No alla “legge bavaglio” a Rovigo 

giugno 23, 2010

Rovigo, 22 giugno. “Informazione e libertà di stampa. No al ddl Alfano. No al silenzio di Stato” è il titolo dell’assemblea pubblica promossa dalle Associazioni dei giornalisti del Veneto alle ore 21 presso la sala Gran Guardia, in piazza Vittorio Emanuele.

Il tema della serata pare essere di contrasto al varo del disegno di legge Alfano, che limita l’uso delle intercettazioni telefoniche nelle indagini e proibisce la loro pubblicazione nei media con l’intento di armonizzare il diritto di cronaca con quello di privacy – ddl “fiduciato” dal Governo al Senato il 10 giugno scorso e passato alla Camera per l’approvazione, sempre con “fiducia”. In effetti, il soggetto della serata pare essere la sfida fra etica professionale di una categoria e spirito di servizio della corporazione dei giornalisti ai potentati politico-economici.
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PER DIRE NO AL DISEGNO DI LEGGE ALFANO
“Informazione e libertà di stampa. No al ddl Alfano. No al silenzio di Stato” è il titolo dell’assemblea pubblica organizzata per martedì 22 giugno 2010, alle 21, nella Sala della Gran Guardia, in piazza Vittorio Emanuele a Rovigo, da Federazione nazionale della stampa, Re: Fusi – giornalisti veneti freelance, Ordine dei giornalisti del Veneto e Unione cronisti.
Il ddl Alfano sulle intercettazioni impedisce non solo ai giornalisti di fare il proprio lavoro e ai cittadini di essere informati, ma anche alle forze dell’ordine e alla magistratura di combattere efficacemente la criminalità. I giornalisti del Veneto propongono, dunque, una battaglia democratica e civile a difesa della libertà di informazione e del valore della legalità.
Sono previsti gli interventi di Enrico Ferri (vicesegretario nazionale Fnsi), Daniele Carlon (segretario Sindacato giornalisti del Veneto), Martina Zambon (consigliere regionale Ordine dei giornalisti) e Ugo Dinello (presidente Unione cronisti del Veneto). Coordina Nicola Chiarini (presidente Re:Fusi – coordinamento giornalisti freelance del Veneto).
Il tavolo dei relatori, da destra: Daniele Carlon, Nicola Chiarini, Martina Zambon, Ugo Dinello, Enrico Ferri.
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> Il testo del disegno di legge
Norme in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali. Modifica della disciplina in materia di astensione del giudice e degli atti di indagine. Integrazione della disciplina sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche.                               
LE RELAZIONI DEI GIORNALISTI
Verso la manifestazione di protesta del primo luglio
Enrico Ferri: «Il caso Cucchi (ucciso in carcere), Aldovrandi (ucciso dalla polizia) per arrivare al ministro Scajola (travolto dalla vicenda dell’appartamento regalatogli al Colosseo) poi dimesso, sono solo tre esempi di episodi che non potranno essere scritti se passa il Ddl Alfano: pena il carcere (fino a 30 giorni) per i giornalisti e multe di 300 mila euro all’editore. E’ un atto chiaro di censura, di bavaglio dell’informazione. Questo bavaglio renderà più difficile il lavoro delle forze di polizia e dei magistrati riguardo le intercettazioni. Siamo in una china pericolosa, molto pericolosa. Ma va ricordato che la primogenitura del disegno di legge sulle intercettazioni spetta al governo di Centro-sinistra, nel 2007, col ministro Mastella».
Daniele Carlon: «Si vuole limitare il diritto di in-formazione (art.21) per salvaguardare il supposto diritto di privacy (art.15), limitando le intercettazioni. Ma non è il diritto alla privacy, alla riservatezza, è il diritto dei potenti a fare i loro porci comodi. Si invoca il diritto di privacy, anche per chi ha responsabilità politiche, per bastonare i giornalisti e la magistratura. Protesteremo contro questa censura continuando ad informare, per le notizie di spessore nazionale, attraverso siti internet stranieri».
Martina Zambon, rappresenta i precari ed i free lance nel Consiglio regionale: «L’Ordine invita alla disobbedienza civile perché è un disastro dal punto di vista della libertà. Se passa questo disegno di legge si crea una situazione insostenibile soprattutto tra i precari».
Ugo Dinello. «Ne verremo fuori malissimo, non si potrà più fare cronaca giudiziaria, il Ddl 1611 è una grande puttanata. Tutti gli atti giudiziari devono essere pubblici tranne i ben motivati “atti secretati”. La democrazia è nata nell’antica Grecia, ad Atene, proprio quando i processi, dai templi, sono stati portati in piazza. Una legge del genere all’estero non sarebbe presentabile, su 23 pagine complessive, cinque sono dedicate alla difesa dei servizi segreti, e altre quattro al divieto di intercettazioni di ecclesiastici».                    
LIBERTA’ E SILENZIO STAMPA A ROVIGO
La stampa regionale, con un sussulto di dignità ed etica professionale, cala a Rovigo per protestare contro il tentativo di im-bavagliare l’informazione, ma trova il vuoto in sala. Già la notizia è apparsa stringata e scaglionata sui tre diversi quotidiani, poi alla manifestazione mancano i tre capocornisti (Carlo Cavriani – Andrea Panozzo – Donato Sinigaglia) i veri e propri “fiduciari” locali dell’informazione da “minculpop”, mancano anche i referenti del Sindacato e dell’Ordine giornalisti polesano, Donato Sinigaglia e Maurizio Romanato, mancano i pezzi grossi come Luca Gigli, un vero e proprio ossimoro, come cronista, da quando ha dichiarato che «Travaglio è l’unico giornalista che dice la verità». Fra i “pezzi grossi” manca pure Cristina Fortunati, la pettegola del Gazzettino, Rosanna Cavazzini l’impellicciata giornalista di Viva la Costituzione, manca il giovane Francesco Casoni che all’ultima pedalata per la pace Pezzoli-Rovigo, aveva fatto un intervento a difesa dell’art.21. In effetti la categoria dei giornalisti locali dovrebbe essere ormai tutelata dalla “Carta di Trieste”. Il silenzio in sala è spezzato solamente da Franco Pavan, a cui sembra affidata l’arroganza priapica della corporazione locale e dalla folcloristica Daniela Muraca. Fra i 25 presenti, con contorno di Piddiume e confraternita locale, anche alcuni autentici “refusi” come Paolo Aguzzoni da Badia, Alberto Garbellini da Rovigo e Nicola Quadrelli, da chissà dove. La scarsa categoria è completata da alcuni giovani e silenziosi precari.                             
DIBATTITO
Nel dibattito, tiepido e generico nonostante la buona volontà – anche battagliera, dei relatori, emerge la figura di Franco Pavan che, dismesso il “codice gallina” che indossa per lavorare (?) a “Il gazzettino”, interviene – «se si tratta di pourparler», cercando di svalorizzare l’iniziativa rivelando che a Rovigo «lo sanno tutti che nei giornali si entra solo per raccomandazioni di partito e di Curia», subito ribattuto dal moderatore Nicola Chiarini che specifica «esclusi, naturalmente, tu ed io!». Per restare in tema di “partitocrazia” locale, mancando il Vescovo, c’è da sottolineare la presenza e l’intervento del segretario del Pd polesano Federico Frigato, seguito dall’assessore comunale all’immigrazione Giovanna Pineda e l’aggirarsi di Federico Saccardin, ex presidente della Provincia, baci-ed-abbracci con Nicola Quadrelli. Da segnalare anche l’intervento nebbioso ed obnubilato della “giornalista” Daniela Muraca.                                           
NA’ MOTTA E NA’ BUSA
“Na’ motta e na’ busa fa un guaivo” si dice in Polesine per confermare la legge della “livella”. Ma il Polesine, a tutti i livelli, è la “buca”, altri sostengono si tratti di vera e propria fossa biologica, che parifica le vette nazionali. Così è nella politica, con Gabriele Frigato – segretario del Pd, buca del nazionale Pier Luigi Bersani, con Giovanna Pineda di Rifondazione Comunista (in questo caso più che buca “fossa della Marianna”), contraltare del nazionale Paolo Ferrero, nel volontariato dei Diritti Umani, con Nunzia Baglivo – responsabile di Emergency, a bilancia del nazionale Gino Strada, nel teatro con Luca Ronconi a livello nazionale e Gabbis Ferrari locale. Nel giornalismo, se al nazionale ci possono essere Santoro e Travaglio, al locale bisogna scavare e scavare in profonda profondità per trovare i sunnominati Chiarini e Pavan, facendo finta, come emerge dal loro interloquire, che siano gli unici fuori “ghenga”, non raccomandati, del mestiere. Tanto per specificarne la valenza: dal Chiarini, difensore a parole dell’Art.21, la Redazione Biancoenero è ancora in attesa, dal 6 luglio 2009, nonostante cinque richieste scritte e l’ultima all’Ordine dei Giornalisti, di sapere i contributi pubblici al Deltablues 2009 di cui egli è addetto stampa; del Pavan, detto “codice gallina”, basti ricordare che è stato segnalato all’Ordine dei Giornalisti del Veneto per diffamazione e mancata rettifica nei confronti di Biancoenero. Anche Daniela Muraca è stata rettiificata per legge dal Comitato Primo Marzo di Rovigo.                                             
GLI IMBAVAGLIATI CONTRO IL BAVAGLIO
Come Redazione si riporta sintesi dell’intervento di Roberto Costa – direttore, che è passato sotto silenzio, fuori luogo e fuori contesto.
«Mi collego a quanto ha detto il “collega” Pavan – ha esordito egli – per fare una esortazione: che i giornalisti usino della lotta contro il bavaglio per s-bavagliare loro medesimi! Dal rapporto di Freedom House, per l’anno 2009 sulla libertà di stampa in 195 paesi del mondo, risulta che l’Italia sta al 73° posto, alla pari con il Tonga. Il rapporto sottolinea addirittura la retrocessione dell’Italia a Paese in cui la stampa non è libera – “free”, ma parzialmente libera – “partly free”. Ed allora, se i giornalisti vogliono recuperare credibilità ed etica professionale, coniughino la lotta contro la “legge bavaglio” con il diritto-dovere di in-formare, che a Rovigo è quotidianamente negato, e ne sono testimone con segnalazioni più che decennali all’Ordine dei giornalisti per violazione dell’Art.21. Occorre che la “categoria” recuperi credibilità ed autonomia dalla “partitocrazia” e si colleghi, e si metta in “rete” e ne dia piena informazione, a tutte le battaglie a difesa della Costituzione, come quella degli operai di Pomigliano, come quella degli Immigrati contro il “pacchetto-sicurezza” delle “leggi razziali”, per fare alcuni esempi. Occorre che i giornalisti recuperino credibilità come categoria e non come corporazione serva del potere politico-economico».                                            
APPROFONDIMENTI – verso il primo luglio
> Il primo luglio contro la legge bavaglio – FNSI
Una grande mobilitazione contro il disegno di legge Alfano per la giornata del primo luglio a Roma, a piazza Navona, e in altre località d’Italia: un’iniziativa nel segno della Costituzione, per dar voce ai soggetti e ai temi che verrebbero oscurati se passasse un provvedimento che colpisce al tempo stesso il lavoro dei giornalisti e il diritto dei cittadini di conoscere le vicende del Paese.

> 1° luglio, diritti e libertà, contro i tagli e i bavagli
Articolo 21.info – Giornale online per la libertà di stampa

> INTERCETTAZIONI: il giuramento di Art.21
Articolo 21.info – Giornale online per la libertà di stampa
“Giuro che se e quando la legge bavaglio sarà approvata mi impegnerò a fare prevalere sempre e comunque il dovere di informare e il diritto di essere informati…”.

> 1 luglio, l’Italia in piazza per fermare il bavaglio
Micromega, 16 giugno

> L’informazione negata a Rovigo
Rovigo, 1 ottobre 2009. A Rovigo city, provincia del Tonga, per quanto riguarda il dovere di informare, si tiene una conferenza-dibattito in adesione alla manifestazione nazionale per la libertà di stampa, del 3 ottobre a Roma. Libertà che va coniugata col diritto-dovere di in-formazione. Che, a Rovigo, dagli arresti domiciliari è passato al confino. Con un dossier decennale sull’informazione negata dai quotidiani locali.
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