“La voce di Rovigo” razzista coi soldi dello Stato

luglio 31, 2016

“La voce di Rovigo”, che rispetto ai profughi-immigrati sembra l’emanazione della corrente de Ku Klux Klan della Lega Nord, è il quotidiano locale che più si caratterizza per incapacità professionale e violazione di ogni norma deontologica (che vada dal diritto di rettifica, al diritto di immagine, alla Carta di Roma), ed è finanziata coi soldi dei contribuenti: ben 634 mila euro solo nel 2015

LETTERA APERTA AGLI ANALFABETI DIRITTI UMANI
Egregio direttore “La voce di Rovigo” Pier Francesco Bellini da Rimini, egregio capo-cronista e pensionato Roberto Rizzo, egregio Alberto Garbellini articolista, egregio fotografo Carletto Chiarion, vi si forniscono qui alcune informazioni di deontologia professionale, che voi certamente ignorate, e non ve ne fa onore né merito, a proposito di alcuni profughi che non volevano essere da voi fotografati nei giorni scorsi a Rovigo.
Francesco Bellini direttore la voce di RovigoIl Direttore de La voce, in coazione editoriale a ripetere   (wiederholungszwang), con caratteristico copricapo da Minculpop, con vista su piazza Garibaldi. Foto d’archivio.

CORSI AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE
Da alcuni anni anche la categoria dei Giornalisti ha l’obbligo di tenersi aggiornata con corsi di deontologia e cultura professionale. Se aveste partecipato a qualcuno di questi corsi con attenzione, avreste scoperto che oltre al “diritto di rettifica” (regola universale della categoria che voi ignorate) esiste anche la “Carta di Roma – con declinazione sui Rom”, che non è il menù alla carta per gli addetti stampa del Sindaco leghista e discriminatore (vecchia professione che il Bellini non riesce a tralasciare), ma è un protocollo deontologico a tutela dell’informazione corretta su rifugiati, profughi, immigrati e Rom.la stampa serve non serva nazistaLa Stampa serve indipendente, non serva della Lega Nord, del Ku Klux Klan o della tragica epoca nazi-fascista coi giornalisti da Minculpop.

LA “CARTA DI ROMA”
Questa “carta” di norme professionali è nata, alcuni anni fa, anche da due precise considerazioni: A – dai  monitoraggi delle agenzie di settore veniva fuori che le etnie più discriminate dai giornali – come Albanesi e “Zingari”, erano in cima alla classifica della criminalità in Italia, come dire che la mala informazione crea consenso; B – in seguito alla pubblicazione delle loro immagini su giornali e televisioni d’Italia, i familiari di alcuni profughi dell’Eritrea e Somalia erano stati uccisi per ritorsione dalla bande di trafficanti di persone. Da qui la “Carta di Roma”, del 2008, con successiva declinazione sui Rom (no “nomadi2 o “zingari”), per tutelare le persone più svantaggiate e sottoposte a rischio discriminazione.

30 luglio 2016 la voceQui, ed a seguire, alcuni “sciacalli”, titoloni pubblicitari esposti davanti alle edicole (nel gergo giornalistico prima dell’uso razzista de “La voce” si chiamavano “civette”), dove è evidente la violazione, oltre che dei più banali diritti umani, anche delle norme deontologiche della professione giornalistica. Per inciso si fa presente che “profughi a casa” vuol dire mandare i “richiedenti asilo” in Paesi dove sono stati torturati o hanno visto assassinati i loro cari, mentre mandare a casa Bellini vuol dire sparapanzarlo in qualche spiaggia del riminese, o Rizzo a gozzovigliare a Granzette, o Garbellini al contadinato in qualche cooperativa a Lusia.  

DIRITTO ALL’IMMAGINE
A questa regola giornalistica si aggiunga il diritto all’immagine delle persone, anche se riprese in luogo pubblico, diritto all’immagine che va tutelato previa firma di “liberatoria”. Le fotografie sono tutelate dalla legge sul diritto d’autore (L. 22 aprile 1941, n. 633) in base a quanto disposto dagli artt. 87 e ss; una particolare disciplina è prevista per i ritratti (art. 96 e ss.). Innanzitutto sono previste delle norme a tutela del diritto d’immagine del soggetto ritratto; infatti l’art. 96 prevede l’obbligo per chiunque voglia esporre, riprodurre e mettere in commercio il ritratto di una persona di chiedere preventivamente il consenso di questa. In poche parole, le fotografie anche in luogo pubblico, quando i soggetti siano ben riconoscibili, devono essere da coloro approvate per la pubblicazione.
29 luglio 2016 la voce
Anche sugli “sciacalli”, “La Voce” riesce a rubare l’immagine dei richiedenti asilo.

NOMADI=ZERO
La voce di Rovigo, oltre ai profughi e rifugiati, discrimina metodicamente etnie svantaggiate come i Rom e Sinti, definendoli “nomadi”, magari residenti in questo o in quel paese (vedasi locandina numero 1). Oltre alla violazione della Carta di Roma – che qualifica la deficienza professionale di tali giornalisti, gli analfabeti sui diritti umani de La voce di Rovigo, potrebbero leggere le agenzie di stampa. Il Consiglio d’Europa da anni denuncia un notevole incremento della xenofobia in Italia favorito proprio da media razzisti e xenofobi che danno fiato a partiti equivalenti. Una nota recente è la seguente: “28 luglio 2016 – Consiglio d’Europa all’Italia: basta chiamarli ‘nomadi’, i rom vanno tutelati dalle discriminazioni”.
Per proseguire col corso di deontologia professionale, si riporta qui sotto una delle numerose denunce alla Procura ed all’Ordine dei Giornalisti del Veneto di Pier Francesco Bellini direttore La Voce di Rovigo: in questo caso è denunciato 3, non solo per violazione della Carta di Roma, ma anche per quella di Treviso ed anche per furto di fotografia da altra testata.
> La voce di Rovigo, xenofoba e discriminante

26 luglio 2016 la vocePer La voce di Rovigo, riguardo ai profughi e richiedenti asilo, qualsiasi scusa è buona per diffondere il “rischio contagio”. [Per approfondimento si riporta notizia del 6 agosto 2016: “Il Chikungunya non c’era, il profugo aveva solo l’influenza!”.].

COMITATO PER TOGLIERE I CONTRIBUTI A “LA VOCE”
Intanto, gira voce che fra i giornalisti rodigini si stia costituendo un Comitato per la libertà di stampa che chiederà l’abolizione dei contributi a “La voce” di Rovigo. «Se non avessero i soldi dello Stato Italiano», dichiara Luca, un cronista locale davanti all’edicola di Remo Cappon in piazza Garibaldi per la quotidiana resa delle vendite, «avrebbero già chiuso per incapacità professionale». A queste parole gli dà seguito Antonio, altro noto giornalista quotidiano, secondo il quale «“La voce” è carta straccia che si alimenta solo a seguito della chiusura de “La Padania”». Anche la giovane emergente Serena non perde occasione di rincarare la dose rimarcando che «l’Italia sprofonda nelle classifiche internazionali per la libertà di stampa (tipo Freedomj House) anche col contributo dei giornalisti de “La voce”». Un campanello d’allarme allerta il capannello giornalistico quando Tommaso nota: «Attenti che dopo Roberto vi mette sul blog con nome e cognome!» L’allarme viene silenziato a pronta risposta dell’umile e qui scrivente cronista: «Tranquilli, metterò solo il nome!». A nota di cronaca va specificato che la squadra di giornalisti, sosta in amichevole colloquio consorziale, di ritorno dal giro in Questura, dopo il classico sopralluogo abbeverante “da Maurizio” [“ombre” alla trattoria del “Sole – Ndr], e forse per questo i cronisti sono un po’ più assertivi e indipendenti del solito.
edicola cappon giornalisti rovigoAlberto Garbellini, spronato dal capo-cornista – nell’occasione facente feci Direttore, si dirige inferocito verso il capannello di giornalisti. A onor di cronaca e per diritto di in-formazione ai nostri lettori, anche se “La voce” non rispetta quasi mai queste regole professionali, va riportato quello che  Roberto Rizzo grida ai Giornalisti: “Ve la prendete coi nostri finanziamenti di 568 mila euro per tutta la Cooperativa che sono meno di quelli che prende da solo il Direttore Generale Rai Campo Dall’Orto!”. 

«Stiamo valutando la costituzione di un Comitato per mettere fuorilegge “La voce di Rovigo”», continua Tommaso che sembra uno dei più determinati, «anche per violazione della legge Mancino, del resto anche “Il Resto del Carlino” è stato chiuso per fascismo di stampa con la Liberazione del 1945, ed ha ripreso solo negli anni ‘50». Al garibaldino Tommaso fa eco il mazziniano Nicola, che non perde occasione di pronta polemica: «La voce si dichiara l’unico quotidiano di Rovigo, ed ha un Direttore da Rimini che non sa una mazza [niente – Nota di Trad.] del Polesine». Al coro di critiche si aggiunge Marina che segnala il fatto che i giovani che vanno ad imparare un lavoro vengono tragicamente plagiati e deformati professionalmente per tutta la carriera lavorativa. Proprio di passaggio verso “La voce”, si odono, strisciate dal ronzio dei rumori di piazza, le parole di ketty Areddia che impettita e indispettita avrebbe detto: «Cara Marina, meglio giornalista razzista che sguattera!». Dopo un attimo di pausa, come se niente fosse,  l’assemblea riprende tono. «Sì, conferma Lorenzo – che si unisce col suo linguaggio criptico -, noi giornalisti online siamo considerati di serie B ma di fronte a questi mestatori de “La voce” siamo dei veri e propri “urlatori”». Della squadra, che è diventata una piccola manifestazione, fa parte anche il fotografo Gianpaolo che esprime la sua delusione per il collega Carletto de “La voce”: «Non siamo fotografi da matrimonio, bisogna informarsi sulle regole e sulla tutela delle persone, non si possono sbattere in prima pagina primi piani di persone che scappano da guerre e torture!». Al gruppo sostante con edicolante (che se la ride sornione), si aggiunge, di passaggio, Lodovico, un professionista matrimoniale, che vuole dire la sua: «E’ ora di smetterla con questa leggenda metropolitana: se uno non è capace di fare il fotografo da giornale non sarà capace neanche di fare quello da matrimoni!». E su queste note dolenti si scioglie il capannello di stampa ed ognuno per la sua strada giornalistica fino alla prossima riunione per la Costituzione di un Comitato per la Libertà di stampa e di informazione a Rovigo, in ossequio alla Carta Costituzionale, Art.21.
samuele bertuccio direttore generale de la voce di rovigoIl vero “Deus ex machina”, Direttore Generale de “La voce di Rovigo”, Samuele Bertuccio, ad una riunione di redazione con sulla pareti alcuni classiche “civette” del giornale. In effetti non sta meditando su come trovare nuovi contributi a spese dello Stato, ma si sta chiedendo – perché pensare è un termine esagerato per colui il quale, se si può o no fratturare il pene come da titolo de La voce panozziana.

LA DISCRIMINAZIONE A MEZZO STAMPA PAGATA DAI CONTRIBUENTI
“La voce” di Rovigo, sotto il nome “Voce nuova (La)”, attinge a piene casse ai contributi per l’editoria forniti dallo Stato Italiano. Per l’anno 2012, la Coopress Cooperativa Giornalistica, becca un tesoretto di euro 668.823 “liquidato con riserva di ripetizione”. Con la nuova legge del 2012 cambiano le regole del contributo alle cooperative editoriali ed anche “La Voce Nuova” cambia cooperativa. Nell’anno 2013 si porta in cassa un saldo di euro 67.179, “liquidato con riserva di ripetizione” ed altri 425.207 euro con la nuova cooperativa editoriale La voce Società Cooperativa. Con questa modesta riduzione dei contributi essenziali dello Stato, cioè dei contribuenti tutti, “La voce” liquida Cristiano Draghi, con il quale Direttorato pareva avesse raggiunto il fondo per  lampi e guizzi di intelligenza cognitiva e professionale, per sostituirlo a spese minori con il “fondista” da sotterranei deontologici Pier Francesco Bellini. La cooperativa bertucciana approfitta della riduzione economica 
per liquidare anche Alberto Garbellini, che prima di ritornare (per non saper dove altro andare), pure a stipendio esautorato, passa un breve ed infausto periodo di tirocinio professionale dietro la lavagna de “Il gazzettino”. Per l’anno 2014 i dati dei Contributi alle imprese editoriali (Art. 3 Legge 250/1990 e s.m. – D.L. 18/05/2012 n. 63 conv. dalla Legge 16/07/2012, n. 103) riguardano 46 testate, fra cui Voce nuova (La),  Editoriale La Voce, Soc. Coop, che riceve dallo Stato Italiano un contributo di ben € 568.789,81. Per l’anno 2015, ultimo dato pervenuto, il malloppo, sempre pagato dai contribuenti, sale a € 634.396,48.
contributi la voce di rovigo 2014
Sostanziali contributi dello Stato Italiano a La Voce di Rovigo, una delle 46 testate finanziate coi soldi dei contribuenti per l’anno 2014. A destra i contributi per il 2015.

 .la voce 1 editrice coopressla voce società cooperativa

La Società editoriale de la voce di Rovigo fino al 2012, e la “nuova”, ultima cooperativa per beccare ancora i finanziamenti col cambiamento della Legge. In piccolo, molto in piccolo alla Paperone, in barba al diritto di informazione dei lettori, c’è scritto: “(Impresa beneficiaria, per questa testata, dei contributi di cui alla legge n.250/90 e successive modifiche e integrazioni)”.  

DOPO I GIORNALISTI LA GENTE: VOX POPULI
A lavorare i fannulloni e profughi de La voce di Rovigo
À la manière de La voce quando ramazza opinioni sui profughi a Rovigo, si riportano alcuni commenti raccolti in piazza Vittorio Emanuele. «Un giornale così ci sputtana a livello nazionale in pendant col sindaco omofobo», perora un passante che sembra anche molto incazzato, ça va sans dire, per restare con l’idioma francese in incipit del paragrafo (che non è francese – incipit!). Una donna con bambino si auspica che il profugo Bellini se ne torni a Rimini a fare l’addetto stampa ai bagni, invece di rubare lavoro ai locali che ne hanno capacità, «vado a fare la spesa al Lidl per risparmiare qualche soldo –  spiega, – e trovo incredibile che questi fannulloni de “La voce” siano mantenuti coi soldi dei contribuenti». Secondo un altro passeggiante nella piazza centrale della città, Roberto Rizzo, ricco ed anziano pensionato gazzettiniano, dovrebbe lasciare il lavoro ai giovani ed andare alla bocciofila di Casa Serena a far rotolare le bocce-capocce. Anche i giovani sono preoccupati per un giornale considerato volgare e razzista anzichenò: «Fa proprio ribrezzo che ci siano giornalisti pagati per fare discriminazione razziale a mezzo stampa, come Alberto Garbellini, – dichiara uno studente di architettura di Ferrara, – e Randolo e Ketty Areddia – rincara la dose un altro, che invece studia Scienze dell’Educazione a Padova, – ma avete letto cosa scrivono?».  Un’accusa particolarmente violenta, che viene omessa per non rischiare querele, viene rivolta al fotografo de “La voce” Chiarion per le sue fotografie di primi piani ai profughi senza nessun rispetto per la privacy, tenuto conto che tanti di questi fuggono da persecuzioni e guerre etniche. Nonostante ripetute interviste non si è trovata voce che difenda i giornalisti de “La voce” di Rovigo, anzi solo uno, di Gavello – un uomo chiamato cavallo, che di passaggio in città ci tiene a sottolineare che gli immigrati rubano lavoro agli italiani e magari si mettono a fare il Sindaco ed anche il Giornalista. Il senso della nostra inchiesta giornalistica è di raccogliere e di dare voce ai normali cittadini ma, in effetti, in piazza Vittorio Emanuele, si trovano per lo più pensionati e politicanti. Ed allora ci siamo spostati ad un supermercato cittadino per raccogliere altre impressioni, che non si scostano dai commenti precedenti, con l’aggravante delle ingiurie vere e proprie verso un giornale come “La voce di Rovigo” che farebbe vergognare tutta la città. Una cassiera allarmata ci segnala che è obbligata a lavorare anche di domenica per sopravvivere in periodo di crisi economica profonda e «questi parassiti de “La voce di Rovigo”, fannulleggiano da mane a sera con i soldi dello Stato e con le tasse che paghiamo?». Per finire questa carrellata si riporta il commento di un marocchino islamico che sta facendo la spesa con la moglie ed i figli: «Se non ci fossimo noi immigrati a fare i lavori più sporchi e sottopagati ed a garantire le pensioni degli Italiani, vi farebbero una legge Fornero all’anno, con decine di migliaia di esodati senza paga. E La voce mi pare un vero e proprio giornale da Turchia, che vanifica tutti gli sforzi di integrazione reciproca e di rispetto per gli altri».

la voce III 30 luglio 2016La voce, sabato 30 luglio, fotografia a tutta terza pagina, quella “centrale” del giornale. Nessun rispetto neanche per chi prega. Ma il direttore Bellini, il capo-cronista Rizzo, il fotografo Carletto Chiarion, sono giornalisti o quacquaraquà, per dirla con un fonosimbolismo siciliano?

bacchetta
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