Fatima da Mostar: la storia e l’anima

agosto 20, 2008


Una
ordinaria storia di emarginazione e persecuzione  sociale  ed isti-tuzionale, che riguarda la famiglia di una profuga dalla Jugoslavia, in Italia dal 1990 e colpita nei giorni scorsi da decreto di espulsione. Condizione che la accumuna a circa cinquemila famiglie di profughi dallo stesso Paese, in condizioni simili di irregolarità. 
E nello stesso tempo una piccola storia di rifiuti (di fughe istituzionali con gli assessori alla Pace, Diritti Umani e Famiglia – in prima fila)  di associazioni umanitarie, centri di accoglienza e sportelli sul disagio, convenzionati e stipendiati dalle Istituzioni, che acuiscono ed aumentano, invece, il disagio.
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                         CRONACA DAL MONDO DEI VINTI
1- Una piccola storia di Fatima e famiglia.
> Da Mostar al Polesine la guerra ai Rom continua
                                                           
2- Dall’anno 2005 sono innumerevoli gli interventi prestati alla fami-glia di Fatima: di conforto, di sussidi alimentari, economici, di legna per l’inverno, di accompagnamento legale. Ma anche di ricerca conti-nua presso Associazioni ed Istituzioni per sostenere e coordinare (invano) progetti di integrazione sociale oltre l’emergenza di so-pravvivenza quotidiana. 
                               
3- 30 luglio 2008. In cerca di com-passione.
Dopo un incontro con Fatima, con 170 euro di contributo perché de-ve andare in Questura a Verona, mi reco in visita all’assessore pro-vinciale Pace, Diritti Umani e Famiglia. Una grazia che mi conceda cinque minuti per una accorata perorazione (ero da tempo in attesa di appuntamento non ancora fissato). Alla fine dell’incontro l’Asses-sore mi dice che telefonerà ad una signora di Baruchella (paese li-mitrofo a quello di Fatima). Allora, uscendo, sillabo all’Assessora il nome della famiglia di Fatima, che almeno se lo scriva su un foglietto, perchè risiede in un insediamento con altri cinque gruppi familiari. 
                               
4- 12 agosto 2008. Decreto di espulsione e ricerca aiuti.
La Questura di Verona decreta espulsione per Fatima, e figlia mag-giorenne, in Italia dal 1990. Fatima, residente dal 1992 in un casolare di proprietà in un paesino appena in provincia di Verona, si era reca-ta in Questura a regolarizzare la sua posizione. Dovrà abbandonare l’Italia entro cinque giorni lasciando gli altri tre figli in minore età ed il marito ricoverato in ospedale per tumore in  fase terminale.
Ricerca aiuti a Don Torfino a Badia Polesine, Don Silvio parroco a Borsea sensibile a questi temi, (Don Dante della Caritas – Croce Rossa – Assessore Provinciale Brusco di Rif. Com. – Oscar Tosini della conferenza dei sindaci NO dopo che ci hanno voltato le spalle in numerose e numerose altre situazioni di emergenza umanitaria), ed altre Associazioni e persone fra cui anche Porta verta di don Vanni Cezza. Un minimo di aiuto ed ascolto ci viene da Arci-solidarietà di Donata Tamburin.
                               
5- 19 agosto APPELLO PUBBLICO spedito alla lista telematica di Bian-coenero ed ai tre quotidiani di Rovigo (Carlino, Gazzettino, La voce). Nessuna pur breve notizia viene pubblicata. Pubblicazione ridotta su “La voce” il 21 agosto.  
                          ADOTTA UNA FAMIGLIA IN VICINANZA
   
“Gli zingari come cartina di tornasole per una società civile”: Vàclav Havel
Nel nostro territorio, dal 1992 in un casolare isolato nella campagna, c’è una famiglia di profughi della Jugoslavia composta da madre con quattro figli e marito in ospedale per tumore, che vive in condizioni da emergenza umanitaria. Una situazione che perdura da anni ma che è addirittura peggiorata negli ultimi giorni quando la mamma e la figlia maggiore di 20 anni, hanno ricevuto decreto di espulsione e dovrebbero abbandonare marito e papà  in ospedale ed i tre fratelli e figli in minore età. Una famiglia che per sopravvivere ha bisogno di essere accolta ed adottata dalla nostra com-unità.

LA NOSTRA ASSOCIAZIONE, che alla fine è un nucleo famigliare, più che fare assistenza spicciola, con alimenti, legna per l’inverno, soldi, pratiche legali e contatti con persone ed associazioni caritatevoli non ha potuto nonostante reiterati tentativi a livello istituzionale. La situazione di questa famiglia, tralasciata – emarginata ed abban-donata da anni ed anni proprio in ambito istituzionale, va affrontata a partire dalla regolarizzazione (tremila euro di spese legali per il ricorso all’espulsione e tentativo di permesso di soggiorno) e dall’inserimento in un sistema sociale fatto di relazioni e accoglienza che attivi anche processi di riconoscimento e di autostima.

ADOTTA UNA FAMIGLIA

Una casa, una scuola abbandonata (come Raggio di Sole), un Centro di Accoglienza inserito nel tessuto sociale che permetta alla famiglia di uscire dall’isolamento ambientale fatto di cattività, miseria e precarietà. E da lì, avviare processi di integrazione che partono dal-l’accompagnamento al lavoro, ed alla scuola per i bambini più piccoli, e che sviluppino processi di autonomia e di indipendenza.

APPELLO alla com-passione che alita il mondo

Alle Associazioni sui Diritti Umani, Emergency, Assopace, Arci-Soli-darietà, Associazione Immigrati, Ass. Romeni – Senegalesi – Marocco – Nigeria, Centro Doc. Polesano, Fionda di Davide, Banca Etica, Beati Costruttori di Pace, Porto Alegre, alla Croce Rossa, Caritas, Centri Francescani di ascolto, a Porta Verta, Porta Amica, Emmaus, agli attivisti dei Partiti e dei Sindacati che mettono in primo piano non la proprietà ma la “persona”, alle Associazioni di Volontariato per anziani, giovani, disagiati, alle Associazioni e Persone che adottano persone del Sud del mondo, agli Assessori ai Diritti Umani e Pace di Rovigo, Badia Polesine, Villadose e Provincia, alle Associazioni Culturali, teatrali, agli intellettuali che ogni tanto mettono in primo piano la poesia della sopravvivenza umana…
ALLE PERSONE di buona volontà che conservano nel cuore traccia del sentimento della com-passione, che alita e fa girare il mondo…
TROVIAMOCI PER QUESTA FAMIGLIA giovedì ore 10 presso Istituto Fanciulli Sinti via Riviera Miani 413 Badia Polesine

                      Associazione Biancoenero, tel.0425-411101

NOTA BENE

“Fatima” abita  in un casolare di proprietà, vicino a Baruchella ma in provincia di Verona, in un insediamento con altre quattro famiglie di Rom Bosniaci. Dall’anno 2004 ha perso il permesso di soggiorno perché il marito, afflitto da tumore, non ha più potuto lavorare regolarmente.

Il 12 agosto ha ricevuto decreto di espulsione assieme alla figlia di 20 anni. Deve abbandonare l’Italia entro cinque giorni abbandonando gli altri tre figli minorenni ed il marito ricoverato in ospedale per la sua grave malattia. E recarsi alla terra natale da cui manca dal 1990 che nel frattempo ha cambiato connotazione ed è diventata Bosnia Erzegovina.

                                                    
6- 21 agosto, ore 10, Badia Polesine. Incontro, presso l’Istituto fan-ciulli sinti, con l’avvocato Giordano, da Venezia, che presenta ricorso all’espulsione. Sono presenti Renato Galeno, direttore dell’istituto, Stefano Giordano, Roberto Costa volontario Biancoenero, Sandra Tibaldo volontaria Caritas, Fatima e la figlia Angela.
Il decreto di espulsione per Fatima è del 13 agosto (tempo di esecu-zione cinque giorni) mentre per Angela c’è stato diniego del permesso di soggiorno, che vuol dire che può essere espulsa in ogni momento.
L’avvocato, per il quale siamo arrivati al fondo del barile, ha fatto ricorso per ambedue i provvedimenti. La situazione è tragica. E’ dall’anno 2005 che tenta di ottenere permesso di soggiorno, anche per motivi umanitari, per Fatima e figli. Ma la Questura ha sempre rigettato le istanze ancorandole alla situazione del marito Serif, che ha dei precedenti penali. Resterebbe solo da appellarsi alla Corte Europea di Strasburgo, però l’appello non è ostativo all’espulsione.

L’ULTIMA SPERANZA è di fare ricorso all’espulsione presso il Giudice di Pace appellandosi all’art.29 che tutela l’unità familiare. E quindi per-messo di soggiorno per Fatima, che è l’unica che lavora e mantiene i figli, due dei quali minorenni, per non spezzare l’unità familiare. Se va bene il ricorso salverà la vita di Fatima e famiglia ma resta una soluzione inefficace se non segna l’inizio e la base di partenza per avviare processi reali di integrazione sociale per una famiglia in Italia dal 1990. Integrazione che passa dall’accoglienza ed accettazione sociale, dall’accompagnamento alla casa ed al lavoro, fino al raggiun-gimento dell’effettiva autonomia.

Consegno 350 euro di quota spese all’avvocato e continuo ad insistere nel ricercare una struttura di accoglienza, che faciliterebbe anche il ricorso al Giudice di Pace, e Sandra si impegna a parlarne la prossima, settimana durante un viaggio a Lourdes, con don Silvio e l’assessore provinciale alla Pace ed alla Famiglia Tiziana Virgili. 
                              
7- 22 agosto. Su interessamento Arci-solidarietà Rovigo, l’Arci di Ve-rona (Rita Serantoni, sportello telefonico contro le discriminazioni) contatta l’assistente sociale del comune di Menà di Castagnaro, Marika Marigo, che comunica:
“- il comune ha nel tempo tentato un aiuto, pagando alcune bollette e seguendo con volontari l’inserimento, purtroppo la famiglia non è stata collaborativa e perciò hanno sospeso gli interventi, anche i volontari; – il padre è finito in prigione per furto e quando è uscito agli arresti domiciliari è stato trovato in giro ancora a rubare, ora è fuori  di prigione perchè gravemente malato; – tutti sono dal 2002 senza permesso di soggiorno e secondo lei è questo il motivo per cui non è stato rinnovato il permesso il 12 agosto a Fatima e ai figli; – mi dice che è difficile difendere una situazione di illegalità diffusa e poichè non interessa a nessuno lì in paese di cosa fanno, non sa cosa è meglio fare; il motivo per cui non sono stati ancora allontanati è proprio quello che sono proprietari del rudere, anche se vivono nell’accampamento; – è consapevole del problema dei minori che sono due, ma ha segnalato al servizio minori e non è successo niente; – i minori sono italiani”.  
                              
8- 23 agosto, al Centro d’ascolto del comune di Rovigo.
Spiego per filo e per segno la situazione della famiglia di Fatima che risiede nel territorio, in stato di abbandono istituzionale, dal 1992 puntando l’accento sull’ospitalità in una struttura di accoglienza che faciliterebbe, di molto, il ricorso all’espulsione e la concessione di permesso di soggiorno per “unità familiare”. L’operatrice dello sportel-lo non sa che dire, poi arriva l’assistente sociale Valentini : “Come si chiama quella ragazza che lavorava al campo nomadi di Padova?”. “Che c’entra – rispondo – mandiamo la Fatima al campo nomadi di Padova?”. Visto che la famiglia è residente in provincia di Verona le due operatrici, pagate, mi trovano il telefono di una associazione di Legnago che cura l’inserimento lavorativo di persone in difficoltà. Chiedo se telefonano come ufficio, perché se chiamo io – privato cittadino, non serve a niente, ma loro si mostrano irremovibili: non è di loro competenza, è fuori Provincia.
                              
9- Continua la ricerca di una struttura di accoglienza, che facili-terebbe anche il ricorso all’espulsione per motivi di “unità familiare”.
– 24 agosto. Telefono a Roberto Maca del Centro Francescano di Lendinara che mi passa all’associazione la Tenda che ospita persone in difficoltà. “Solo vittime di tratta e di sfruttamento”, mi spiega la presidente Monica Crivellaro.  
– 25 agosto. Muore Serif Ahmetovic, il capofamiglia.
– 26 agosto. “La famiglia di Fatima ha bisogno di viveri, soldi per l’av-vocato e di un luogo di accoglienza”, spiego ad Angela Pasini della Comunità Emmaus di Fiesso Umbertiano. Che non può fare niente e mi vuole dare il numero di telefono della sezione Emmaus di Ferrara. 
Al pomeriggio al Centro Interculturale Donna del comune di Rovigo (sarebbe bello che le donne immigrate adottassero questa famiglia!), tutto chiuso in orario d’ufficio, solo un cartello che avvisa di un inconveniente dell’apertura del 26 luglio scorso. 
                              
10- 27 agosto, in visita alla famiglia, accompagnato da Anita.
La famiglia vive in un insediamento rurale, dove manca anche l’acqua potabile, isolato a due chilometri dal paese più vicino, in contiguità, cattività, promiscuità e miseria, con altre tre famiglie di Rom bosnia-ci. Con la morte del papà la situazione è precipitata in quanto con l’automobile egli riusciva a procurare taniche di acqua potabile ed anche legna, per la cucina ed il riscaldamento invernale, permetten-do a Fatima ed Angela, di girare a piedi nei paesi vicini in cerca di piccoli aiuti. La famiglia è demoralizzata dalle avversità recenti e dall’isolamento-emarginazione di anni e anni: Anita, di 18 anni, è da un anno che non va in paese. Porto una “spesa” da venti euro.
Ieri, sollecitato, è venuto Roberto Maca, del Centro Francescano di Lendinara, a portare aiuti in alimenti. Il frigorifero è rotto, la tele-visione anche, manca legna per la stufa. Servono contributi in viveri giorno per giorno, in denaro per l’avvocato, in denaro per il funerale (1900 euro se non li versa il Comune), due biciclette (Fatima chie-de un’”ape” per portare legna ed acqua), contributi in conforto e relazione sociale,  ma soprattutto serve azione politica verso Asses-sori alla Pace, Diritti Umani e Famiglia, di Comuni e Provincia, a so-stegno del progetto “adotta una famiglia”, in difficoltà e in vicinanza.
                               
11- 29 agosto, ore 16,30, funerali di Serif Ahmetovic.

– 30 agosto, a cena dall’Assessore. Ieri sera Anita è andata a cena dall’Assessore Pineda a perorare la causa. “Noi abbiamo bisogno di Mostar per non dimenticare le atrocità della guerra. Mostar ha biso-gno di noi per ricominciare a sognare”: Giovanna Pineda, Assesso-re Pace, Diritti Umani, Famiglia e Gemellaggi, del Comune di Rovigo, a proposito della visita di fine agosto a Mostar, gemellata con Rovigo.
– 30 agosto, contatti col Papa Giovanni XXIII. Al “Papa Giovanni” di Rimini (Maria Bilancioni e Giovanna) si ricordano di Serif Seferovic e mi mettono in contatto col responsabile veronese dell’Associazione. Giuseppe Piacenza non conosce la famiglia di Fatima ma segue altre famiglie insediate con difficoltà nella “bassa veronese”, espulse dal “campo” di Boscomantico a Verona, lo scorso anno. Sta facendo anche ricorso alla recentissima espulsione di un capofamiglia Rom di Giacciano con  Baruchella. 
                              
12- 31 agosto. APPELLO pubblicato da “La Voce”, con fotografia.

ADOTTA UNA FAMIGLIA IN VICINANZA

DA MOSTAR AL POLESINE. Nel nostro territorio, dal 1990 in un caso-lare isolato nella campagna vicino a Baruchella, c’è una famiglia di profughi della Jugoslavia che vive in condizioni da emergenza uma-nitaria. Dall’anno 2002 il papà ha perso il permesso di soggiorno per malattia (tumore) che gli ha impedito di lavorare regolarmente. La situazione è peggiorata negli ultimi giorni: il 13 agosto la mamma ha ricevuto decreto di espulsione e la figlia maggiore (di 20 anni) diniego di permesso di soggiorno. Il papà è morto di tumore il 25 a-gosto. La mamma, con due figlie maggiorenni e due figli in minore età (nati in Italia), non si muove più da casa per paura di essere espulsa. 

                               EMERGENZA UMANITARIA

La famiglia vive in un insediamento rurale, dove manca anche l’acqua potabile, isolato a due chilometri dal paese più vicino, in contiguità, cattività, promiscuità e miseria, con altre tre famiglie di Rom bosniaci. Con la morte del papà la situazione è precipitata in quanto con l’automobile egli riusciva a procurare taniche di acqua potabile ed anche legna, per la cucina ed il riscaldamento invernale, per-mettendo a Fatima ed Angela, di girare a piedi nei paesi vicini in cerca di piccoli aiuti. La famiglia è disperata, Anita, di 18 anni, è da un anno che non va in paese.

                           UNA SOLA UMANITA’: CONTRIBUTI

La famiglia è demoralizzata dalle avversità recenti e dall’isolamento-emarginazione di anni e anni. Il frigorifero è rotto, la televisione an-che. Servono contributi in viveri giorno per giorno, in denaro per l’avvocato, in denaro per il funerale (1900 euro se non li versa il Comune), due biciclette (Fatima vorrebbe un’”ape” per la legna e l’acqua), contributi in conforto e relazione sociale,  ma soprattutto serve un’azione politica presso gli Assessori alla Pace, Diritti Umani e Famiglia a sostegno del progetto “adotta una famiglia” in vicinanza.

                             PERCHÉ NON SUPERA L’INVERNO

Perché la famiglia non ha possibilità di superare l’inverno in quel-l’insediamento ed in quelle condizioni, perché il ricorso dell’avvocato non ha molte speranze di riuscita se la famiglia non trova ospitalità in un Centro di accoglienza o in una situazione più “sociale” e “pro-tetta”. Finché vive nel casolare di campagna, anche tamponando l’e-mergenza, Fatima rischia l’espulsione con le due figlie (di 18 e 20 an-ni) in Bosnia Erzegovina, da cui manca dal 1990 (ma allora si chia-mava Jugoslavia), con l’affidamento in Istituto dei due figli minorenni.

LA NOSTRA ASSOCIAZIONE, che alla fine è un nucleo famigliare, dall’anno 2005 più che fare assistenza spicciola, con alimenti, legna per l’inverno, soldi, pratiche legali e contatti con persone ed asso-ciazioni caritatevoli non ha potuto nonostante reiterati tentativi a livello istituzionale. La situazione di questa famiglia, tralasciata- emarginata ed abbandonata da anni ed anni proprio in ambito istitu-zionale, va affrontata a partire dalla regolarizzazione e dall’inseri-mento in un sistema sociale fatto di relazioni e accoglienza che attivi anche processi di riconoscimento e di autostima.

                             ADOTTA UNA FAMIGLIA

Una casa, una scuola dismessa, un Centro di Accoglienza inserito nel tessuto sociale che permetta alla famiglia di uscire dall’isolamento ambientale fatto di cattività, miseria e precarietà, che le permetta, dopo 18 anni, un soggiorno regolare in Italia. E da lì, avviare processi di integrazione che partono dall’accompagnamento al lavoro, ed alla scuola per i bambini più piccoli, e che sviluppino processi di auto-nomia e di indipendenza. 
          [Per adesioni e contributi (economici, spirituali, politici):]
            Associazione (Famiglia) Biancoenero Tel. 0425-411101

                              
13- 1 settembre. Beppe D’Alba veicola l’appello “Adotta una famiglia in vicinanza” spedito alla lista telematica di Biancoenero e ai gior-nali: 
Ho mandato questo messaggio a tutti gli indirizzi mail di cui dispongo. Spero qualcuno risponda. Ciao beppe d’alba.
“Capita spesso di sentirsi coinvolti in progetti umanitari a sostegno di popoli lontani sopraffatti dalla violenza, dall’odio, dall’emarginazione e, spesso dalla fame e dalla disperazione. La risposta di chi ha co-scienza non si fa attendere. Davanti alla situazione della famiglia che l’Associazione BIANCOENERO ci presenta non possiamo nasconderci dietro ai soliti paraventi di carattere emotivo o discriminatorio. C’é  una madre e i suoi 4 figli, ai quali un cancro ha tolto il padre, che vivono nelle condizioni descritte dalla denuncia che BIANCOENERO  ha lanciato ed è un appello che non può passare inascoltato. Sof-fermarsi sull’etnia, sulle origini di queste persone o sul facile luogo comune del ” vadano a lavorare”  è crearsi un alibi per giustificare, alla nostra coscienza, la paura di confrontarsi con chi è diverso e che viene descritto come un pericolo per il nostro benessere. Ognuno può, nel modo che ritiene opportuno, compiere un gesto di solidarietà, magari privandosi solo di un pò del superfluo, per ridare a queste 5 persone una speranza  di vita”.  
                              
14- 2 settembre. Al Centro Servizio per il Volontariato.
Con Beppe D’alba al CSV a cui avevo spedito l’appello da inviare, se il Direttore era d’accordo, alle novecento associazioni di volontariato, per eventuali adesioni e contributi. Sonia, una degli opeeratori, non si ricorda, ma dietro mia segnalazione guarda la posta elettronica di venerdì scorso e trova la richiesta. Ma il Direttore è in ferie e l’e-mergenza non viene capita né raccolta.
– 2 settembre, il PUNTO sull’INFORMAZIONE.
Con la lista di indirizzi Biancoenero, la lista Beppe D’Alba e pub-blicazione, in evidenza, su “La Voce, l’appello per dare un aiuto a Fa-tima e figli è a conoscenza delle Associazioni per la Pace e Diritti Umani e delle Persone del volontariato e di area politica e sociale, che potrebbero essere interessate. Chi vuole sapere sa. L’IN-FOR-MAZIONE c’è stata e continua ad essere ma non ha suscitato alcuna adesione o contributo, economico-spirituale-politico.                 
                               
15- 4 settembre. L’Assessore ai Diritti Umani scomparso.
Anita che il 29 agosto scorso è andata a cena (a perorare la causa) dall’Assessore ai Diritti Umani del comune di Rovigo, gemellato con Mostar, mi chiede se ho ricevuto telefonate dall’Assessore come colei le aveva promesso. Anche oggi l’Assessore ha ribadito ad Anita che mi avrebbe telefonato, ma ancora nessuna novità.
– 4 settembre, Don Silvio Baccaro. A Don Silvio, parroco di Borsea, rispiego la disperazione di questa famiglia (“Ho letto sul giornale” –dice) chiedendo se può visitarla con l’Assessore Provinciale a Fami-glia e Diritti Umani, Tiziana Virgili. “Glielo chiederò lunedì”, risponde.
– 4 settembre, in visita con Anita. Il 29 settembre c’è il ricorso.
In visita. Anita porta una spesa io acqua e due sportine da “Porta amica”. All’entrata del “campo indiano” (così chiamo l’insediamento di quattro famiglie di Rom bosniaci, isolato nella pianura alto-polesana) c’è un grande fuoco di legna e cartoni e bambini rimbalzanti.
C’è sempre bisogno di un frigorifero. Fatima, depressa e sconsolata, mi informa che il ricorso all’espulsione si tiene il 29 settembre. Le spiego che cerchiamo un posto per lei a Rovigo ma è difficile, mi sono anche messo in contatto con Rimini. Telefono al responsabile veronese della “Papa Giovanni” per sapere se ha novità al riguardo ma Giuseppe Piacenza è già preso con l’espulsione di R. Ahmetovic di Giacciano con Baruchella, che dovrebbe abbandonare famiglia con quattro bambini e che ha ricorso proprio fra pochi giorni a Potenza.
                              
16 -5 settembre. Ricerca frigorifero e consultazione avvocato.
– 5 settembre, telefonate per il frigorifero.
A Roberto Maca del Centro Francescano di Lendinara (che mi spiega che la famiglia non ha mai fatto niente per integrarsi). A Beppe D’Alba dell’Italia dei Valori, che poi conosce l’Assessore Virgili e proverà a convincerla a visitare la famiglia di Fatima.
– 5 settembre, avvocato Giordano. L’appello è fissato per il 29 settembre presso il Giudice di Pace di Verona. E’ il Giudice Saggioro che segue queste pratiche e servirebbero informazioni per un profilo psicologico legale. Mi rivolgo, via telefono e posta elettronica, a Maria Rita Serantoni dell’Arci Verona (sportello telefonico contro la discriminazione). Ci risentiremo lunedì.
                              
17- 9 settembre.
Beppe D’alba in missione dall’Assessore Pace e Diritti Umani Tiziana Virgili. A invitarla in visita umanitaria, ma Virgili resiste. Conosce la situazione ma non può fare niente perché è fuori Provincia. C’è anche Sandra Tibaldo –volontaria Caritas, dice l’As-sessore, che aiuta la famiglia di Fatima.
– 11 settembre, in visita a Fatima con Beppe D’Alba.
Fatima spera nel ricorso e vuole andare via dal casolare. Ci racconta della vita in cattività con le altre tre famiglie, dei litigi ed anche delle botte del passato al marito. Spiega la sua situazione e la sua ricerca di aiuto a Beppe. Sandra Tibaldo non si è mai vista da Fatima, salvo una telefonata con ipotetico lavoro per Angela.

                              
18-  11 settembre. Notizie Arci.
Lo sportello di Verona ha cercato, invano, notizie sul Giudice di Pace del ricorso. Donata, Arci-solidarietà Rovigo, si è data da fare.
“A che punto siamo:
dopo aver scritto ai 2 Assessori della Provincia di Rovigo (Brusco e Virgili), sono stata contattata telefonicamente dall’Ass. Virgili che mi ha detto avrebbe parlato con Brusco per un eventuale progetto borsa lavoro. Nel frattempo mi ha telefonata l’ass. sociale del Co-mune di Castagnaro che, pur sottolineando le difficoltà del Comune, si è dimostrata interessata. il 9 sett. ho avuto un incontro con l’ass. soc. Zecchini e un funzionario incaricato dall’Ass. Brusco sul caso in questione. Disponibilità della Provincia di Rovigo: una borsa lavoro (tirocinio formativo e di orientamento) pagata dalla Provincia (500 ore a 5,00 € all’ora) a queste condizioni:
-domicilio in provincia di Rovigo; –relazione dell’assistente sociale di Castagnaro che evidenzi la situazione e un profilo sulle caratteri-stiche professionali del soggetto al fine di individuare la Ditta con cui fare il tirocinio; -individuazione della Ditta.
C’è anche un nuovo progetto per le ragazze rom, di cui è capofila il Comune di Rovigo che prevede dei percorsi di orientamento al lavoro (questa è un’altra opportunità). Cercherò di contattare l’ass. sociale di Castagnaro (anche se eravamo rimaste d’accordo che mi chiamava lei…), poiché queste cose le deve fare lei. Noi come Arcisolidarietà, mettiamo a disposizione, se necessario, la sistemazione alloggiativa a Rovigo per la ragazza.   Ciao, Donata”.
– 11 settembre. Risposte Arci (inviate anche all’avvocato Giordano).
“Grazie del lavoro, vi spiego la situazione dal mio punto di vista.
Fatima rischia l’espulsione coi due figli minori il 29 settembre.
Il casolare dove vive (in contiguità-promiscuità-cattività) con altre tre famiglie di Rom Bosniaci, a due chilometri dal più vicino centro abitato, non offre possibilità di inserimento sociale. La mamma e le figlie sono demotivate e de-socializzate da anni di isolamento. Man-ca l’acqua potabile, serve la legna per la stufa ed il riscaldamento, la situazione è conflittuale, sono tutti anche senza bicicletta. Nessuna lavora e quindi le possibilità del ricorso, in quella situazione, sono scarse, molto scarse. (Anche se passasse il ricorso, nel luogo dove vivono non c’è nessuna possibilità di integrazione sociale.)
Quindi Fatima ed i due figli minori rischiano l’espulsione, restano le due figlie di 18 e 20 anni senza permesso di soggiorno (e quindi non possono lavorare) ed espellibili a loro volta se non seguono la madre. Se restano da sole in Italia senza permesso di soggiorno, non trovano lavoro, neanche attraverso la Provincia di Rovigo.
QUINDI la probabilità di accettazione ricorso (art.29 che tutela l’unità familiare) che regolarizzerebbe Fatima e figli, risiede nell’ospitalità della famiglia in una struttura “protetta” che offra garanzie al Giudice di Pace per un progetto di integrazione sociale.
ADOTTA UNA FAMIGLIA IN VICINANZA
Che
la famiglia trovi ospitalità in una situazione più “sociale” e “protetta”. Un Centro di Accoglienza inserito nel tessuto sociale che permetta alla famiglia di uscire dall’isolamento ambientale fatto di cattività, miseria e precarietà, che le permetta un soggiorno regolare in Italia. E da lì, avviare processi di integrazione che partono dall’ac-compagnamento al lavoro e che sviluppino processi di autonomia e di indipendenza anche abitativa.
E’ un progetto che sto veicolando da settimane tentando di coin-volgere organi istituzionali, gli Assessori alla Pace – Famiglia – Diritti Umani di Comune e Provincia, che potrebbero metterli in pratica con le risorse adeguate. Si tenga conto che Fatima può vendere la proprietà (conta su una cifra di 20 mila euro) e contribuire all’eventuale progetto con soldi suoi. Ho cercato -inutilmente, attraverso Anita, Beppe D’Alba e don Silvio, di fare venire i due Assessori alla Pace in visita alla famiglia di Fatima, perché si rendano conto della situazione e delle prospettive. 
Continuo su questa strada: Roberto”. 
                              

19 – 13 settembre, FATIMA DA Mostar: lo stato delle cose
RICERCA SOLIDARIETA’. Dall’emergenza espulsione del 12 agosto, si è fatto un giro accurato delle “botteghe” (e parrocchie) e persone che si interessano (o dovrebbero) ai Diritti Umani, con risultati fallimentari ed addirittura umilianti da persone pagate per gestire il Volontariato sociale. Chiedendo anche piccoli contributi (economici-spirituali-politici) con l’orizzonte al progetto “adotta una famiglia” unica possibilità di salvare la vita della famiglia di Fatima. Porta verta – Coccinella – Comunità Emmaus (centri di accoglienza), don Silvio, don Torfino, “la tenda” di Lendinara, il Centro Servizio Volontariato, il Centro d’ascolto di Rovigo, il Centro Francescano di Lendinara, Papa Giovanni di Rimini e il responsabile della provincia di Verona, Sandra Tibaldo –volontaria Caritas, Assessore provinciale ai Diritti Umani Virgili (di persona e con perorazioni a mediatori come don Silvio, Sandra Tibaldo, Beppe D’Alba), Assessore comunale ai Diritti Umani Pineda (tramite Anita), altre persone per via telefonica. Agli Assessori Pace, in particolare, che sono le uniche figure che potrebbero avviare un progetto come “adotta una famiglia”, si è sempre chiesta solo una semplice visita umana, a rendersi conto della situazione, alla famiglia di Fatima. 
IN-FORMAZIONE E RISULTATI
Oltre a vari inviti all’indirizzario telematico ed al “web-log” di Bian-coenero, un appello è stato pubblicato, in evidenza sul quotidiano di Rovigo “La Voce” e, anche se meno in evidenza, dal foglio del Centro Servizio Volontariato –oltre mille indirizzi di posta elettronica; ignorati gli appelli a Resto del carlino, Gazzettino, il manifesto, Carta…
L’In-formazione locale, calda ed esauriente, c’è stata, il disinteresse pure. Nessun pacco di pasta, bicicletta, frigorifero –come si chiedeva. Nessuna adesione spirituale o politica. Eccetto. Eccetto Anita (in visita più volte a Fatima), eccetto il Centro Francescano di Lendinara che porta viveri, eccetto Beppe D’Alba (passionale sostenitore politico), eccetto Donata Tamburin (di Arci-solidarietà) che con opera costante è riuscita ad ottenere la possibilità di una borsa-lavoro per Angela, purché domiciliata a Rovigo e in regola.
 
LA SITUAZIONE
Il ricorso all’espulsione si tiene il 29 settembre a Verona. L’avvocato ricorre appellandosi all’art.29 Unità familiare: Fatima non può essere espulsa per non rompere l’unità familiare. Espulsione vuol dire che Fatima (che ha fatto la donna di casa per quarant’anni) deve espatriare nell’attuale Bosnia Erzegovina (quella terra –allora si chiamava Jugoslavia –) da cui è scappata, come i suoi fratelli ed altri familiari e conoscenti, dal 1990 per cercare sopravvivenza in Italia. Le due figlie di 20 e 18 anni, pur senza permesso (Angela ha anche un diniego al soggiorno) possono restare clandestinamente in attesa di espulsione. I due figli minori, anche se nati in Italia, potrebbero seguire la mamma o restare in Italia, in Istituto.
Tutti i figli seguiranno la mamma, che si troverebbe a sopravvivere in Bosnia senza conoscenze e competenze professionali di alcun tipo, con le due figlie maggiori (di 20 e 18 anni) che non parlano bosniaco e sono sempre vissute a casa con la mamma.
L’ESPULSIONE è probabile perché Fatima e figli vivono in una condizione di isolamento e degrado sociale (a due chilometri dal paese più vicino, senza biciclette, col frigorifero rotto e senza acqua potabile, per esempio), in situazione di conflitto con le altre tre famiglie di Rom bosniaci e senza alcun lavoro e risorse attuali.  
L’UNICA POSSIBILITA’ di accettazione ricorso sarebbe quella di dimostrare che Fatima e figli vivono in una situazione sociale vivibile (per condizioni di vita) e che offra possibilità di integrazione sociale, a partire dal lavoro (e quel luogo non è assolutamente il casolare dove Fatima sopravvive ora). Una possibilità che passa solo da un Centro di accoglienza, o da una situazione “protetta”, che possa avviare processi accompagnati di integrazione sociale per la mamma, le tre ragazze ed il ragazzino.
ADOTTA UNA FAMIGLIA
Adozione in uno dei vari Centri di accoglienza, di Rovigo e Provincia, convenzionati con le istituzioni. O in un luogo, ad hoc, come l’ex ospedale di Badia o altri luoghi dismessi da riattivare. Un altro riferimento è “Raggio di sole”, una associazione fondata, alcuni anni fa, da don Silvio per l’adozione, su una scuola chiusa di Villanova Marchesana, di una famiglia di profughi russi. Il comune di Rovigo è gemellato con Mostar, da cui proviene la famiglia di Fatima, ed anche con Satonevri nel Burkina Faso, altre Associazioni ed Istituzioni hanno gemellaggio con Paesi del Sud del Mondo, Parrocchie vanno in visita in India, Don Giuliano in Brasile, Tosini (della Conferenza dei sindaci) che ospita ragazzi del Sarawi, ed ancora l´ospitalità ai bambini di Chernobyl, per non tacere della Caritas, dell´ex Zattera (centro per minori della Curia vescovile) ora chiusa e disponibile. Il Comune di Rovigo impiega risorse dello Stato anche per il Piano Na-zionale Asilo (80 mila euro, di cui la metà per la gestione). Per non dire di tutte le altre possibilità offerte in ambito istituzionale da Assessori che hanno più conoscenza del territorio e che possono fare effettivamente “rete” per un gesto di com-passione che allarghi il cuore e l´orizzonte umano: l’adozione di una famiglia in vicinan-za. Certo occorre un progetto ed un preventivo di spesa (a cui può contribuire anche la famiglia di Fatima).
NON ESISTE, a nostra conoscenza, una famiglia disperata come quella di Fatima, residente da 18 anni nel nostro territorio. L’unica probabile salvezza della famiglia di Fatima passa dal progetto “adotta una famiglia in vicinanza”: che può essere attivato solo dall’impegno attivo degli Organi Istituzionali preposti. Assessorati e varie Consulte alla Pace e Diritti Umani che dovrebbero però, vista la storia finora, essere sollecitati  dalle Associazioni sensibili.
                                
 
20 – 14 settembre, COMUNICATO STAMPA al V giorno sciopero fame
Inviato anche ad Assessori alla Pace di Comune e Provincia.
Da mercoledì 10 settembre sono in sciopero della fame in attesa che gli Assessori alla Pace – Diritti Umani e Famiglia del comune e provincia di Rovigo vengano in visita ad una famiglia di profughi bosniaci, che versa in condizioni di vita nel nostro territorio. Una famiglia, in Italia dal 1990, che risiede dal 1992  in condizioni di isolamento ed emarginazione.
Negli ultimi ultimi tempi la situazione è diventata disperata per la morte del papà e per il decreto di espulsione alla mamma. Le condizioni di vita sono da emergenza umanitaria, nessun lavoro o possibilità, manca l’acqua potabile, il frigorifero è rotto, nessuna bicicletta per andare a prendere acqua o legna nel paese più vicino (a due chilometri di distanza), cattività e promiscuità e conflitto con le altre famiglie di profughi dell’insediamento.
Condizioni di vita non compatibili al ricorso all’espulsione, per cui se non si trova un “Centro di accoglienza” per il progetto “adotta una famiglia in vicinanza” –ed entro il 29 settembre, Fatima rischia l’espulsione verso la Bosnia, da cui è scappata – come tutti i parenti ed amici – dal 1990, ma allora si chiamava Jugoslavia. Un’espulsione, senza risorse e competenze professionali (ha sempre fatto la donna di casa), assieme a due figlie (di 20 e 18 anni)  che non conoscono neanche la lingua del nuovo Paese, ed assieme ai due figli minorenni (di 15 e 13 anni nati e cresciuti in Italia). Un’espulsione che equivale a un decreto di morte.
Ad Assessori Pace – Diritti Umani – Famiglia, non competenti istitu-zionalmente per le condizioni della famiglia (che abita vicino a Baru-chella ma sotto la provincia di Verona), chiedo, da tempo, semplice-mente una visita di cortesia e di valutare il progetto “adotta una fa-miglia in vicinanza”, questo lo possono fare anche istituzionalmente.
                   Roberto Costa,
direttore Biancoenero, periodico polesano di Immigrati e Minoranze-1993
                                      
21 – 16 settembre, VII giorno sciopero-fame per famiglia di Fatima.
Nessuna pubblicazione del comunicato-stampa da Resto carlino – la Voce – Il gazzettino, nessuna risposta dalle Assessori Pace – Diritti Umani – Famiglia (Fame), di Comune e Provincia.
 
– 18 settembre,  sursum corda per Paola Ciardelli. Da Milano, che ha inviato un contributo di ben 100 euro per Fatima e famiglia. Nessun contributo economico, invece, da persone e numerosissime associazioni, paracattoliche, del volontariato polesano.
– 19 settembre, continua sciopero della fame del direttore -IX. In attesa di risposta da Assessori Pace di Comune e di Provincia, di pubblicazione comunicato-stampa (che darebbe visibilità alla pro-testa), e di solidarietà da parte di Associazioni Pace e Diritti Umani.
– 20 settembre, contributo di 85 euro dell’associazione “Il fiume” da Stienta, Rovigo.
– 20 settembre, lettera aperta. Lettera aperta, a dieci giorni  di sciopero  della fame per umanità, distribuita come volantino ad alcu-ne delle centinaia di partecipanti alla serata di solidarietà “liberi da sognare” presso il Cen-ser di Rovigo sabato 20 settembre alle ore 21. Solidarietà per la parrocchia brasiliana di don Giuliano Zattarin, partito dal Polesine a febbraio 2005 Assieme a don Giuliano anche Marco Travaglio –giornalista e Giancarlo Caselli -magistrato.
> Lettera aperta a don Giuliano… solidarietà 
– 20 settembre, l’intervento negato. Alla serata di solidarietà per don Giuliano, alla fine, durante gli interventi del pubblico, Beppe D’Alba (il mio mediatore) si alza per leggere il mio breve comunicato stampa “a dieci giorni di sciopero della fame” quando viene fermato dall’As-sessore Pace del comune Pineda che gli chiede di soprassedere e lo riceverà martedì mattina per cercare di risolvere la situazione

                                 
22 – 21 settembre, lettera alle due Assessore.
Egregie persone Tiziana Virgili e Giovanna Pineda,
D
a mercoledì 10 settembre sono in sciopero della fame
(contate -grazie a Dio, giorno per giorno!),
in attesa 
che Voi,  Assessori alla Pace – Diritti Umani e Famiglia del comune e provincia di Rovigo veniate in visita ad una famiglia di profughi bosniaci, che versa in condizioni di vita nel nostro territorio. Una famiglia, in Italia dal 1990, che risiede dal 1992  in condizioni di isolamento ed emarginazione.
Negli ultimi tempi la situazione è diventata disperata per la morte del papà e per il decreto di espulsione alla mamma. Le condizioni di vita sono da emergenza umanitaria, nessun lavoro o possibilità, manca l’acqua potabile, il frigorifero è rotto, nessuna bicicletta per andare a prendere acqua o legna nel paese più vicino (a due chilometri di distanza), cattività e promiscuità e conflitto con le altre famiglie di profughi dell’insediamento. Condizioni di vita non compatibili al ricorso all’espulsione, per cui se non si trova un “Centro di accoglienza” per il progetto “adotta una famiglia in vicinanza” –ed entro il 29 settembre, Fatima rischia l’espulsione verso la Bosnia, da cui è scappata – come tutti i parenti ed amici – dal 1990, ma allora si chiamava Jugoslavia. Un’espulsione, senza risorse e competenze professionali (ha sempre fatto la donna di casa), assieme a due figlie (di 20 e 18 anni)  che non conoscono neanche la lingua del nuovo Paese, ed assieme ai due figli minorenni (di 15 e 13 anni nati e cresciuti in Italia). Un’espulsione che equivale a un decreto di morte.
A Voi  Assessori Pace – Diritti Umani – Famiglia, anche se non com-petenti istituzionalmente per le condizioni della famiglia di Fatima (che abita vicino a Baruchella ma sotto la provincia di Verona), chiedo, da tempo, semplicemente una visita di cortesia e di valutare il progetto “adotta una famiglia in vicinanza”, questo lo potete fare anche istituzionalmente. Si tenga presente, inoltre, che al progetto Fatima potrebbe contribuire con parte dei soldi derivanti dalla vendita della proprietà (almeno 10.000 euro)”. 
        Roberto Costa, direttore Biancoenero,
periodico polesano di Immigrati e Minoranze-1993
NOTA BENE: Roberto Costa
Presidente di Rovigo Opera Nomadi – Fondatore di Azad per il popolo kurdo,   tra i soci fondatori (con la famiglia) del Centro Doc. Polesano e della Fionda di Davide (per il commercio equo e solidale). Collaboratore per 5 anni a Cem-Mondialità (dei frati saveriani di Brescia) e facente parte del Consiglio Nazionale. Dal 2000 al 2004 coordinatore di uno dei tre gruppi di lavoro della Consulta provinciale per l’Immigrazione: ricordo il 20 agosto 2001 -ultimo tempo utile, quando Costa-Tamburin-Colombo, coordinatori, elaborarono i progetti per accedere ai fondi regionali per l’immigrazione (800 milioni). Rinnovati per gli anni successivi con produzione di lavoro per Associazioni e Persone (assunte anche in Provincia) che, all’epoca di immigrazione non sapevano niente. Ricordo che l’Informaimmigrati di Rovigo nasce (marzo 2006)  da petizione Biancoenero -con adesione di 12 Associazioni. 
                              
23  – 21-22 settembre, Fatima e Beppe D’Alba.
– 21 settembre, telefonata a Fatima. Pare un po’ confortata quando le spiego che sto conducendo una lotta e forse riuscirò a  portare gli As-sessori Pace di Comune e Provincia da lei.
– 22 settembre. Incontro Beppe D’Alba e gli spiego, che nell’incontro di domani mattina, dica all’Assessore Pineda se riesce a organizzare una visita a Fatima entro due tre giorni, perché il processo di ricorso all’e-spulsione si tiene il 29 settembre ed una eventuale adesione – miraco-lo!, di Comune o Provincia al progetto “adotta una famiglia” dovrebbe essere inviato all’avvocato perché lo presenti al ricorso.
– 23 settembre, aperture Assessore. Alle ore 10,30 Beppe D’Alba in-contra l’Assessore Pace del comune di Rovigo nel suo ufficio. L’Assessora è disponibile alla visita alla famiglia di Fatima (con delega anche dell’Assessora Pace della Provincia) ed a discutere della situazione. Domani alle 18, salvo imprevisti, partenza.
                              
24 –  24 sett. fine sciopero della fame, al XV giorno di sfinimento.
In visita da Fatima con Assessore Pace del comune di Rovigo Giovanna Pineda e Beppe D’Alba mediatore. Manca l’Assessore di Provincia Virgili (“Sciopero della fame finché le due Assessore mi accompagnano in visita da Fatima”, avevo proclamato). Beppe ha parlato stamattina con la Virgili, Pineda si tiene in contatto con lei. Allora, sfinito, o continuo sciopero della fame, chiedo: “Beppe, Giovanna, potete voi – in piena coscienza – affermare che avete una qualche delega della Virgili, che è come ci fosse anche lei, in questa visita?”. Sì rispondono, ed allora considero chiuso lo sciopero fame.
– 24 settembre, in visita da Fatima. Beppe e Giovanna portano una fornita “spesa”, io 50 euro. Fatima è depressa, non dorme la notte, il ricorso si tiene fra cinque giorni. Una donna che conosce con l’espulsione è stata rinchiusa in un CPT (Centro Permanenza temporanea) e poi estradata in Bosnia lasciando marito (pazzo, dice lei) e quattro figli.  Le ragazze abbastanza giù, di più Susan, 13 anni, che soffre per la morte del papà. Il solito, del Centro francescano di Lendinara portando della legna l’ha trattata male. Pineda fa relazione, comunicazione e si informa ma non ci sono Centri di accoglienza a Rovigo e può fare pressione istituzionale al comune di Menà. Chiede anche di mettersi in contatto con l’avvocato (la sera stessa le fornisco i dati per posta elettronica). Cerco di confortare Fatima che ci sono alcuni buoni motivi perché il ricorso vada bene: Galeno dell’Istituto fanciulli Sinti di Badia Polesine, che si impegnerebbe ad assumere Fatima a venti ore la settimana; l’Arci-solidarietà Rovigo che è disposta a dare domicilio ad Angela per una borsa-lavoro di tre mesi offerta dalla Provincia; l’interesse istituzionale dell’Assessore Pineda del comune di Rovigo. Poi restano le incombenze materiali: si cerca un frigorifero, una bici Beppe l’ha trovata, la legna –dice Beppe, la mette a disposizione Arnaldo Vallin di Rovigo.
                               
25 – 29 settembre, ricorso Fatima.
“Caro Roberto, rinviato per discussione finale al 24.11. Fermo invito del Giudice alla Questura a rivalutare posizione. La cosa è in mano alla dott.ssa Genco della Questura. E’ la dirigente dell’ufficio stranieri. A presto: avvocato Stefano Giordano”. 
 

                                
26 – 3 ottobre, visita Fatima.
Col furgone del CDP carico di legna (di Arnaldo Vallin), di una bici (amico di Beppe) e di un frigorifero (Centro Documentazione Polesano). Intanto si va avanti con la possibilità di borsa-lavoro (Provincia) per Angela: Arci-solidarietà – Galeno – Assessore – Comune di Castagnaro…
 
                                      
27 – 19 novembre, preparazione per il ricorso all’espulsione.
Varie visite con donazione di un computer da parte di Beppe D’Alba. Si continua a cercare, invano, altra bicicletta. Le ultime novità sono che si è riusciti, dopo vari ed estenuanti passaggi, a convincere la Provincia (Assessorato al Lavoro) a disporre di un tirocinio-formativo di tre mesi nei riguardi di Andela, la figlia maggiore. Per ottemperare a questo proposito si è trovato domicilio in Provincia (a Badia) per Andela ed anche la ditta disposta ad assumerla, sempre a Badia Polesine. Impegnativa di questa disponibilità viene spedita al Giudice di Pace di Verona dove, il 24 novembre, si tiene il ricorso all’espulsione. Da parte del comune di Rovigo c’è (Assessore Diritti Uma-ni), disponibilità ad aiutare la mamma, Fatima. Speriamo bene per il 24.
                                      
28 – 24 novembre, ricorso all’espulsione presso il Giudice di pace di Ve-rona.  L’avvocato ha guadagnato  quattro mesi di tempo. Se non si trova un lavoro per Fatima c’è l’espulsione per lei ed i minori in Istituto.
La nota dell’avvocato: “Caro Roberto, il Gdp avrebbe dato corso tranquil-lamente all’espulsione agganciandosi alla formale sussistenza dei neces-sari requisiti di legge, che in effetti sussistono. A forza di discutere si è convinto che una situazione del genere non possa essere che decisa dal Tribunale dei minori. Ora tale scelta, che abbiamo sempre rinviato, diventa imprescindibile ed irrinunciabile. Mi ha dato tempo fino a marzo e quindi bisogna fare presto. Certo presentarsi in Tribunale Minori con un lavoro per Angela (sto tempestando la Questura di Verona perché autorizzi) e con un progetto concreto per Rasema (Fatima) o meglio un lavoro anche per Lei sarebbe ottimo”.
Il lavoro di Angela, che lo scorso mese di agosto ha ricevuto un “un diniego di permesso di soggiorno”, è la disponibilità della Provincia di Rovigo ad un tirocinio-formativo di tre mesi presso una ditta di Badia Polesine. Ma, per questo, occorre l’autorizzazione della Questura.
“Ho sessant’anni, sono una zingara, chi vuoi che mi assuma?”, dice disperata Fatima, che ha sempre accudito i figli e la casa.

 

 

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