix!”. Peccato che a Charlie Ebdo li abbiano massacrati ed invece Mannellix è ancora vivo e vegeta alla vegana con tutti i mannellixiani nel ventricolo quotidiano.
Ebbene, dopo questo tran-tran de vie, ritorno alla fotografia in Oggetto sperando che tu possa pubblicare sul Fatto almeno una notizia stringata, per dare un po’ di visibilità ad un giornalista da “denuncia” come te, tu le fai io le ricevo: l’Ordine dei Giornalisti del Veneto mi processa disciplinarmente per quella fotografia ritoccata ed io rischio qualora di essere anche espelso per questa vicenda? E di lasciare la Categoria a personaggi come Vespa, Belpietro, l’agente Betulla?
Non ti sembra che l’Ordine dei Giornalisti (che deriva dal Sindacato fascista dei giornalisti da MinculPop) sia anticostituzionale? Il Consigliere (poco) Bon (ton) motiva il procedimento disciplinare: «e pubblicando una foto dell’esponente modificata con un programma di fotoritocco per ridicolizzarla. Comportamenti, questi, in violazione degli artt. 2 e 48 della legge professionale (L. 69/1963) in relazione ai principi di cui al Testo unico dei doveri del giornalista del 27/1/2016 (art.1 tutela della personalità altrui, doveri di lealtà e buona fede, di collaborazione tra colleghi;». La famosa regola della “comunanza” degli iscritti ai clan, che tutti i soci delle logge devono fraternizzare fra di loro.
Anzi, egregio Miko di serie AAA, mi potresti prestare uno degli avvocati del tuo staff per denunciare per in-Costituzionalità l’Ordine dei Giornalisti a partire da questo episodio ed arricchendolo con altri dati dal “Testo Unico dei doveri del Giornalista”? Perché, prima di essere giornalista io sono cittadino italiano e la Costituzione mi permette il diritto di espressione, di critica ed anche di comica (il diritto di ridicolizzare i pertinenti) e persino di satira. Ed un Ordine che mi vieta questo diritto assomiglia ad una Loggia Massonica, ad un Club Privè. Anzi, per non toglierti l’alone santificatorio, io ti dò gli estremi a gratis e la causa la fai tu, magari alla Corte Europea dei Diritti Umani, così ha una bella risonanza anche internazionale e ti fai vedere bello e bravo e pippante e nello stesso tempo giustizialista.
Ti ricordo che l’ultimo monitoraggio di Freedom House (agenzia non governativa pertinente all’uopo) ha sancito che l’Italia è ancora “parzialmente libera” per la libertà di stampa: come dire che una prostituta è parzialmente libera di scegliersi i clienti. Ed allora l’Ordine dei Giornalisti, pertinente alla valutazione di categoria, è incostituzionale perché viola l’Art.21, diritto e dovere di in-formazione. E va abolito proprio per incostituzionalità! Per una volta, egregio saputone sarchiapone, sposta l’ego della bilancia anche dalla parte dei colleghi meno direttoriali!
Mi scuso di avere terminato la lettura in apnea ideologica e di avere trasceso la china dal tragicomico al tragico fatto quotidiano, ma così – ca va sans dire, va la vita: di qua nella piperlizia giornalistica da rating bbb e di là della suprema e sublime categoria di giornalisti di serie super AAA.
E per finire l’invocazione proprio in prosopopea, con Fabrizio de Andrè: «giornalisti senza fallo, semidei che vivete in castelli addormentati, che di gloria toccaste gli apogei, noi che invochiam pietà siamo i piperlati!».
[Con il contributo Di Segni e Ru Becco – Ndr].


Firmato: Piperlino, Pubblicista dal 1992

Testatailfattoquotidiano

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Italia “parzialmente libera” per la libertà di stampa
Nella classifica Freedom House 2016 Italia ancora “parzialmente libera”
Su queste pagine si è talvolta scritto che i giornalisti italiani sono parzialmente liberi per la libertà di stampa, come le prostitute, parzialmente libere di scegliersi il cliente.
Secondo l’ultimo rapporto di Freedom House, organizzazione non governativa statunitense che valuta il grado di libertà democratiche in 197 Paesi del Pianeta, anche per l’anno 2016 l’Italia è “parzialmente libera” per la libertà di stampa, assieme ad altri Paesi come Perù o Sierra Leone, al 77° posto della classifica mondiale (subito prima di Benin -78°, e Guinea-Bissau – 79°, ben dopo la Tanzania – 71°, ed il Senegal – 65°).  La classifica viene stilata su 197 Paesi del pianeta e va da 0-10 (i più liberi) al massimo di 100 (i meno liberi). L’Italia è l’unico Paese dell’Unione Europea parzialmente libero, insieme alla Grecia, dove l’emittente pubblica è stata spenta: fra i Paesi dell’Europa occidentale solo l’Albania – 82°, e la Grecia – 89°, sono posizionati peggio. E si sta parlando di una delle garanzie di ogni Stato di diritto, sancita dall’articolo 21 della nostra Costituzione: la libertà di stampa.

Costituzione_Italiana art21libertà di stampa como

                                   

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