Lettera aperta,  a dieci giorni  di sciopero  della fame  per umanità, distri-buita come volantino ad alcune delle centinaia di partecipanti alla serata di solidarietà “liberi da sognare” presso il Censer di Rovigo sabato 20 settembre ore 21. Solidarietà per la parrocchia brasiliana di don Giulia-no Zattarin, partito dal Polesine a febbraio del 2005. Assieme a don Giu-liano anche Marco Travaglio –giornalista e Giancarlo Caselli -magistrato.
                        
   
                        
                           ”Civiltà verrà quando lasceremo  la solidarietà
                                
 per abbracciare la giustizia” (A.De Vidi)
                             
 ORATE FRATES – LIBERI DI SOGNARE
                                  (a dieci giorni di sciopero della fame)

SOLIDARIETA’ PURCHE’ A DISTANZA

Arriva don Giuliano a chiedere, ed ottenere, solidarietà per la sua parrocchia in Brasile esortando uno spirito da “liberi di sognare”. In Polesine è attiva tutta una rete di gemellaggi e adozioni a migliaia di chilometri di distanza, organizzati da Associazioni e Istituzioni. Rovigo è gemellato con Satonevri (Burkina Faso) e con Mostar (Bosnia Erzego-vina). La Provincia di Rovigo attua progetti di sostegno internazionali anche a comunità nei Paesi di: Albania, Bolivia, Bosnia-Erzegovina, Brasile, Guatemala, Haiti, Kenya, Serbia, Sierra Leone, Tanzania, Turchia. L’Assessore Pace di Rovigo, dopo la recente visita a Mostar ha dichiarato: “Noi abbiamo bisogno di Mostar per ricordarci cos’è la guerra: Mostar ha bisogno di noi per continuare a sognare”.

Peccato che invece – solidarietà zero,  non si riesca a fare accoglienza, o adozione in vicinanza, per una sola famiglia di profughi bosniaci,  mamma tre figlie ed un ragazzino, proprio da Mostar: che abita solo a 20 kilometri da Rovigo, che versa in emergenza umanitaria e che rischia la morte per deportazione in Bosnia, dopo la morte recentissima del papà e dopo 18 anni di residenza in Italia.

Nonostante ripetuti appelli di contributi (economici-spirituali-politici) neanche un pacco di pasta, per non dire una bicicletta. Nessuna ade-sione dalle numerose persone sensibili ed associazioni di volontariato sui Diritti Umani. Eccetto Anita, Beppe, Donata, coi quali si tampona ma non si può risolvere il problema. Ecco comunicato-stampa, firmato, inviato anche agli Assessori Pace (dopo numerosi appelli loro rivolti), accuratamente censurato da tutti e tre i quotidiani di Rovigo:

Da mercoledì 10 settembre sono in sciopero della fame in attesa che gli Assessori alla Pace – Diritti Umani e Famiglia del comune e provincia di Rovigo vengano in visita ad una famiglia di profughi bosniaci, che versa in condizioni di vita nel nostro territorio. Una famiglia, in Italia dal 1990, che risiede dal 1992  in condizioni di isolamento ed emarginazione. Negli ultimi tempi la situazione è diventata disperata per la morte del papà e per il decreto di espulsione alla mamma. Le condizioni di vita sono da emergenza umanitaria, nessun lavoro o possibilità, manca l’acqua potabile, il frigorifero è rotto, nessuna bicicletta per andare a prendere acqua o legna nel paese più vicino (a due chilometri di distanza),  promiscuità e conflitto con le altre famiglie di profughi dell’insediamento.

Condizioni di vita non compatibili al ricorso all’espulsione, per cui se non si trova un “Centro di accoglienza” per il progetto “adotta una famiglia in vicinanza” –ed entro il 29 settembre, Fatima rischia l’espulsione verso la Bosnia, da cui è scappata – come tutti i parenti ed amici – dal 1990, ma allora si chiamava Jugoslavia. Un’espulsione, senza risorse e competenze professionali (ha sempre fatto la donna di casa), assieme a due figlie (di 20 e 18 anni)  che non conoscono neanche la lingua del nuovo Paese, ed assieme ai due figli minorenni (di 15 e 13 anni nati e cresciuti in Italia). Un’espulsione che equivale a un decreto di morte.

Agli Assessori Pace – Diritti Umani – Famiglia, anche se non competenti istituzionalmente per le condizioni della famiglia di Fatima (che abita vicino a Baruchella ma sotto la provincia di Verona), chiedo, da tempo, sempli-cemente una visita di cortesia e di valutare il progetto “adotta una famiglia in vicinanza”, questo lo possono fare anche istituzionalmente”.

PER UNA SOLA UMANITA’ – In una società votata al principio del seguire la corrente per convenienza – a scapito di giustizia e umanità, noi (di Biancoenero) cerchiamo di con-serbare il senso di com-passione che alita il mondo: “Caro amico: dì loro del mio amore, del mio dolore e della mia speranza, che ancora vive. Perché è tutto quello che ho ed è tutto che sono ed è tutto ciò che chiedo”.

                                     R. C. Direttore di Biancoenero,

                   periodico polesano di immigrati e minoranze -1993


RIFERIMENTI: > Fatima da Mostar, la storia e l’anima
 
                     > Lettera aperta a Marco Travaglio: e il Polesine?

Lascia un Commento