siamo tutti clandestini brescia 24-11-2001Pensa se Moni Ovadia, Er-ri de Luca, Massimo Car-lotto, Pierluigi Sullo, oltre ai bei discorsi, adottasse-ro un clandestino per sal-varlo dalla “morte civile”, dalla schiavitù del lavoro nero, dall’imprigionamen-to, dall’espulsione, che spesso vuol dire morte… Che grande esempio di con-divisione, come il re di Danimarca che, durante l’invasione nazista, si appendeva sul petto la stella gialla a sei punte – marchio nazista, per identificare gli Ebrei. Perché il cosiddetto “pacchetto sicurezza” (firmato da Napolitano il 15 luglio 2009), che istituzionalizza anche il reato di clandestinità, è stato paragonato alle “leggi razziali” del (25 luglio) 1938 dove al posto degli Ebrei sono stati sostituiti gli Immigrati irregolari.
Ed allora, nel “Clandestino day” servivano pratiche più da partigiani dell’umanità che non da Croce rossa, che portava i pacchi viveri ad Auschwitz (ma anche lo “zyklon B”) o dell’orchestrina che suonava “Rosamunda” ai deportati nei vagoni ferroviari a Fossoli campo.
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La misura del “Clandestino day”
La misura del successo del “Clandestino day”, organizzato dal settimanale “Carta”, con l’adesione di 400 associazioni e manifestazioni in 70 città italiane, si dovrebbe misurare non dalle cene interetniche, dalla vendita di magliette, dalle partite di calcio, dalle mostre fotografiche, dalle poesie dall’Africa e dalle critiche al “pacchetto sicurezza” (che norma il reato di clandestinità), ma dal numero delle persone salvate, con la loro famiglia, proprio dalla clandestinità. Che vuol dire “morte civile”, schiavitù sul lavoro, perdita di diritti fondamentali come l’iscrizione dei neonati all’anagrafe, il matrimonio, l’accesso alle cure sanitarie, agli esami di stato, alle graduatorie per la casa, alla patente, clandestinità sanzionabile con una multa da 5 a 10 mila euro e l’arresto con carcere fino a 4 anni in caso di non ottemperata espulsione.
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Di fronte all’espulsione…
Di fronte alla famiglia (moglie e bambina di nove mesi) dell’Egiziano di Torino, espulso dalla Questura dove era andato a rinnovare il permesso di soggiorno, di fronte alla vedova Bosniaca, in Italia dal 1991, espulsa dall’Italia con quattro figli – due nati in Italia, due arrivati che avevano 1 e due anni -, di fronte al Cinese, in Italia da quattro anni, espulso con moglie e due figli nati in Italia, di fronte alle centinaia di espulsi dall’8 agosto, entrata in vigore della legge 94-2000…
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Adotta un clandestino
Il “Clandestino day” poteva essere un’occasione per applicare la campagna “salva una famiglia: adotta un clandestino”, un’occasione offerta dalla cosiddetta “sanatoria” per badanti e colf del periodo 1-30 settembre. Invece in questa “giornata” non si trovano tracce di isti-gazione alla disobbedienza civile, di r-esistenza effettiva alle “leggi razziali”, di partigiani dell’umanità in azione con pratiche di salvataggio reale di persone, famiglie e bambini.
Forse è stato sbagliato il titolo, che doveva enunciarsi “Festa della mondialità”. In un salto temporale al 1990, che si giocava a calcio con le squadre di immigrati per valorizzare le differenze, o si andava nelle scuole – un bianco emigrato, un nero immigrato – a fare sensi-bilizzazione. Ed il cous-cous in piazza, e la musica Gnaua, e la festa dell’Indipendenza della Nigeria (1 ottobre). Ma già dal 1992 venne Dino Frisullo a Rovigo e proporre il diritto di voto agli immigrati, come emersione civile, dal punto di vista dei Diritti Umani effettivi, non della gastronomia o della musica o della pertinenza calcistica.
“Clandestino day”, un’occasione sprecata per praticare Diritti Umani.
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TESTIMONIANZE DAL CIE DI ROMA (dove finiscono i clandestini)
Dal Centro identificazione ed espulsione di Ponte Galeria, Roma
Hanno moglie e figli piccoli, ma il permesso è scaduto. E l’Italia li rimpa-tria. Vivono qui dagli anni Novanta. E oggi sono soprattutto loro a ri-schiare l’espulsione. Reportage dal Cie di Roma
Redattore Sociale 29 settembre

- Da 29 anni in Italia, parlava di diritti umani.
Oggi rischia di lasciare moglie e figlio
Jacob ha 48 anni e a Roma vive il figlio di 10 anni. E 4 mesi prima di esse-re fermato ha partecipato a Frascati a una giornata di studi sui diritti umani. Il permesso gli era scaduto durante la lunga convalescenza seguita a un incidente stradale.

- Miguel: dalle ville dei ricchi al Cie di Ponte Galeria
Nel 1995, 250 mila immigrati ottennero un permesso di soggiorno con la “sanatoria” Dini. Miguel, peruviano, era uno di loro. Oggi è dietro le sbarre dopo anni di lavoro come domestico e giardiniere presso fa-coltose famiglie della Roma bene.

- Entrato col decreto flussi nel 2007, oggi rischia il rimpatrio
La storia di J. Mohamed, marocchino, anche detenuto a Ponte Galeria. Eppure in Italia ci era arrivato con un contratto di lavoro e i documenti in regola. E’ l’emblema dell’immigrazione regolare. E della sua precarietà. -
- In Italia dall’età di 13 anni, ragazza albanese verso l’espulsione.
Floriana, di 27 anni, è rinchiusa  a Ponte Galeria. In Italia vive la metà della sua famiglia: un fratello maggiore e una sorella, sposata con un militare italiano. Ma quell’arresto per furto a 14 anni pesa come un ma-cigno. “Ma in Albania sono straniera!”

- Sedicenne detenuta al Cie di Roma.,.
Non ha i documenti per dimostrare la minore età
I suoi genitori sono croati, lei è nata a Venezia. Ha compiuto gli anni lo scorso 12 settembre con una festicciola improvvisata dalle detenute più grandi. La legge proibisce la detenzione di minori, ma la ragazza non può dimostrare la minore età.
> Testimonianze dal Cie di Roma
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RIFERIMENTI
> Clandestino day – Rovigo, 25 settembre
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