Condannato per razzismo sindaco di Verona
Ottobre 22, 2008

Venezia 20 ottobre. La corte d’Appello di Venezia ha confermato la condanna per propaganda razzista di Flavio Tosi, sindaco di Verona, e di altri cinque esponenti della Lega, Luca Coletto (ora assessore provin-ciale), Enrico Corsi (assessore comunale), Matteo Bragantini, Maurizio Filippi e la sorella del sindaco, Barbara Tosi. I sei sono stati condannati a due mesi di reclusione per violazione della Legge Mancino (propaganda di idee razziste), per una campagna dell’estate 2001, con manifesti e raccolta di firme, per sgombrare un campo nomadi abusivo nel capoluogo scaligero.
I FATTI E LA SENTENZA
Venezia, 20 ottobre – Dopo quattro anni dalla sentenza di primo grado, un appello e un passaggio in Cassazione, la corte d’Appello di Venezia ha confermato la condanna per propaganda razzista di Flavio Tosi, sindaco di Verona, e di altri cinque esponenti del Carroccio, Luca Coletto (ora assessore provinciale), Enrico Corsi (assessore comunale), Matteo Bragantini, Maurizio Filippi e la sorella del sindaco, Barbara Tosi.
Due mesi di reclusione ciascuno, la conferma delle pene accessorie (tutte sospese), il pagamento delle spese processuali di tutti i gradi di giudizio e il risarcimento per le parti civili, 8.000 euro all’Opera Nomadi e 2.500 euro ad ogni singola parte costituita, cioè ai Sinti veronesi che nel 2001 erano stati oggetto di una campagna della Lega per cacciarli dalla città: manifesti, volantini, banchetti di raccolta firme contro i campi nomadi.
Tosi, all’epoca dei fatti consigliere regionale, era stato querelato, as-sieme agli altri cinque di partito, da sette Sinti e dall’Opera Nomadi Nazionale. I sei leghisti furono rinviati a giudizio e condannati nel dicembre 2004 a sei mesi per odio razziale e propaganda di idee discriminatorie. Nel gennaio 2007 la Corte d’appello aveva ridotto la pena a due mesi. In dicembre 2007 verdetto annullato in Cassazione che rimanda il caso alla Corte d’appello con la raccomandazione di non considerare reato le iniziative politiche.
L’udienza di oggi non manderà nessuno in galera né sospenderà qualcuno dai pubblici uffici, anzi. Nel frattempo qualcuno degli imputati ha fatto carriera, nonostante questo o forse proprio grazie a questo. Il sindaco Flavio Tosi ha vinto con una percentuale del 61%, Coletto e Corsi sono assessori, la sorella Barbara è capogruppo della Lega in consiglio comunale.

Razzismo, condannato in appello il sindaco di Verona Flavio Tosi
Da tempo si difendeva dicendo: sì, mi hanno condannato in primo grado, ma in appello vincerò. E invece no
l’Unità.it, 20 ottobre – Anche la corte d’appello di Venezia ha condannato a due mesi di reclusione, pena sospesa, il sindaco di Verona Flavio Tosi per violazione della Legge Mancino. Assieme ad altri cinque esponenti leghisti, Tosi è stato riconosciuto colpevole di propaganda di idee razziste per aver dato vita nell’estate 2001 a una raccolta di firme per sgombrare un campo nomadi abusivo nel capoluogo scaligero.
Tosi, all’epoca dei fatti consigliere regionale, era stato querelato da sette nomadi sinti e dall’Opera Nazionale Nomadi (Onn) assieme a Matteo Bragantini, Barbara Tosi (sorella di Flavio), Luca Coletto, Enrico Corsi e Maurizio Filippi. Già in primo grado, nel dicembre 2004 i sei erano stati condannati per discriminazione razziale a sei mesi.
Il 30 gennaio del 2007 la Corte d’Appello di Venezia aveva ridotto le pene a due mesi, assolvendoli dall’accusa di odio razziale. Il verdetto era stato poi parzialmente annullato dalla Cassazione – con il mantenimento però dell’assoluzione per l’ipotesi di odio razziale – e rinviato a nuovo esame, sempre a Venezia. A carico degli esponenti leghisti anche un risarcimento danni di 2500 euro per ognuno dei sinti costituitisi parte civile e di cinquemila euro a favore dell’Onn.
Ricorrerà in Cassazione il sindaco di Verona Flavio Tosi. Lo ha annunciato lo stesso Tosi non appena informato della decisione dei giudici lagunari. «Avevano ragione – osserva il sindaco – quanti mi dicevano che sarebbe stato ben difficile che una sezione della Corte d’Appello smentisse un’altra. Alla fine sarà di nuovo la Cassazione a pronunciare la parola definitiva su questa vicenda». Tosi non ha dubbi sulla correttezza giuridica del proprio operato: «rifarei tutto ciò che ho fatto per difendere i miei concittadini – spiega – Purtroppo devo constatare come nella magistratura ci sia ancora chi non sa distinguere fra chi delinque e chi difende le persone oneste».
MEMORIA STORICA
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