Rovigo, città oscura – notiziario da zona nera
aprile 28, 2009

Rovigo, un buco nero che tutto assorbe. Un magma – partitocratico, o-scurante strade, coscienze, ideali. Notiziario, piccole fiammelle di visibi-lità: I delfini di Bisaglia governano il Polesine – L’eroico presidente Csv - Casini sfrutta i bambini – La crapa di Vergassola al Sociale – Lo squallore de La Voce, è sempre offensivo – Accademia tossica dei Concordi – Sgar-bi, Gobbo, Gentilini: coccodè! – Archivio di Stato: spreco di soldi e me-moria - La Liberazione che sfrutta i ragazzini – Agnelli disidratati – Ach-tung Biancoenero – Un oboista invalidato al Teatro Sociale – Il tombino di Cirino Pomicino – (Don) Gianni Saccardin per la Provincia.
EDITORIALE
Continua la stesura e pubblicazione del “notiziario”, un esercizio di “li-bertà di stampa” e di informazione democratica (dalla parte degli “ul-timi”). Esercizio tanto più significativo in una Italia che è caduta al 71° posto per libertà di stampa – alla pari con il Benin, secondo il rapporto presentato il I maggio da Freedom House, organizzazione indipendente per la difesa della libertà e democrazia. Anzi, il rapporto sottolinea, addirittura, la retrocessione dell’Italia a Paese in cui la stampa non è libera – “free”, ma parzialmente libera – “partly free”. Tra le cause della retrocessione, relativa agli eventi dell’anno 2008, il rapporto cita il ri-torno al governo di Silvio Berlusconi, un aumento di azioni legali contro i giornalisti e le minacce del crimine organizzato.
Informazione democratica dalla parte degli ultimi, dalla parte dei vinti – vinti noi medesimi. Dal rapporto dell’Unione Europea, del 25 aprile 2009, sull’esecuzione delle sentenze dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo, lo Stato italiano è secondo, su 47, nella “classifica” per le violazioni dei Diritti dell’Uomo, dell’intolleranza e degli abusi razziali. Abusi che colpi-scono le fasce più vulnerabili della popolazione: Migranti, Rom e Senza Tessera. L’Italia ha iniziato la scalata al primo posto dell’ingiustizia continentale nel 2006, partendo da una posizione di media europea, ha guadagnato posizioni nel 2007, con il settimo posto, ed è arrivata seconda nel 2008, con un distacco ridottissimo dalla Romania. Nel 2008 l’Italia ha pagato quasi 10 milioni di euro di ammende, un quinto di quanto pagato dai 47 Paesi membri del Consiglio d’Europa.
Ma ad una possibilità di informazione democratica non corrisponde una possibilità di lettura consapevole. Tant’è che Biancoenero, anche in versione telematica, continua ad essere visitato da pochissimi lettori.
(In punta di dita, il Direttore)
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Gabriele Frigato, del Partito democratico, alle europee
Rovigo, 11 aprile. L’assemblea provinciale del Partito Democratico all’una-nimità candida il segretario del partito al Parlamento di Strasburgo. L’e-lezione totalitaria riguarda Gabriele Frigato democristiano, già concusso in Parlamento Italiano, che, in un comunicato stampa, sottolinea: “L’im-portanza delle elezioni europee”. La notizia segue una lettera pubbli-cata due giorni prima, su diversi quotidiani di Rovigo, di Dina Merlo, del direttivo del Partito democratico, dallo stesso titolo: “L’importanza delle elezioni europee”. Dina Merlo, che a cinquant’anni ha scoperto la parti-tica come fante d’assalto del ragionier-concusso ex onorevole Frigato (mani-in-torta in tutta la partitocrazia polesana degli ultimi trent’anni), è moglie dell’oscuro dottor Casonato Giuliano: oscuro per l’assunzione all’Asl 18, oscuro per il trasferimento al comune di Rovigo, oscuro per la dirigenza ai Servizi Sociali (90 mila euro l’anno).
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I delfini di Bisaglia governano il Polesine
Antonio Bisaglia, autentico squalo democristiano, governatore del Pole-sine, è morto annegato in circostanze oscure nel mare di Rapallo nel 1984. Tra i suoi “delfini”: Lorenzo Liviero ora presidente della Banca di Credito Cooperativo, Gabriele Frigato attuale segretario Partito demo-cratico del Polesine, Renzo Marangon, già Forza Italia, ora tirafili del nuo-vo Partito della Libertà.
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L’eroico presidente Csv, Vani Franceschi
A proposito del terremoto che ha devastato, il 6 aprile scorso, l’Abruzzo, e che ha mobilitato persone ed associazioni da tutta Italia in atti di con-creta solidarietà, c’è da segnalare l’eroica presa di posizione, l’atto di civile impegno, del presidente del Centro Servizio Volontariato di Rovigo che, ancora una volta, presiede il volontariato locale con passione civile, prodigandosi con assoluta generosità di tempo e di soldi.
Ecco il testo completo del trafiletto, in bella evidenza, su…
La Voce di Rovigo, 11 aprile. “Dal Csv solidarietà per lettera. Il presidente del Csv di Rovigo ha inviato una lettera al presidente del Csv de l’Aquila, manifestando solidarietà”. Silenzio assoluto del pari fulgido esempio ci-vile Luca Dall’Ara, lauto direttore del Csv. Il silenzio sarebbe da attribuire ad una improvvisa partenza, con la famiglia: A- per le zone terremotate d’Abruzzo, B- per i monti a festeggiare la Pasquetta. Chi lo conosce per la sua indomita prodigalità non avrà dubbi sulla sua destinazione.
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Casini sfrutta i bambini
15 aprile. “Un disegno comune” (sfruttare i bambini?) è il titolo della campagna elettorale di Pier Ferdinando Casini, Udc, per il Parlamento Europeo. Manifesti giganti affissi a mendicare voti in tutte le città d’Italia, in cui Casini – il Pier Ferdinando, sfrutta in quattro differenti modi bambini e ragazzine. C’è da rilevare che le varie fotografie, che sembrano istan-tanee casuali, sono riprese, invece, in accurati set di posa, in numerose prove e “scatti” prima di scegliere la fotografia finale.
Ci si chiede se anche Casini sarà denunciato per sfruttamento di minore, con l’aggravante del plagio e della gratuità, come succede a tutte le donne rom che mendicano su qualsiasi piazza d’Italia col bambino in braccio, per non lasciarlo incustodito a casa ma anche per muovere pietà nei passanti. Con l’ulteriore differenza che le Rom chiedono elemosina per procurarsi da mangiare, per loro e per gli stessi bambini, mentre il Casini –Pier Ferdinando, mendica voti elettorali con un lauto stipendio da Parlamentare. (Immagine: i 4 manifesti di Casini sfrutta-bambini).

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La crapa di Vergassola al Teatro Sociale
Rovigo, 18 aprile – ore 21, Teatro Sociale
La crapa di Vergassola, contornata di occhiali, con due mani laterali e due piedi sotto, è quanto si vede dal loggione del Sociale in una serata di teatro familiare: 30 euro per tre persone. Si tratta dello spettacolo “Sparla con me”, di Dario Vergassola, che fa parte della rassegna “Pa-role in scena”, promossa dall’assessore alla Cultura Federico Frigato con l’associazione Cuore di Carta e che comprende: Vergassola, Cornac-chione, Crozza, Riondino, Balasso, Casale, e Marco Paolini fuori abbo-namento. “L’idea – spiega in una nota l’Assessore Cultura – è di avvi-cinare un pubblico maggiormente eterogeneo, in particolare i ragazzi, per favorire l’afflusso e l’approccio al nostro teatro anche da parte di coloro che solitamente non ne avvertono l’interesse”.
LA SPECIFICITA’ DEL MEZZO
Secondo la “specificità del mezzo”, il monologo di Vergassola va usu-fruito dalla platea, per poter vedere il comico da posizione frontale ed godere anche dei commenti e battute rivolte al pubblico (sempre alla platea, mai al loggione). Ma per poter gustare in modo consono lo spettacolo, la cifra sale da 10 a 25 euro = 75 per tre persone, ed allora la specificità del mezzo non si coniuga con la possibilità del mezzo, in que-sti tempi di crisi oltretutto. Due mozioni di pensiero. UNO: la satira so-ciale e di costume, dovrebbe essere più democratica anche economica-mente ed a prezzo unico. DUE: per questi monologhi, anche la struttura scenica dovrebbe essere democratizzata con un pubblico più orizzonta-le (Teatro Studio, per esempio) e non suddividere gli spettatori in quat-tro classi sociali verticali: platea e palco, gradinata, loggia, loggione.
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Lo squallore de La Voce, è sempre offensivo
Rovigo, 18 aprile – Diritto di replica al giornale del pene e delle palle…
Che Andrea Panozzo, direttore de La Voce, si erga a difensore della moralità pubblica giornalistica, lascia molto a desiderare, anzi è di uno squallore unico ed offensivo. Un giornale che ha fatto del quotidiano pettegolezzo il suo accento, che dà ampio risalto ad ogni commento di Destra – fascista e post fascista, che rifulge e si trasfigura nelle foto ed elzeviri vari dell’illustre poeta e filosofo Pietroni Giuseppe e che trasuda poi onestà ed etica morale nei corsivi da prima pagina di Iacopo Carlotti, già condannato per “tangentopoli”. Un giornale che per vendere qual-che copia in più spara titoli fallici a piena locandina e che recupera il pensionato immobiliare de “il gazzettino”, Roberto Rizzo. Il direttore de La Voce, poi, è testamentario illegale, ha lo stesso amministratore uni-co, del “Corriere di Rovigo” che ha chiuso per fallimento per non pagare mesi e mesi di lavoro ai propri collaboratori. Infatti si è tenuto gli archivi ed ha pubblicato anche qualche mia fotografia che non mi è stata pagata dal precedente “Corriere”. Che mi debba rivolgere all’avvocato per pubblicazione abusiva di mie fotografie? (Roberto Costa, Direttore)
L’editoriale di La Voce: sabato 18 aprile.
“Lo squallore è sempre offensivo” titola Andrea Panozzo un editoriale in cui si scaglia contro la puntata “riparatrice” di Annozero, di due sere prima. Trasmissione televisiva in cui il giornalista Santoro doveva “ripa-rare” a presunte disinformazioni sul terremoto d’Abruzzo ed alle vignet-te satiriche di Vauro, della settimana prima, giovedì 9 aprile. Contro le nuove vignette di Vauro, la “via crucis” del precario”, si scaglia il penoso inquisitore Panozzo: “Chi ha visto la trasmissione sa quanto sia stato squallido lo spettacolo offerto. Qualche considerazione s’impone. In primis ho parlato col mio avvocato chiedendogli se ravvisa nelle vignette il reato di vilipendio della religione, nel caso, sporgerò personalmente querela nei confronti di Rai, Michele Santoro e Vauro. Non perché io sia un paladino del cristianesimo, non ne ho la statura. Ma perché lo squallore è offensivo. Sempre.”
A corollario del direttore, bronzaquerta catastale Gigi Berti, nell’occasione paraculo editoriale, a pag.13 titola: “Se ne vada anche Santoro”. Uno dei suoi afoni pezzi con la lettera “s”: “sconfessato… scacciato… sciò-sciò. Santoro (e Vauro)”. E’ il caso di invitare Gigi Berti a fare anche un pezzo sul suo direttore, non con la lettera f di furbone, ma con la c di c…

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L’alcool intossica: No grazie!
L’alcool è considerata una sostanza tossica - che procura dipendenza, dall’Organizzazione Mondiale per la Sanità. Il consumo cronico di alcol, nei Paesi occidentali coinvolge l’8-10% della popolazione.
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Accademia tossica dei Concordi
Nell’XI settimana della cultura, l’Accademia dei Concordi di Rovigo, so-stenuta a centinaia e centinaia di migliaia di euro dal Comune, pro-gramma tre iniziative sull’Italia del Futurismo. Di indubbia piattezza tos-sica e narcotizzante la seconda, in data 29 aprile: “Aperitivismo: il gesto del bere nell’arte di Depero, Rizzo e nei manifesti”. All’incontro con illustri relatori, seguirà degustazione a cura di Antiche Distillerie. Gran ceri-moniere, dell’ombra, il presidente dell’Accademia Luigi Costato.
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Provincia – Sgarbi non correrà con la Lega: colpa di Gobbo e Gentilini
L’illuminante fotografia di taglio Bosch-Lombrosiano illustra, con le dovu-te fattezze, il trio coccodè, detto anche trio gallina, nel senso che tutte e tre insieme raggiungono un Q.I., quoziente d’intelligenza, di numero 69, quello di una gallina appunto. Si tratta di Gian Paolo Gobbo sindaco di Treviso, Vittorio Sgarbi critico d’arte e Giancarlo Gentilini vice-sindaco sempre di Treviso. Di per sé, il deficit di Q.I. non è pericoloso, ma che la scarsa intelligenza – nel senso di conoscenza, sia abbinata anche al razzismo, e quindi da segnalare perché nociva all’umanità, troverebbe conferma nella figura del pro-sindaco Gentilini (mentore di Gobbo), già indagato per istigazione all’odio razziale, che sarà processato per razzi-smo ancora il prossimo 4 giugno. L’immagine segnaletica (fonte “Il Gaz-zettino”) ostenta il trio nel pollaio leghista-trevigiano di qualche tempo fa, un sodalizio intellettuale che si è bruscamente interrotto recente-mente, quando Sindaco e vice-sindaco hanno bocciato la candidatura di Vittorio Sgarbi a Presidente della provincia di Rovigo per la Lega Nord.
PROVINCIA NEGATA PER VITTORIO SGARBI – Rovigo 24 aprile
Una nota della Lega Nord, esclude la candidatura Europea di Vittorio Sgarbi tra le file del Carroccio: «La pretesa di una candidatura alla pre-sidenza della Provincia di Rovigo da parte dell’onorevole Vittorio Sgarbi – spiegano dalla Segreteria Politica Federale -, nonché l’anticipazione uni-laterale di una sua certa candidatura alle prossime elezioni Europee sotto il simbolo della Lega Nord, hanno posto fine ad ogni ipotesi riguar-danti un suo possibile inserimento nelle liste del nostro movimento».
La risposta di Vittorio Sgarbi al Carroccio: «La Lega dice il falso. In cambio della mia candidatura a Rovigo, pretendevano il mio sostegno alla candidatura alla Provincia di Cuneo della fidanzata di Calderoli».
Il professor Sgarbi contro Gobbo e Gentilini. «Sono felice di apprendere che Bossi e Calderoli – continua Sgarbi – sono subordinati a Gobbo, sin-daco di Treviso, a sua volta subordinato al proprio vice-sindaco Gentilini, il quale, all’offerta dell’onorevole Bellotti (An, ora Pdl) di candidarmi co-me presidente della Provincia di Rovigo ha risposto in modo scomposto ottenendo che non solo Bossi e Calderoli non potessero avermi come candidato condiviso, ma neppure, sotto ricatto di Gobbo, potessero mantenere la loro proposta di candidarmi nella Circoscrizione Centro». Secondo Sgarbi, la colpa della mancata candidatura sarebbe di Gian Paolo Gobbo e Giancarlo Gentilini, artefici di un intricato ricatto politico.

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Spreco di soldi e di memoria all’Archivio di Stato
“Le guerre italiane tra il 1935 e il 1945” - ciclo di film, è l’interessantis-sima iniziativa di grande spessore socio-culturale – oibò, attivante ge-nerose risorse economiche, monetarie e intellettuali, promossa da Ar-chivio di Stato, Arci-Rovigo, Comune Rovigo, Provincia di Rovigo, Cassa di Risparmio Padova e Rovigo, Istituti comprensivi di Castelmassa, Co-sta e Polesella. Come a dire la crema della “ghenga” culturale pole-sana. Quattro proiezioni a Rovigo e quattro nelle scuole con illustri rela-tori come Andrea Tincani dell’Arci-Callegarin e Claudio Luciano dell’Ar-chivio-Contegiacomo, nel periodo 20 - 30 aprile, saltando pari pari la Resistenza e la Liberazione del 25 aprile. Spreco di soldi in iniziativa pubblica, ma non di virtuosi ingegni, vista la piattezza dell’iniziativa, e dei relatori, che ben si inserisce nello spessore nebbioso del Polesine.
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La Liberazione che sfrutta i ragazzini
“Il mondo salvato dai ragazzini” (dalla distruzione degli adulti) è il titolo di un’opera fondamentale della poesia sociale italiana, di Elsa Morante, pubblicata nel 1967, che inviterebbe al rispetto dell’infanzia.
Rovigo, 25 aprile. La festa della Liberazione di Rovigo 2009, sta tutta nella cerimoniosa, retorica e ipocrita manifestazione dell’alzabandiera –italiana, tenutasi in piazza Vittorio Emanuele, alle ore 12 del 25 aprile. Con contorno di musica, di esercito italiano armato, e di varie fasce tricolori. Sul palco, affiancato al disinvolto Sindaco Merchiori ed al Presi-dente provincia Saccardin in versione turistica, anche il compunto, ed unico tutto preso nella parte, Sindaco del consiglio dei ragazzi, Riccardo Grigolato. Affiancato per prestigio, per potere, per influenza?
Ci si chiede se non ci sia un vero e proprio sfruttamento di minori in luogo pubblico? Se non si deturpi e stupri emotivamente l’infanzia di un ragazzo con queste rappresentazioni adulte, solo per adulti?

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Agnelli disidratati sulle rive dell’Adige?
25 aprile di Liberazione: ai quotidiani locali.
In gita sulle rive dell’Adige, in zona Ca’ Zen a Lusia, abbiamo notato una ventina di agnelli chiusi in uno stretto recinto di maglie di ferro che belavano, probabilmente assetati. Molti agnelli succhiavano addirittura le sbarre e nel recinto non c’era alcun recipiente o vaschetta d’acqua. Il recinto è inserito in un ovile temporaneo per pecore. Alcune centinaia di ovini che, guidati da un pastore coi cani, partono alla mattina per pasco-lare sulle rive dell’Adige e ritornano a sera per trascorrervi la notte. Quindi gli agnelli restano abbandonato tutto il giorno ed anche senza acqua. Ci chiediamo se non sia il caso di intervenire a difesa di questi poveri esseri. – Gruppo “pedala Biancoenero”

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Achtung banditen – Biancoenero
Rovigo 26 aprile. Che quasi nessuno partecipi alla iniziativa pubblica Bian-coenero nel quarantennale del ’68 (l’unica occasione della Provincia dove si è potuto ascoltare dal vivo “Contessa” – inno di quegli anni di conte-stazione), che quasi nessuno partecipi alle attività di Biancoenero di solidarietà-memoria-resistenza sugli “zingari” (i Rom anche nel 2008 continuano ad essere le popolazioni più discriminate d’Italia e di tutta Europa), o di servizio e com-partecipazione verso gli Immigrati (di cui si chiede il diritto di voto amministrativo dal lontano 1992), che quasi nessuno partecipi alla unica manifestazione sulla “resistenza” al nazi-fascismo fatta a Rovigo da Biancoenero,
evidenzia e segnala quanto noi, pochissimi, di Biancoenero siamo ormai completamente “banditi” da una società omologata e partitocratica – tutta, che governa il Polesine, con sedicenti associazioni culturali e diritti-umani fisiologiche e complici al sistema. Sistema che si è trasformato in un vero e proprio regime. Banditen erano chiamati i Partigiani che face-vano resistenza al nazi-fascismo. Banditi, esclusi e discriminati, sono i Resistenti al Regime partitocratico odierno.
Le Bande Bandiscono
Le “bande” per famiglia e per casta, governano il Polesine, noi di Bianco-enero ne siamo banditi. Continuiamo a tenere acceso un cerino ad illu-minare la bolgia oscurata ma ci stiamo bruciando le dita e senza soccor-ritori a passare e rinfocolare il testimone non avremo che da usare le ultime fiammelle di luce per allontanarci nella notte. E’ quasi ora di anda-re. A volte, per sopravvivere, occorre scappare, prima di diventare orbi e sordi all’umanità ed alla giustizia sociale nell’oscuro magma partitocratico che tutto assorbe e divora. > 25 aprile: r-esistenza con Biancoenero
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Un oboista invalidato al Teatro Sociale
Partitocrazia teatrale: prima di centro-destra e dopo di centro-sinistra
Secondo l’ex Sindaco Paolo Avezzù va invalidato il concorso del nuovo direttore artistico del Sociale. Secondo l’attuale assessore alla Cultura Federico Frigato, il precedente direttore artistico era stato messo lì da Avezzù su ordine di Comunione e Liberazione. La vicenda nasce dalla scadenza del mandato di Marcello Lippi, sistemato dalla precedente Giunta, che ha fatto indire un bando di concorso, al quale sono perve-nute una sessantina di domande, vinto da Stefano Romani. Un incarico che vale 50 mila euro l’anno.
“IL CONCORSO DEL SOCIALE VA INVALIDATO”
Rovigo 28 aprile. Paolo Avezzù chiede di invalidare il concorso che ha portato Stefano Romani alla guida del Sociale. Il consigliere comunale del Pdl attacca la Giunta sulla nomina del nuovo direttore artistico del Teatro Sociale di Rovigo e rivolge una interrogazione al sindaco Fausto Merchio-ri ed all’assessore alla Cultura Federico Frigato.
L’ex sindaco chiede “di invalidare il concorso per i seguenti motivi: per mancata applicazione delle regole di legge per un concorso a titoli, per la inferiore qualità della commissione rispetto ai partecipanti al bando, per l’insulto che si è fatto ad illustri professionisti e alla città di Rovigo”.
Per Avezzù il concorso è da ritenersi nullo dal punto di vista artistico e da quello legale. Sotto l’aspetto legale perché se si indice un concorso a titoli il candidato deve essere preventivamente informato del valore dei propri titoli. “Ed allora mi si spieghi - chiede Paolo Avezzù – come sono stati scelti i candidati? Su quali base? Perché ad illustri professionisti sono stati affiancati dei semplici strumentisti, o insegnanti di canto o maestri collaboratori? E poi la clausola di cauzione del 10% ha fatto ridere tutti i direttori artistici d’Italia. Quella è una clausola per i Lavori pubblici, non si può applicare all’attività artistica”. Ed ancora di seguito: “Si potrebbe obiettare che il concorso non era per titoli, ma a seguito di un colloquio, e qui rasentiamo la farsa”.
Avezzù si chiede come ha fatto il pur valente musicista Stefano Romani, a vincere di fronte a tanti illustri professionisti. Come Bepi Morassi, direttore degli allestimenti della Fenice, regista e professionalmente preparatissimo. Come il maestro Catena, illustre regista internazionale, direttore artistico di teatri, direttore artistico di una casa discografica inglese. Come Angelo Suliman, segretario artistico all’Arena di Verona, segretario artistico al Massimo V. Bellini di Catania, direttore d’orchestra, direttore di coro. Come Alessandro Bonelli segretario artistico a Trieste, a Venezia, Genova e a Napoli. “Un altro candidato – continua l’ex Sinda-co – era il maestro Carminati, direttore artistico dell’Arena di Verona, di-rettore artistico del teatro Donizzetti di Bergamo e direttore d’orchestra internazionalmente riconosciuto, candidato che più di ogni altro poteva concorrere a vincere ma non si è presentato, probabilmente perché ha intuito quale farsa si interpretava qui a Rovigo. Avrebbe prestato la sua professionalità ad una burletta permettendo al vincitore di vantarsi di avere prevalso su gente come Carminati, Bonelli, Soliman, Morassi e lo stesso Contiero o Lippi che hanno più esperienza di un pur bravo oboi-sta (il vincitore Stefano Romani) della Orchestra Filarmonica Veneta”.
“PIENA FIDUCIA AL DIRETTORE ARTISTICO”
Rovigo, 30 aprile. L’assessore Federico Frigato, ribadendo la piena fiducia sull’operato di Andrea Pirani, dirigente dell’ufficio responsabile del bando e della commissione, respinge le accuse rivolte dall’ex sindaco di Rovigo Paolo Avezzù, sulla regolarità del bando indetto per scegliere il nuovo direttore artistico. “Non si è trattato di un concorso pubblico – afferma l’assessore – quanto piuttosto di una selezione comparativa, sulla base del curriculum dei candidati e del colloquio”.
Non si possono più fare chiamate dirette come prima, in nome della trasparenza voluta dal ministro Brunetta. La valutazione, sulla quale né il Sindaco né l’Assessore, potevano avere voce in capitolo, è pertanto “insindacabile e discrezionale”. Che poi Avezzù sostenga le qualità di Marcello Lippi fa sorridere l’assessoreFrigato: “Lippi gli è stato imposto da Formigoni e da Comunione e Liberazione”.
Il tombino di Cirino Pomicino: visioni raso-terra
“Rovigo raso-terra”, è il titolo di una ricerca fotografica che la Redazione sta sviluppando per documentare le zone piatte della città. Immagini da affiancare agli elettroencefalogrammi di illustri rodigini di ghenga partito-cratica. Una ricerca di cui si ha intenzione di chiedere patrocinio al Presidente della Fondazione Banca del Monte di Rovigo, Adriano Buoso – appunto. Confidando anche nel fatto che nell’Organo di Indirizzo della Fondazione, è stato eletto recentemente anche il noto cul-turista Sergio Garbato – organico, appunto, all’Organo (da non intendere come stru-mento musicale, neanche come “antifona”).
Per questa volta, vista la piattezza della tematica socio-ambientale, si tralascerà di chiedere coinvolgimento agli assessorati Cultura, di Comu-ne e Provincia, all’Accademia dei Concordi ed all’Archivio di Stato. Organismi da tenere di riserva (da affiancare alle immagini) per lo svi-luppo, fase due, della ricerca: “Rovigo, dalla piattezza alla profondità”. Indagine visiva in cui si cercherà di confermare la teoria di Paul Wa-slavich: “Non c’è limite al fondo” - ci sono sempre i sotterranei. Sotter-ranei, cantine, cunicoli e fogne della città da riprendere passando anche per i tombini. Come quello della ditta Mario Cirino Pomicino in quel di Rovigo. Una citazione per il lettore che saprà indicare il luogo della ripresa.
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(Don) Gianni Antonio Saccardin per la Provincia
Rovigo 30 aprile. (Don) Gianni Antonio Saccardin, detto anche “sua falsità”, è il candidato ufficiale per la presidenza della Provincia, del nuovo gruppuscolo democristiano Federazione dei moderati. Una fede-razione indispensabile (?) a coprire uno spazio nevralgico, un vuoto elettorale lasciato dall’Udc di Casini, e che raggruppa cinque realtà del-l’area post-democristiana di “centro”: il Movimento veneto per il Ppe, la lista comunale di Albertino Stocco, Presenza (demo) Cristiana di Lendi-nara, la civica di “Rovigo in-sieme per” e il movimento della “Rosa per l’I-talia”. Paragrafi: A Granzette – Un talebano di giunta – Incarico profes-sionale: fotocopie – La politica come missione cristiana – Vota Antonio.
> (Don) Gianni Antonio Saccardin per la Provincia.
Le immagini della mappa di Rovigo con le vie oscurate, sono particolari ripresi dalla tabella di piazzale Di Vittorio, qui raffigurata.
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