Antonin Artaud c/o manicomio di Rovigo 1/2

dicembre 18, 2010

Martedì 21 dicembre (di luna piena), alle ore 21, presso il Csv – viale Trieste 23, Rovigo, Biancoenero presenta il video-film: “Aliénation et magie noire”, par Antonin Artaud, de l’asile de fous de Rovigo.

DIS-AFFATTURARE LE COSCIENZE
Già dal 1939 nel manicomio di Ville-Évrard, Antonin Artaud comincia a costruire i propri amuleti, per reagire agli “affatturamenti” che annichiliscono la sua coscienza. Incarcerato in uno dei manicomi che «sono ricettacoli di magia nera consapevoli e premeditati», scriverà in apertura del testo di “Aliénation et magie noir”, del 1946. Ma non è una situazione solo individuale, perché  «… questa società è nata da un trucco di magia, da una immonda operazione che le ha dato diritto di cittadinanza nelle cose e che continua a mantenere a dispetto di tutti a forza di affatturamenti. – E le sue istituzioni sono sempre state sancite soltanto per difendere il gran segreto. Tutto ciò che insorge viene dichiarato pazzo o fuori di sé, avvelenato, incarcerato, messo in stato di demenza, costretto al suicidio, paralizzato.» ( A André Breton, 14 gennaio 1947).
Ed allora, considerato che «siamo in un mondo inutile a forza di essere eternamente affatturati», il teatro, il disegno, la segnaletica scritta e verbale di Artaud possono essere visti come tentativi di dis-affatturazione, per levare o almeno alleviare la “fattura” che avvelena la coscienza; perché occorre «fare stregonerie per fare smettere gli aggressori occulti» e cercare la propria “autenticità” di esseri viventi.

IL VIDEO-FILM
e non c’è niente di meglio di un manicomio
per covare dolcemente la morte,
e tenere in incubatrice i morti
“Aliénation et magie noire” è un violento atto d’accusa contro la pratica repressiva dell’internamento e dell’elettrochoc, registrato nel 1946 da Antonin Artaud, per una trasmissione radiofonica, dopo la sua dimissione (assistita) dal manicomio di Rodez dove, dal 1943 al 1945, aveva subito 51 elettrochoc. Il testo viene rivisitato e commentato, da Roberto Costa – Redazione Biancoenero, in un video-film, con immagini dal manicomio dismesso di Granzette (1930-1997).

LETTERA AI PRIMARI DEI MANICOMI
Artaud (1896 – 1948) denuncia una situazione manicomiale di cui è stato vittima, ma già nel 1925, giovane artista nel corpo – nello spirito e nelle speranze, aveva pubblicato una lettera critica ai primari dei manicomi su la “Revolution surrealiste” n.3, “Lettre aux Medecins-chief des asiles de fous”: «Signori, le leggi, il costume vi concedono il diritto di valutare lo spirito. Questa giurisdizione sovrana, terribile, la esercitate a vostra discrezione… Che i manicomi (asiles) lungi dall’essere degli asili (asiles), sono delle spaventevoli prigioni…».            “Aliénation et magie noire”, si può trovare su “Artaud le Mômo”

DESCRIZIONE DEL VIDEO
“Aliénation et magie noire”, lettura radiofonica di Antonin Artaud, con commento visivo manicomiale – 5 minuti e 56 sec, costituisce la parte centrale del video. In apertura, in puro stile artaudiano, c’è una invettiva ai (pre)potenti fattucchieri della cultura rodigina, in chiusura una nota audio-visiva alla denuncia sui manicomi e sull’elettrochoc. Il commento sonoro della premessa ed epilogo, è tratto dai “bruitage” di “Per farla finita col giudizio di Dio”, scritto e realizzato da Artaud per la radio francese, ma bloccato il giorno stesso della messa in onda, il 2 febbraio 1948. Un mese prima della sua morte, avvenuta il 4 marzo seguente.

ELETTROCHOC TERAPEUTICO?
La terapia elettroconvulsivante, comunemente nota con il nome di elettroshock, utilizzata per la cura di alcuni disturbi mentali, è stata praticata, a partire dal 1938, dal neurologo e psichiatra italiano Ugo Cerletti, in collaborazione col collega Lucio Bini. Le convulsioni indotte, sono più intense di quelle prodotte durante una crisi epilettica e causano un coma convulsivo. L’induzione di adeguate convulsioni generalizzate è necessaria per produrre il supposto effetto terapeutico.
La terapia veniva usata soprattutto per il trattamento della psicosi maniaco-depressiva, e dei casi più gravi di depressione. Il lavoro e le ricerche del dottor Cerletti ebbero un’influenza notevole, e l’uso della tecnica dell’elettrochoc si diffuse velocemente in tutto il mondo, a partire dalla seconda guerra mondiale, soprattutto per rendere più docili i pazienti poco disciplinati e collaborativi. Ma già nel 1941 apparvero i primi studi di ricercatori (Jessner e Ryan) che denunciavano l’azione distruttrice sul cervello causata dal trattamento. L’elettrochoc è stato definito da alcuni scienziati come “lobotomia diffusa”, dove la “guarigione” avrebbe come controparte un inevitabile deficit mentale. Lo psichiatra Franco Basaglia, per passare agli anni sessanta del novecento, affermò che curare una persona con l’elettroshock era come “prendere a pugni un televisore per aggiustarne la frequenza”.
Inizialmente la terapia veniva praticata su pazienti coscienti, senza l’uso di anestesia e rilassanti muscolari. I pazienti perdevano conoscenza (entravano in coma convulsivo) durate la seduta e subivano violente contrazioni muscolari incontrollate, che a volte potevano causare fratture ossee (specialmente alle vertebre) e stiramenti muscolari, e per questo motivo venivano legati.
L’apparecchio comunemente usato per indurre le convulsioni forniva una corrente a circa cento volts per 0,5 secondi che veniva fatta passare attraverso il cervello per mezzo di due elettrodi applicati sulle tempie, previa apposizione di un gel, una pasta o una soluzione salina per evitare bruciature della pelle. Durante il tempo della scarica, il tronco, le membra e i muscoli della faccia entravano in contrazione spasmodica. Terminate le convulsioni si ha un periodo di tempo durante il quale l’attività corticale è sospesa e il tracciato elettroencefalografico è piatto. Al risveglio i pazienti non hanno alcun ricordo delle convulsioni e dei momenti precedenti la sessione. Il ciclo terapeutico comprendeva da sei a dodici trattamenti somministrati al ritmo di tre volte a settimana. L’immagine, che si trova sul web senza specifiche, è un libero rifacimento di una fotografia scattata, presumibilmente  nel dicembre 1946, da Denise Colomb.

ELETTROCHOC PAR ARTAUD
Artaud fu trasferito all’ospedale psichiatrico di Rodez, l’11 febbraio 1943, con il numero di matricola 4311, dopo sei anni di terribili esperienze in altri ospedali psichiatrici. Nella Francia occupata dai nazisti, la condizione di un internato in manicomio è di fatto equivalente a quella di un deportato in un lager. Il trasferimento al manicomio di Rodez, in zona non occupata dai tedeschi, fu fortemente invocato dalla madre e dagli amici dell’artista. Durante il periodo di internamento (fino al 25 maggio 1946) l’artista subì 51 elettrochoc. Fin dall’inizio, egli si ribella con tutto se stesso contro una cura vissuta come tortura, indirizzando al direttore dell’ospedale psichiatrico molte lettere di supplica e di aspra denuncia.
Dal 20 al 25 giugno 1943, Artaud subisce una prima serie di elettrochoc interrotti alla terza seduta a causa di una frattura vertebrale che lo obbliga a letto per due mesi. La seconda serie di dodici gli fu somministrata dal 25 ottobre al 22 novembre dello stesso anno. Fu sottoposto ad una terza serie, sempre di dodici, dal 23 maggio al 16 giugno 1944 («questo trattamento mi ha fatto perdere il pensiero dal 15 maggio al 20 giugno e mi ha reso incapace di scrivere per un mese perché non sapevo più dove fossi né chi fossi ed è una sofferenza che sarebbe potuta es-sermi evitata»), ed un’ultima serie gli fu somministrata nell’agosto 1945. Dal 20 giugno 1943 all’estate 1945, Artaud subì 51 elettrochoc ed altrettanti coma durante uno dei quali fu dichiarato “clinicamente morto” e condotto alla morgue.

* Un testo fondamentale sull’internamento dell’artista: “Antonin Artaud, nel vortice dell’elettrochoc” , Ida Savarino, ed. Sensibili alle foglie, 1998. 

«L’elettroshock mi riduce alla disperazione, si porta via la mia memoria, smorza la mia mente e il mio cuore, mi trasforma in qualcuno che è assente e che sa di essere assente e vede se stesso per settimane alla ricerca del suo essere, come un uomo morto al fianco di uno che vive che non è più se stesso, ma che sostiene la presenza dell’uomo morto anche se non può più entrare in lui».
Lettera allo psichiatra del manicomio di Rodez

«A Rodez je vivais dans la terreur de cet phrase: “M. Artaud ne mange pas aujourd’hui, il passe au choc”. Je sais qu’il y a des tortures plus abominables. Je pense à Van Gogh, à Nérval, à tous les autres. Ce qui est atroce, c’est qu’au XXe siècle un médecin puisse s’emparer d’un homme sous prétexte qu’il est fou et faire de lui ce qui lui plaît».
Da i “Cahiers de Rodez, 1943-1945”

«Perché ogni elettrochoc mi ha ucciso ed io non voglio più essere assassinato».  Da i “Cahiers de Rodez, 1943-1945” .

POETI-SCIAMANI DAL MANICOMIO DI GRANZETTE
Con Artaud, dopo Arthur Rimbaud ed Allen Ginsberg, Biancoenero completa il ciclo dei poeti-sciamani dal manicomio di Granzette. Per proiettare luce su una zona d’ombra della coscienza sociale, un’area ancora abbandonata a 13 anni dalla chiusura. Un epilogo “visionario” alle “cronache manicomiali”. Vedasi più sotto, “Approfondimenti”.
ARTAUD PARTE DUE
Aliénation et magie noire: Artaud a Rovigo 2/2
Martedì 21 dicembre. La presentazione, una trascrizione cum figuris, del video-film “Aliénation et magie noire”, par Antonin Artaud, de l’asile de fous de Rovigo”, a cura di Roberto Costa per Redazione Biancoenero. Con simboli, parole, suoni ed immagini “subliminali” per ridurre l’affatturamento delle coscienze.
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APPROFONDIMENTI
> Cronache dal manicomio di Granzette, Rovigo
Granzette, 25 novembre 2008. Cronache manicomiali, sotto forma di appunti di viaggio illustrati, degli interventi sociali nell’Ospedale Psichiatrico di Rovigo dai primi anni settanta ai primi anni novanta. Un pezzo di storia rimossa anche dai pochi documenti ufficiali proprio perché gli interventi stavano dalla parte dei vinti. Cronache: – il Centro Atomico al manicomio, primi anni settanta; – la Festa di Liberazione, I maggio 1979; – la Tribù Scaronge, anni ottanta; – Tutti i colori della festa, I maggio 1991; e altro ancora, fino al 2004. Con epiloghi vari.

> Psichiatria ECT – Distruggere vite
Un video didattico, da you tube, sull’Elettro-Convulsive-Treatment,  Elettrochoc, in epoca moderna. Della commissione cittadina per i diritti umani.
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Una Risposta to “Antonin Artaud c/o manicomio di Rovigo 1/2”

  1. MrWhite said

    Occasione ghiotta e interessante, purtroppo non potrò essere presente ma ne farò comunque tesoro.

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