Que viva Ken Parker!

aprile 16, 2015

Ken Parker è vivo e lotta assieme a noi: boycott il n.50 di Ken Parker di Mondadori e Berardi-Milazzo! No alla speculazione finanziaria sulla adolescenza assassinata. Petizione per la sopravvivenza di Ken Parker.

PREMESSA
Della “morte”, non come sospensione ma come fine della serie di Ken Parker se ne è discusso in diversi siti della “rete”. Ecco un esempio.
> L’epilogo di Ken Parker: la parola a Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo
Blog, 15 aprile 2015. Un capitolo finale epico, commovente, spiazzante, che sta dividendo i lettori e facendo montare accese polemiche in rete. Ma del resto, non poteva essere altrimenti, se il protagonista della storia è Ken Parker, personaggio che ha sovvertito le regole creative e le modalità di lettura del fumetto popolare italiano. Ecco i retroscena con gli autori.





ciao ken parkerFIN DOVE MUORE IL MATTINO – la morte di Ken Parker
Un lungo e doloroso e tragico addio alle utopie degli anni Settanta
Italia, Pianeta Terra, 10 aprile 2015. È uscito, dopo un’attesa lunga vent’anni, Fin dove arriva il mattino, l’ultimo numero (il 50) di Ken Parker scritto da Giancarlo Berardi e disegnato da Ivo Milazzo, edito da Mondadori., sezione comics. 
L’episodio, inedito, pone la parola “fine” all’umana avventura di Ken Parker che muore tragicamente come una persona in carne ed ossa, diviene cadavere, sovvertendo la vita e la gestalt fumettistica che lo avevano prodotto.
Boycott kenparker 50
Il discusso n.50, ed ultimo, della serie Ken Parker edita da Mondadori

BOYCOTT IL NUMERO 50 DI KEN PARKER
Certo che dopo vent’anni di prigione, morire così, per una ferita inflitta da una ragazza appena liberata da due bruti violentatori, è dura.
Un prodotto da boicottare, da non acquistare, per sopravvivere alla bieca quotidianità e rinnovare speranza di giustizia sociale. Nessun dinero alla Mondadori ed a Berardi-Milazzo, «distruttori di eroi», per questa dis-umana avventura, vera e propria ingiustizia sociale. E Ivo Milazzo poteva fare obiezione di coscienza invece di milazzare carponi alla Mondadori. Se Berardi-Milazzo avevano bisogno di soldi si poteva organizzare una colletta di sostegno o invocare la legge Bacchelli. “Fin dove arriva il mattino” recita il tito-lo della storia che porta all’assassinio di Ken Parker, “Seconda stella a destra e poi dritto fino al mattino”, si suggerisce qui, per citare Peter Pan, per rinnovare il viaggio – che è l’adventura. Un mattino che porti luce e speranza e non eclissi di oscurità. Perché se un fumetto può diventare adulto può anche invecchiare con dignità.

sciopero - Ken Parker
Ken Parker, condannato a 20 anni di prigione perché durante la brutale repressione poliziesca di uno sciopero a Boston per aiutare una ragazzina a scappare, è costretto a uccidere un poliziotto. 

IL LIMBO DEGLI EROI DEI FUMETTI
«Se un personaggio non viene usato dal suo autore, finisce qui in attesa». In uno strano limbo, a metà strada tra il sogno e l’incubo, il “dimenticatoio”, vanno i personaggi dei fumetti interrotti. Così, per restare a Gian Berardi e Fofò Milazzo, non muore assassinato Tiki, ragazzo guerriero dell’Amazzonia, non muore assassinato Marvin il detective, non muore assassinato Tommy Steele e neanche Giuli Bai & Co.
tiki Marvin tom's bar giuli bai & co.
Alcune serie sospese, non assassinate, dal dinamico duo Berardi-Milazzo. L’ultimo riquadro raffigura i personaggi di Giuli Bai e Co.

HASTA SIEMPRE: aria di ribellione
“Beato quel popolo che non ha bisogno di eroi”, scrive Bertolt Brecht, e maledetto quel popolo in cui tutti vogliono essere protagonisti. “Sono diventato vecchio senza diventare maturo” dice Francesco Guccini, ma se diventare adulti vuol dire diventare qualunquisti, benedetta l’adolescenza! Quando chiesero a Ernst Bloch, il filosofo dell’utopia e della speranza, di indicare gli autori che avevano maggiormente influito sul suo pensiero, egli rispose facendo i nomi di Hegel (il filosofo) e Karl May, un  oscuro scrittore popolare considerato però il Salgari tedesco. E Salgari, ripreso in molte storie a fumetti, come altri autori tipo Stevenson, Conrad, Pemberton e Pignatelli, Curwood, Zane Grey, Sabatini, la baronessa Orczy, Conan Doyle, Mason, Rider Haggard, potrebbe essere lui medesimo un moderno scrittore di storie a fumetti, di quelle dove ci si saluta per incontrarsi o per ripartire per nuove avventure. Ed allora un saluto a braccio alzato, un “so long!”:
all’indomito assertore e diffusore di giustizia Emilio Salgari, a Sandokan – il padre del capitano Nemo, che già dal 1868 combatte contro i colonialisti, a Robin Hood ed agli allegri compari della foresta,  a Tex Willer che, dalla parte degli indiani diventa Aquila della notte, all’infanzia perduta – recuperata, perduta e re-cuperata, a Tom Sawyer e Huckleberry Finn, ai ragazzi della via Pal, ai figli del capitano Grant, a Zagor-te-nay, lo spirito con la scure che, in ogni parte del mondo, sa sempre da che parte schierarsi, da quella degli oppressi: hasta siempre!

  sandokan alla riscossarobin hood le avventure

RIBELLARSI È GIUSTO
Ken Parker (pubblicato dal 1977) è un fumetto dell’adolescenza, quella che perimetra anche l’isola misteriosa e quella del tesoro, che non muore mai e va coltivata, anche nella vecchiaia, con il suo spirito di ribellione contro l’ingiustizia: chi ha letto e amato Ken Parker non diventerà mai un Leghista! Ken Parker, con la sua compagnità, era con noi a Bologna ’77, nel Kurdistan turco nel 1998, a Genova 2001, assieme a tanti amici e fratelli e
sorelle ma anche assieme a Couchillo di “Corri uomo corri”, a Ernesto Che Guevara, a Robin Hood, a Sandokan, a Frodo del Signore degli anelli, a Dick Sand – capitano di 15 anni, a Jim Hawkins, a Mary Grant…  
Corri uomo corri Sollima

LA MORTE DI SHERLOCK HOLMES
Anche Serlock muore, nel 1891, ma viene fatto resuscitare per la protesta dei suoi lettori. Perché sono i lettori – Noi, che tengono vivo un personaggio anche dal punto di vista economico visto che una saga di fumetti “muore” quando mancano gli acquirenti. Muore la saga ma Roland Eagle, Capitan Miki ed il Grande Blek, Mister No e Pecos Bill, Hondo e Kociss e Akim, restano nel mondo degli eroi e della memoria di chi li ha vissuti come monito ed esempio che la vita va degnamente vissuta. Perché senza la fantasia si muore dentro e fuori, nella carta e nella realtà. Sherlock Holmes di Berardi-Trevisan

GLI EROI DEI FUMETTI NON MUOIONO
I personaggi dei fumetti non muoiono [in effetti nel fumetto statunitense solo Capitan America muore, mentre Superman muore ma poi ritorna – Ndr], vanno, magari, nel limbo da dove, ogni tanto, possono essere ripresi per uno “speciale”, una dedica affettuosa, una testimonianza storica. Perché sarebbe come far morire la nostra adolescenza (da adolescĕre, crescere) che germoglia e matura anche col supporto dell’ad-ventura (che vuol dire le cose che verranno) che, invece deve sopravvivere e metabolizzare in adultità, e trovare dimora – una stanzetta ben definita, nella nostra coscienza, per farsi ancora presente e guida nelle azioni e nei sentimenti.
ken parker mito giovanile“I miti e gli eroi”, modelli da imitare, da Ken Parker Magazine n.25 febbraio 1995

SOLO “SILENZIO” MUORE
Dei protagonisti del western italiano degli anni ’60, il cosiddetto spaghetti western, che tanto ha influenzato anche i fumetti del genere, fra Joe, Ringo, Django (che prende nome dal musicista “zingaro” Reinhardt), Sartana, il Monco, Trinità, solo Silenzio muore, ma il regista Sergio Corbucci ne gira una finale alternativa, solo per il mercato estero – in verità, dove, invece, il silenzioso protagonista riesce, ancorché ferito, a sopravvivere uccidendo tutti i cattivi a partire dal mega malvagio in-terpretato da Klaus Kinski. 

Il grande silenzio Corbucci

C’È IL TEMPO DELLA MORTE E QUELLO DELL’ADDIO
C’è il tempo della separazione, estote se-parati, che matura l’adolescenza e che si coniuga in diverse maniere e varianti, due fra tutte.
C’è il tempo della morte, come quello di Ken Parker che mi sono rifiutato di comprare e leggere ma di cui  vedo, in internet, uno scroscìo di ovazioni, quella indecente pratica nata da pochi decenni ad applaudire il feretro del morto, una elaborazione consumistica e presenzialista televisiva del lutto. E mi viene da pensare che nessuno ha sussunto il pensiero critico e umano, fuori dagli schemi e dal branco, dell’esploratore Parker. Una sussidiarietà – sot
tomissione agli autori, pur di prestigio come Berardi-Milazzo, che spegne e assorda la libertà di pensiero e di espressione e crea branchi di uggiolanti servitori in fila indiana, uno per uno, e che fa riflettere sui tempi…
E c’è il tempo dell’addio, del groppo alla gola, della commozione, della partecipazione emotiva ed empatica con gli autori: e mi viene da ri-cor-dare l’addio a 
Nanuk, quello con Pat O’Shane, per fare due esempi, ma ancora mi prende la commozione della separazione da Susweca (Susy), in Ken Parker Magazine n.5, dicembre 1992. «Susy resterà molto male quando saprà che sei partito senza salutarla…», Brady, Giubba Rossa, «Ho vissuto molti addii. Sono tutti strazianti. Le ho lasciato una lettera.», Ken. Ecco quello di Ken Parker deve essere un tempo dell’addio non della morte.susweca (susy)Susy, piange alla partenza di Ken che non ha voluto salutarla per non crearle dolore 

LA MORTE DI KEN PARKER
In effetti Ken Parker muore in ”Epilogo di Orso Nero”, Ken Parker Magazine n° 19/20 Agosto/Settembre 1994, ma poi resuscitato, con un «espediente» da Giancarlo Berardi [che glielo promette a Ken Parker  in “Tra le braccia della morte”, Ken Parker Magazine n.25 , febbraio 1995 – Ndr].
ken parker muore KPM 19-20 1994
IL LUNGO ADDIO DI KEN PARKER
Ken Parker chiude il ciclo di avventure, senza morire, il suo è un vero e proprio addio, con lo Speciale n. 4 “Faccia di rame”, della Sergio Bonelli editore, del 4 gennaio 1998. «Non amo gli addii…», scrive a memoria Giancarlo Berardi, «»Nessuno può sapere cosa ci riserva il futuro. Ma si deve comunque prendere atto del presente. E il presente registra una situazione di stallo per quanto concerne il numero dei lettori che seguono (con passione) questa serie. Una situazione difficile che si trascina da parecchio e che ha inevitabilmente spinto gli autori e l’editore a intraprendere nuovi progetti.. D’altra parte, il filo che unisce il “popolo” di Ken Parker è di quelli che non si possono recidere sospendendo una pubblicazione. In vent’anni abbiamo condiviso crescita, emozioni, sogni e indignazioni. Un bel po’ di roba in una, in una società caratterizzata da una profonda crisi di valori. Nella vita, a volte, capita che qualche persona cara debba assentarsi per un lungo periodo di tempo. Ecco, mi piace pensare che Ken sia in partenza per una delle sue avventure on the road, una vicenda che non sappiamo quanto lo terrà lontano e che forse ci racconterà o forse no. È certo, comunque che si porterà dietro la stima, l’amicizia e l’affetto di tutti coloro che l’hanno seguito nel suo cammino fin qua. E anche la commozione e la gratitudine di chi ha avuto il privilegio di raccontarne la storia. So long, Ken. So long, amici. So long».
Ken parker speciale 4  1998

SOLO BERARDI MUORE e fallisce la Mondadori
Solo Sergio Bonelli muore e Ade Capone e Lorenzo Bartoli e Bonvi, gettando nel dolore e nella costernazione chi li aveva amati e conosciuti, ma Mister No (e Zagor) e Lazarus Ledd e John Doe e le Sturmtruppen No! Solo Giancarlo Berardi può morire e Ivo Milazzo può morire (e la Mondadori di Berlusconi può fallire) ma non i personaggi che hanno creato, non da soli, ma insieme all’ambiente sociale ed alle relazioni del preciso periodo storico in cui loro stessi sono vissuti e vivono in attesa della morte. bonviparkenNella Costituzione del fumetto, una notevole somiglianza tra Bonvi e Ken Parker

UNA MORTE ALTERNATIVA
Perché rispolverare Ken Parker dopo 17 anni (da gennaio 1998 a parte la breve comparsa a ottobre 2013 con le 12 tavole di “Canto di Natale”),  per farlo morire tragicamente creando dolore e disperazione fra i suoi amici e sostenitori? Non si poteva, a 65 anni [Kenneth Parker, nato a Buffalo Wyoming il 20-11-1844 muore nel 1908 a 65 anni di età, secondo la vicenda narrata nel  n.50 di Mondadori Comics – Ndr], e dopo ben 20 anni di orizzonti ristretti in un carcere, mandarlo a vivere ed invecchiare di banalità, di fatti quotidiani, a coltivare l’orto ad allevare i pargoli e magari a raccontare loro qualche storia della buona notte, nel ranch di Pat O’Shane o a fare il nonno nella famiglia di Teddy Parker se proprio si voleva farlo entrare nella “normalità” e nella adultità?
le avventure di teddy parkerLe avventure di Teddy Parker, figlio (adottivo) di Ken, che poteva diventare una nuova serie e contenitore anche per Ken Parker anziano.

BERARDI E LA “TERESINA”
Se Giancarlo Berardi fosse affetto da “teresina” ed i suoi problemi personali e tragedie esondassero nella sua immaginazione artistica, che faccia morire – allora, Julia che è un fumetto per adulti e può essere metabolizzato all’uopo. Perché l’assassinio di Ken Parker sembra una rinuncia, una resa, un lungo addio alle utopie con la tragedia perpetrata dalla crudele realtà. L’adolescenza non deve essere uccisa per aprire lo spazio alla adultità, ma trasmuta, cresce e resta dentro a fare da motore, a covare passione a bruciare desiderio a muovere indignazione per creare nuova realtà.
Ivo Berardi-Giancarlo Milazzo - teresina
Ivo Berardi e Giancarlo Milazzo colpiti per la prima volta dalla “teresina” il 15 settembre 1978, poi virtualmente superata. La “teresina” è un virus di rimbecillimento nefasto che può taroccare il cervello attacco a sorpresa in giovanile età e poi restare latente fino alla senilità quando mancanza di evidenze e pertinenze sensoriali la possono richiamare in azione ed allora sono guai perché gli anticorpi della senescenza sono scaricati ed incapaci alla resistenza.

BERARDI GO HOME
«Perché non provate a sedervi su un candelotto di dinamite e a darci fuoco, tanto per cambiare!?!» gliele cantava Ken Parker, senza peli sulla lingua, a Berardi-Milazzo che, in apparizione fumettistica gli avevano scassato le transizioni,
«fan-culo Berardi-Milazzo e fan-culo la Mondadori», si potrebbe replicare alla granzettiera, senza peli sullo stomaco, per concorso in omicidio nell’assassinio premeditato di Ken Parker. Apriamo una petizione, martelliamo di telefonate e di lettere giorno e notte, facciamo Moby Dick e Stalker indomito a Giancarlo Berardi perché receda dalla sua insana creazione, una vera cazzata senile, e faccia sopravvivere un eroe della nostra giovinezza e della nostra vecchiaia, prima che l’Alzheimer, che gli dimentica la dignità, la resistenza, l’umanità, lo devasti del tutto. E se non ce la fa a scrivere un proseguio di Ken Parker – che è vivo e lotta assieme a noi!, perché gli sono rimasti due neuroni che giocano a tip-tap nella cavità cervicale, possiamo contattare qualcuno di adeguato tipo Mauro Boselli, Gianfranco Manfredi, ma anche Zerocalcare o Wu Ming!

ken parker incazzato con berardi-milazzoKen Parker, pionieristico ed antesignano – anzichenò!, gliele canta a Berardi e Milazzo nella storia “Uomini bestie ed eroi” edito il 15 settembre 1978.

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INVITO A BERARDI-MILAZZO E MONDADORI COMICS…
giancarlo berardi a cagare ivo milazzo a cagare
… ANDATE TUTTI A CAGARE!!!!

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KEN PARKER È VIVO
Ken Parker 1
E CAVALCA ANCORA!!!
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KEN PARKER È VIVO
Ken Parker  53
E CAVALCA ANCORA!!!...
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KEN PARKER È VIVO
Ken Parker 19
E CAVALCA ANCORA!!!
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KEN PARKER È VIVO
Ken Parker  20
E CAVALCA ANCORA!!!
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KEN PARKER È VIVO
Ken Parker 15
E CAVALCA ANCORA!!!
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KEN PARKER È VIVO
Ken Parker  31
E CAVALCA ANCORA!!!
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KEN PARKER È VIVO
Ken Parker 62
E CAVALCA ANCORA!!!
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KEN PARKER È VIVO
ken parker cavalca ancora
E CAVALCA ANCORA!!!

 

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N.B. I disegni e le copertine di Ken Parker sono di Ivo Milazzo.

bacchetta
> Il video – Il western di questo articolo in formato video. 

AD-VENTURA
> Isole nella testa, isole nel cuore
Un “viaggio”   nel mare dell’avventura,  alla ricerca di isole perdute, misteriose, in-cantate, del tesoro. Che, forse, confluiscono e si sovrappongono in una medesima configurazione: nell’arcipelago dell’Utopia. Quella che fa alzare lo sguardo e abbracciare l’orizzonte, quella che produce quel movimento che deriva da “ex-movere”…
 

 

2 Risposte to “Que viva Ken Parker!”

  1. Fabrizio Marongiu said

    Ciao, sono Fabrizio. Vorrei precisare che è sbagliato dire che nella storia “Fin dove arriva il mattino” Ken Parker è morto. Io sono un vecchio fan di Ken Parker e lo seguo da anni; se si legge la storia conclusiva della saga di Ken Parker “Fin dove arriva il mattino”, fino all’ultimissima pagina Ken, anche se ferito, è vivo, e la storia finisce così, mentre lui osserva l’alba in arrivo. E’ un finale aperto, ma la saga di Ken si conclude, come per molti altri personaggi, con il protagonista vivo. Ken chiude la sua saga da vivo, non da morto. E’ un finale aperto. Nella conferenza stampa che Berardi e Milazzo hanno fatto pochi giorni fa a Milano, si evince che i due autori non erano in accordo sulla sorte di Ken. Alla fine, Berardi ha optato per un finale amaro ma aperto, e infatti lui stesso ha detto di non sapere cosa succede dopo gli eventi di “Fin dove arriva il mattino”. Milazzo, addirittura, ha detto che “per me Ken non è morto”, e ha aggiunto che dopo gli avvenimenti di “Fin dove arriva il mattino” , Ken Parker andrà a San Francisco per pregare sulla tomba di Ishi, riferendosi all’ultima tavola della storia “Faccia di Rame” uscita nel 1998, dove si precisa che ciò è avvenuto “dopo molto tempo”, quindi sicuramente dopo la scarcerazione di Ken e dopo la storia di “Fin dove arriva il mattino”. Berardi sembra abbia fatto una battuta su queste parole di Milazzo, mostrando di non condividerle, forse. Tuttavia il finale aperto lo ha sempre scritto lo stesso Berardi. Certo, il finale è amaro, Ken è ferito, ma non è morto. La sua saga la conclude da VIVO !!! E c’è di più: ancora Berardi ha detto che ogni lettore è libero di farsi un’opinione su ciò che accade dopo l’ultima pagina di “Fin dove arriva il mattino”, proprio perché Berardi ha voluto questo finale aperto. Ken Parker è vivo, viva Ken Parker.

  2. Biancoenero said

    Caro Fabrizio,
    grazie per le delucidazioni. Non ho acquistato il n.50 per non rovinarmi il sapore di Ken Parker con la sua morte e, quindi, non conosco nei particolari la sua dipartita. In tutta la “rete”, comunque, la “fine” di Ken Parker coincideva con la sua morte. E, in tutti i casi, dopo diciassette anni di silenzio Ken Parker ritorna in edicola con un episodio in cui esce di galera, dopo venti anni, per trovare la sua “fine”. Dici che il finale resta “aperto”, speriamo non lo resti per altri 17 anni. Ken, come scritto, era già “morto” nel Ken Parker Magazine del 19/20 Agosto/Settembre 1994 ma era “ritornato” pochi mesi dopo. Sì, in “Faccia di rame”, che è l’ultimo episodio uscito nel 1998, Ken va “dopo molto tempo”, però nel disegno non pare invecchiato di vent’anni e più, per pregare sulla tomba di Ishi, ma Berardi se lo sarà dimenticato. Bob

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