Il “manicomio sociale” di Rovigo

luglio 16, 2010

Rovigo, 16 luglio. Il manicomio, verso la chiusura diventa “sociale”. Con la “legge Basaglia” del 1978 anche l’Ospedale Psichiatrico di Rovigo chiude ufficiosamente, ma il “residuo” perdura fino al 31 dicembre 1997. Il Centro del sociale nasce nel 1980 e accompagna con le sue iniziative di socializzazione lo svuotamento progressivo del manicomio, fino alla sua definitiva chiusura.                     

Il “Centro del sociale” del manicomio di Granzette
Dal 1980 alla fine del manicomio
Rovigo, 15 luglio 2010
. Intervista a Giancarlo Saccardin, classe 1948, operatore psichiatrico nel periodo 1972-1980, operatore del sociale dal 1980 al 1993, anno in cui è uscito in distacco sindacale.
Il “Centro del sociale” nasce nel 1980 a seguito di delibera, di aprile, dell’Amministrazione Provinciale che istituisce una “equipe del sociale” per attivare una serie di iniziative di socializzazione e riabilitazione dei degenti. E’ l’epoca post-manicomiale istituita dalla legge “Basaglia”, n.180 del 13 maggio 1978, di chiusura degli ospedali psichiatrici.
Il “manicomio” di Granzette viene suddiviso in tre aree, geriatrica, psichiatrica, socio-riabilitativa, composte da oltre duecento persone per settore. A fianco dei tre classici reparti (uomini e donne) nascono così i cosiddetti “centri ospiti”: due reparti dove stavano le persone che potevano essere dismesse e verso le quali doveva essere rivolta e dedicata l’attenzione principale.
L’equipe del nuovo Centro viene composta da tre operatori psichiatrici, Giancarlo Saccardin, Tiziano Ramòn Rizzieri, Lorenza Gelsomini, che hanno seguito un apposito corso di formazione professionale, dall’educatrice Marina Tosi e dal sociologo Giuliano Casonato. Il Centro del sociale, viene istituito nell’area ex-ceramiche Enaip, dietro, e dopo, la lavanderia.
Il Centro del sociale non ha all’inizio vita facile perché nascono problemi di contrapposizione. Viene osteggiato da medici di vecchio stampo – tipo Vettori, restii a capirne la funzione ed a inviarvi i pazienti: «A cosa serve…», «I xe matti, i resta matti». Ma un po’ alla volta le resistenze vengono superate e la novità viene accettata.
Tutte le mattine, dai vari reparti, piccoli gruppi di pazienti vengono accompagnati al Centro. I primi atti sono rivolti soprattutto sulla cura della persona e sulle cose pratiche: l’utilizzo del dentifricio, dell’orologio, l’uso dei soldi di pensione. Poi l’attenzione si sposta sulla relazione fra le persone, la socializzazione e la realtà esterna. Le uscite al bar del quartiere, all’ufficio postale. Iniziano le settimanali proiezioni di film, le uscite settimanali e l’organizzazione di feste interne.
Da segnalare anche le due serre per la coltivazione degli ortaggi, che coinvolge 7-8 ospiti, che vengono venduti agli infermieri o anche tramite un banchetto esterno. Inoltre, la manualità dei pazienti trova applicazione nel laboratorio per le statuette del presepio confezionate in serie con stampi e poi colorate, una per una, e le sopracciglia con lo stuzzicadenti intinto nel colore.
Le feste , come quelle di carnevale, sono organizzate per coinvolgere il territorio. E l’annosa diatriba se la socializzazione doveva nascere dall’interno o dall’esterno, è fumosa, perché basta che siano fatte.
Con il passare degli anni il “manicomio”, senza più ricoveri, si va progressivamente svuotando: qualche rarissimo rientro in famiglia, la dislocazione nei vari Centri del territorio, in qualche Comunità terapeutica aperta ad hoc – come la Sacra famiglia di Fratta, un buon numero agli ex Istituti polesani di Ficarolo, altri in Istituti per anziani. Anche il Centro del sociale attenua la sua attività fino alla chiusura completa dell’area manicomiale nel dicembre 1997.Alla festa dell’Unità di Granzette, 1987. Da destra, Siviero, Sofia, Crepaldi

I NOMI
Alcuni nomi di assidui del Centro del sociale, che richiamano i volti, le persone: Andrea De Checchi, Bruno Porzionato, Gino Preveato, Bruno Papparella, Eugenio Tomasi, Luciano Brandini, Maria Sanità, Emma Zago e la gemella Elda (o viceversa), Lorenzo Isepato, Dante Segala, Flavio Temporin, Renzo Pigaiani, Pasqualino Pisani… Bonafin, Previato, Casonato (dottor), Masin (Dinga), De Checchi, Papparella
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APPENDICE 1
I numeri dei ricoverati in Ospedale Psichiatrico verso la chiusura
Il 9 settembre 1975, nell’Ospedale Psichiatrico Provinciale di Rovigo, sono ricoverate 656 persone, 336 maschi – 320 femmine. Nel I reparto uomini sono rinchiuse 110 persone, nel III reparto donne 110.
Nell’anno 1976 nell’Ospedale Psichiatrico Provinciale ci sono 700 persone compresi i circa 60 del Reparto Neurologico aperto.
La “legge Basaglia”, del 1978, chiude il “manicomio” e blocca i ricoveri.
In applicazione dell’art. 8 della legge 180 del 1978 (“legge Basaglia”), l’Amministrazione Provinciale di Rovigo istituiva con delibera 706 del 14 luglio 1978 il “Centro Ospiti” caratterizzato dall’accoglienza di utenti dimessi dall’O.P.P. in quanto non più bisognosi di trattamento sanitario obbligatorio. L’apertura ufficiale del Centro Ospiti è datata marzo 1979. In esso, dimessi dall’O.P. sono ospitate 31 persone, allorché risultano ancora 531 soggetti inglobati nel cosiddetto “residuo psichiatrico ospedaliero”.
Nel 1984 erano presenti nell’area dell’O.P. 347 persone: 31 soggetti dimessi e ospitati presso il Centro Ospiti – area del “sociale”, 164 soggetti psichiatrici – area “psichiatrica” e 152 soggetti diagnosticati come appartenenti all’area “geriatrico assistenziale”, ma ancora con-siderati come ricoverati del residuo psichiatrico.
Il 24 aprile 1992 erano presenti 253 soggetti: 60 in lungodegenza, 83 nei Centri Ospiti e 92 in area psichiatrica.
Il 4 luglio 1995 gli utenti sono 223: 77 ospiti del Centro Ospiti, con possibilità di avviamento a Pensionati, Centri Sociali, Gruppi Famiglia, Case di riposo per autosufficienti; 89 soggetti dell’area “psichiatrica”, destinati a Comunità terapeutiche residenziali protette o Strutture residenziali per non autosufficienti; 57 soggetti dell’area “lungodegenza”, indirizzati a case di riposo per non autosufficienti, a residenze sanitarie assistenziali.
Al 31 dicembre 1997, data della chiusura ufficiale del “residuo psichiatrico ospedaliero”, i 223 presenti in O.P. nel 1995 risultano avere trovato la seguente destinazione: 82 alla RSA (Residenza sanitaria Assistenziale – tipo casa di riposo) di Ficarolo, 21 alla CTRP (Comunità Terapeutica Residenziale Protetta) di Bressane, 16 alla CTRP di Canalnovo, 12 alla CTRP di Badia Polesine, 5 al Centro Ospiti di Badia, 5 alla Casa di riposo di Badia, 13 alla RSA di Castelmassa.
[Dati tratti da: Il luogo dei sentimenti negati – L’Ospedale Psichiatrico di Rovigo (1930-1997). Di Luigi Lugaresi. Azienda Ulss 18 Rovigo – Minelliana 1999] 
    Gita del Centro Ospiti, 24-04-1991. Accovacciato in mezzo Tiziano Rizzieri
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APPENDICE 2
                          DALL’ALBUML’operatore Giancarlo Saccardin e lo psichiatra Carlo Pastorelli ravvivano una cena del “sociale” con classico “contorno” di damigiane..
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APPENDICE 3                       Il suonatore di ocarina           Produzione Centro del sociale, altezza 9,5 cm. collezione privata

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APPROFONDIMENTI – il contesto
> Cronache dal manicomio di Granzette, Rovigo
Granzette, 25 novembre 2008. Cronache manicomiali, sotto forma di appunti di viaggio illustrati, degli interventi sociali nell’Ospedale Psichiatrico di Rovigo dai primi anni settanta ai primi anni novanta. Un pezzo di storia rimossa anche dai pochi documenti ufficiali proprio perché gli interventi stavano dalla parte dei vinti. Cronache: – il Centro Atomico al manicomio, primi anni settanta; – la Festa di Liberazione, I maggio 1979; – la Tribù Scaronge, anni ottanta; – Tutti i colori della festa, I maggio 1991; e altro ancora, fino al 2004. Con epiloghi vari. .                                                ***
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